
CIGHER
A pagina 3 del numero 3 della Rivista porrettana “il brocciolo” possiamo leggere questa espressione in dialetto porrettano:
“Ocio, ragazz, che s'av ciapp, av fag ancora cigher! " (1)
Quello che colpisce è la parola “cigher”. “Cigher” signifca piangere ed è simile al bolognese “zighèr”, ma con una differenza…: la “c” al posto di “z”.
Questa “c” non è un particolare di poco conto, poiché rappresenta la presenza di evento fonetico di tipo toscano nel dialetto porrettano, evento che abbiamo rilevato come caso comune: ‘cimga’ (dove “g” è un suono mediopalatale tipo “giara”) anziché ‘zemmsa’ (2), ‘cent’ anziché “zent”, ‘sdac’ anziché ‘sdaaz’, etc. E un toscano, infatti, dice: ‘cimice’, ‘cento’, ‘staccio’ (o ‘setaccio’) e dice ‘cighio’ (almeno a Pistoia e nel pistoiese) per indicare il pianto dei bambini e il lamento acuto degli animali feriti (3).
Nota:
(1) l’articolo è riportato per esteso a questo indirizzo: http://groups.msn.com/ALTORENOETOSCANA/lorodelreno3.msnw
(2) abbiamo potuto registrare anche cemsa.
(3) Nueter (n. 2 anno 1978) attesta, per la zona di Capugnano, un ‘cilesa’ per ‘ciliegia’, tale forma abbiamo potuto riscontrarla anche noi a seguito di in un intervista fatta ad un anziano porrettano (in ogni caso si osservi il passaggio da bolognese zriisa > capugnanese > cilesa > granaglionese > cileja con fricativa prepalatale sonora > italiano e toscano ciliegia). Per quanto