LETTERA INVIATA AL DR. VITALI RELATIVO ALLE SOMIGLIANZE TRA PORRETTANO E GALLO TOSCANO DA UN LATO E BREGAGLIOTTO E LADINO DALL'ALTRO
Per quanto attiene il riferimento al Bertoni provo a inserirlo in una pagina web entro pochi giorni. le anticipo comunque il passaggio: "L'esame delle aree linguistiche può servire a prospettarci condizioni tramontate e a farci intravedere nuove vie di indagine e nuove soluzioni di ardui e complessi problemi. Condizioni tramontate ci svela il lessico della Bregaglia. Il bregagliotto può dirsi ora un dialetto lombardo per quanto spetta alla fonetica;ma le vestigia ladine lessicali sono di tale importanza, da permetterci di rappresentarci pel passato in questa regione un tipo idiomatico diverso. Abbiamo nella Bregaglia un numero piccolo ma prezioso di fossili ladini, che hanno ai nostri occhi un significato e una importanza notevolissimi, come: sdun 'cucchiaio' (ladino sedon - un), perca 'virgulto', norsa 'pecora', bier 'molto', dent 'dito (engadinese daint), penk 'burro', ecc. D'accordo col ladino, il bregagliotto ha poi l'-s conservato nella seconda plurale, non ha l'obliquo per la forma enfatica dei pronomi ego (je, ge) e tu (tu), ha infine l'imperfetto del congiuntivo nella funzione di condizionale. Anche questi tratti, insieme a quelli lessicali, sono importanti per fissare alla Bregaglia il posto che le spetta nei dialetti italiani" (G. BERTONI, "Italia Dialettale", Cisalpino Goliardica, Milano 1986, pp.34 - 35).
Sicuramente il caso di Porretta e, forse, quello di Gaggio Montano sono paragonabili (relativamente al gallo toscano) a quella del Bragagliotto per il ladino:
notevolissime le coincidenze lessicali (frustone, frugiata, vizzadro, pirino, brocciolo, etc.) notevolissime anche gli aspetti morfologici e / o fonetici (plurali maschili in -i per il porrettano, assenza del consonatismo lungo nel porrettano (la situazione di Gaggio deve essere approfondita), uso di c e g in luogo di z in porrettano e gaggese, etc.)
29/02/2004
SULL'ORIGINE DELL'ATTUALE DIALETTO PORRETTANO
Da una corrispondenza con il Dr. Vitali dell'Aprile 2004
1) Porretta fu Contea fino al 1797 (l'unica contea della montagna), una
contea piccolissima di appena 1 miglio di raggio dalle Terme. I Conti sono
l'importante famiglia nobile BOLOGNESE dei Ranuzzi
(http://groups.msn.com/ALTORENOTOSCANO/rapportistoriciiii.msnw). E' evidente che gli uomini di fiducia e la lingua di questi uomini (quindi la lingua del potere) fosse il bolognese;
2) Porretta fu poi sede del Dipartimento delle Terme (anche qui immagino burocrati bolognesi);
3) Porretta fu sempre particolarmente tutelata dal Senato Bolognese che la valorizzò in ogni modo anche a scapito del resto dell'alta montagna.
Inoltre anche da un punto di vista religioso si cercò di avvicinare Porretta a Bologna. Ad esempio Porretta è l'unica località dell'intera provincia di Bologna che replica i riti della Madonna di San Luca durante la settimana dell'Ascensione:
"Nel 1613 iniziò la tradizione, che rimane tuttora, di trasportare l'immagine della Madonna, nel periodo delle rogazioni, alla Parrocchia di Porretta per poi riportarla al Santuario il giorno dell'Ascensione, tradizione che deriva sicuramente da quella analoga della Madonna di San Luca a Bologna. Fu in quel periodo che l'immagine venne dotata della fioriera."
(citazione tratta da: http://www.comune.porrettaterme.bo.it/html/santuario.htm)
In altre parole Porretta rispetto al territorio circostante ebbe un rapporto privilegiato con Bologna (aiutato in ciò dal fatto che Porretta era un centro termale). Inoltre se consideriamo che fino a cinquanta anni fa il dialetto era molto più importante della lingua italiana (perché la gente era dialettofona) è evidente che la lingua di cultura per i ceti popolari e borghesi non doveva essere l'italiano (lingua troppo lontana) né il dialetto montanino (poiché il montanino (ovvero il gallo toscano) doveva essere
considerato un dialetto volgare e inadeguato per i "raffinati" porrettani,
economicamente molto più sviluppati della restante montagna) e quindi ...
decisero di accogliere il bolognese... ovviamente l'accolsero sulla base
degli elementi più evidenti e quindi ecco sopravvivere (accanto a importanti esiti lessicali) alcuni aspetti fonetici e morfologici di cui non ci si accorse che erano sostanzialmente anti - emiliani (come il plurale maschile in -i).
Ovviamente la mia è solo una ipotesi, per sapere la verità bisognerebbe
avere la macchina del tempo!
DV: Ma io sono perfettamente d'accordo: sicuramente a Porretta, meglio
collegata con Bologna, certe novità del piano sono arrivate prima che
altrove. Non avevo pensato alla spiegazione sociolinguistica, devo dire che
è espressa molto bene, e mi associo.