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I DIALETTI DELL'ALTO RENO ALLA LUCE DELLA TIPOLOGIA LINGUISTICA

Cosa è la tipologia linguistica?

La tipologia linguistica è una scienza che studia tutte le lingue del mondo con lo scopo di determinare i principi generali a cui obbediscono tutte le variazioni linguistiche. In questo senso la tipologia linguistica non è una disciplina descrittiva, ma predittiva.

Dialetti dell'Alto Reno e tipologia linguistica

Nel caso dell'Alto Reno riteniamo di avere dimostrato che:

a) I dialetti parlati in questa area hanno una progressiva somiglianza tra loro e, ai rispettivi estremi, col toscano e con l'emiliano;

b) che nessuno processo di evoluzione naturale ha portato alla nascita di questa area linguistica (intermedia tra toscano ed emiliano) estremamente incoerente, ma che la stessa è il risultato di ben precisi eventi storici, commerciali e culturali continuati nei secoli ed agevolati dalla contiguità territoriale tra Toscana ed Emilia;

c) che i dialetti più meridionali di questa area linguistica tendono ad eliminare le loro caratteristiche incoerenti per assomigliare, in maniera sempre più progressiva, al toscano. Che, viceversa, i dialetti più settentrionali di questa area linguistica tendono ad eliminare le loro caratteristiche più incoerenti per assomigliare in maniera progressiva all'emiliano (1);

d) che esiste all'interno di questa area linguistica una fascia di dialetti che possiamo considerare "centrale" (2) rispetto alla quale, spostandosi verso nord o verso sud, aumenta progressivamente l'elemento toscano (a sud) e quello emiliano (a nord);

e) che questa fascia centrale è quella che (dai pochi dati storici a disposizione (3))) pare rispecchiare la situazione originaria di tutti i dialetti parlati in questa microarea linguistica

Alla luce di questi elementi riteniamo, pertanto, che i dialetti dell'Alto Reno costituiscono una "aerola" di grande importanza da un punto di vista dello studio della tipologia linguistica dato che nella stessa sono confermati in maniera paradigmatica tutti i principi della tipologia linguistica:

I) la correlazione tra sincronia e diacronia;

II) il passaggio delle lingue da uno stadio tipologicamente meno coerente a uno più coerente;

III) che sono i tipi più coerenti a superare la selezione della storia e ad affermarsi stabilmente a scapito dei meno coerenti;

IV) che le lingue incoerenti non nascono dal caso, ma da precisi condizionamenti storici e sociali;

V) che anche le microaree possono costituire dei tipi areali nate dalla vicinanza fisica e al conseguente contatto reciproco di diversi gruppi di parlanti.

Note:

(1) basta confrontare la situazione dialettale di Frassignoni, Lagacci, Campeda, Pavana, Ponte della Venturina per accorgersi che lo spostamento a nord corrisponde a una progressivo passaggio dal toscano all'emiliano. Ma gli esempi possono essere molteplici (ad esempio il treppiese è un dialetto cerniera rispetto, da un lato, ai dialetti sambucani e, dall'altro, ai dialetti meridionali del Comune di Sambuca Pistoiese (es: torrigiano) e che, a loro volta, i dialetti di tipo sambucano sono forme di transizione rispetto al pavanese o al badese);

(2) la fascia centrale è grosso modo rappresentata da pavanese, badese e lustrolese.

(3) ad esempio gli statuti di Treppio del XVII secolo dimostrano che l'allora dialetto treppiese presentava sempre la sonorizzazione in P (es: Rio della Luvaia) oggi parzialmente abbandonata (es: Fosso della Lupaia). La sonorizzazione di P è ancora attestata in tutti i casi invece in questi dialetti "centrali" che mantengono altresì caratteristiche di tipo toscano come la trasformazione del nesso latino cl in ch.

Bibliografia:

Sui principi della Tipologia linguisitica il nostro riferimento è stato:

N. GRANDI, "Fondamenti di tipologia linguistica", Caroci, Roma, 2003

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