IL LINGUAGGIO DELLA MONTAGNA ALTA DI PISTOIA
Giancarlo Jori
- Convegno di studi tenuto a San Marcello P.se nel giugno del 1999 dal prof. Giancarlo Iori nella relazione "La topografia antica della Montagna Pistoiese".
- altre notizie in G. JORI, Alto Appennino Pistoiese, Diple, Firenze 2001
Tutto il complesso dell’Appennino, noto come Montagna di Pistoia o anche Alto pistoiese, formato da arenaria oligocenica detta anche "macigno toscano", pur presentandosi come una formazione continua di notevole altitudine con vette che in alcuni casi superano i 2000 metri, non ha mai presentato un baluardo invalicabile per il suo superamento, perché lunghe valli penetrano profondamente in esso facilitando l’ accesso specie per chi proviene dalla Lucchesia e dall’ Emilia. Non altrettanto facile invece si presenta l’ accesso dalla pianura pistoiese che si trova chiusa a nord da una catena montuosa non molto elevata, che corre parallela alla catena principale dell’ Appennino, ma che non è incisa da profonde valli; è invece percorsa da torrenti piuttosto precipiti che hanno le loro scaturigini sul crinale che incombe direttamente sulla pianura.
Un accesso più facile lo si ha invece dalla Valdinievole attraverso il crinale che dal Montalbano, nella sua saldatura al passo di Serravalle con il complesso dell’ Appennino, sale a Casore del Monte e alla Femmina morta, e attraverso la valle del Pescia che si incunea nel complesso montuoso aggirandolo da ovest. Questa situazione ha fatto sì che le popolazioni della montagna di Pistoia, a causa della facilità d’ accesso dalla Lucchesia, attraverso la valle del Serchio e del Lima e del Pescia e dall’ Emilia, attraverso la valle del Reno, o dai valichi appenninici, abbiano subito una maggiore influenza culturale dell’ area lucchese ed emiliana che non pistoiese.
Questo fatto risulta molto evidente in particolare in alcuni esiti fonetici riscontrati nel vernacolo, mantenutosi originale fino a circa 35 anni fa (ora purtroppo contaminato dal vernacolo pistoiese e fiorentino), fra gli abitanti appartenenti alla generazione di metà ottocento che parlavano con un lessico che era molto più vicino, specie nella denominazione degli attrezzi da lavoro e di specifici edifici rurali, all'area "gallo-romanza" che non a quella strettamente "italiciana".
Il tratto più caratteristico era l'assenza totale di quel fenomeno di aspirazione delle occlusive intervocaliche noto come " gorgia toscana", ed una maggiore sonorizzazione della fricativa (S) e dell'affricata (Z). Ciò faceva dire (e tuttora la popolazione di questa zona si vanta di ciò nonostante la contaminazione di quest'ultimo trentennio) che sulla Montagna di Pistoia si parlava l' Italiano puro. L'assenza del fenomeno della "gorgia" deve essere attribuita alla posizione di area linguistica di confine fra quella detta "gallo-romanza" a nord e quella "italiaciana" a sud dell’Appennino verso la quale si è avuta una maggior chiusura a causa della situazione morfologica più sopra spiegata.
Questi sono i fenomeni fonetici di esito settentrionale che si notavano ( e ancora a volte si notano) nel linguaggio:
maggiore sonorizzazione della fricativa (S) e dell' affricata (Z), rispetto al vernacolo fiorentino-pistoiese;
sonorizzazione della palatale (CI > GI) e assibilazione della bilabiale (B > F), come per esempio nella parola FRUGIATA invece di BRUCIATA (castagna arrosto) dove è più evidente l’ assibilazione della bilabiale sonora B in F e la sonorizzazione C in G;
suono palatale della vocale A in posizione protonica (CAVINANA quasi CHEVINANA);
formazione di plurale (area del comune di Sambuca pistoiese) con desinenza in –E in parole indicanti concetti concreti inanimati che al singolare terminano in –O e che normalmente terminano in –A come per esempio "bracce, corne, osse" invece di "braccia, corna, ossa";
trasformazione di –AU - in –O- in alcune parole quali "tola, topa, mota, sodo" attraverso i passaggi: tabula > taula >tola; talpa < taulpa > tolpa > topa (idem per topo); malta > maulta >molta > mota; saldo > sauldo > soldo > sodo".
Nell'area di Treppio, si ha la pronuncia cacuminale della geminata (LL) in sillaba finale (come in soreda per sorella, cuda per culla, gemedi per gemelli); questo fenomeno è da porre in relazione con l'area apuano-garfagnina ed è uno sviluppo fonetico popolare indigeno tipico della Toscana marginale a contatto con l’ Italia settentrionale.
Fra le parole di evidente importazione settentrionale dobbiamo registrare "sala" per assale di ferro dei carri, dove si nota la sostituzione della desinenza ambigua –E di "assale" in –A, più chiara nella determinazione del genere, attraverso il processo "l’ assale > la sale > la sala"; "Cavagno" il cestone di vimini per il trasporto del concime o dell’ erba; "Teggia" edificio adibito ad ovile al piano terra e fienile al piano superiore.
Ancora più evidenti erano i tratti della fonetica lucchese-garfagnina come la pronuncia aperta della vocale -e- derivata dalla "I" breve latina, per cui si pronunciava "nève" invece di "néve", "maèstro" invece di "maéstro", "Pitèglio" invece di Pitéglio, "Brandèglio" invece di "Brandéglio" ecc.; del raddoppiamento dell'occlusiva bilabiale sorda (p) intervocalica (ora del tutto scomparso nelle nuove generazioni) "doppo" invece di "dopo" da intendersi come fenomeno di ipercorrettismo che si riscontra anche in altre parole : "crano" invece di "grano", "crande" invece di "grande" fenomeno che si contrappone alla sonorizzazione dell'occlusiva intervocalica riscontrata, per esempio, in "Mighele" per Michele, "oga" per oca ecc.
A questo si aggiunge l’altro fenomeno (anche questo ora scomparso nelle nuove generazioni) che colpisce le parole proparossitone come "càmera" detta "càmbera" , "sémola" detta "sembola", "prezzémolo" detto "prezzembolo", "Làmole" pronunziato "Lambore", " Gombito" per "gomito", "Cendere" per "cenere" "Rombice e Rombiciaio" per "romice e romiciaio" tutt'ora riscontrato nell'area più marginale della Garfagnana. È un fenomeno di dissimilazione della geminata MM in MB attraverso il passaggio CAMERA < CAMMERA > CAMBERA, ecc. e rappresenta la fase iniziale dell’eliminazione dei proparossitoni ereditati dal Latino in area soggetta ad influssi gallici; in effetti è uno di quegli strumenti di cui si sono serviti il Provenzale ed il Francese, ed i dialetti da loro influenzati, per l'eliminazione del ritmo proparossitono (CAMERA > chambre in Francia; LAMULA > Lambro attraverso la fase Làmboro nell’ Italia settentrionale ecc.).
Fra i fenomeni di dissimilazione tipici dell’ area apuano-garfagnina dobbiamo segnalare anche la presenza della parola MARLO al posto del normale "Mallo" che è il guscio molle della noce.
Fra gli elementi morfologici c’è da segnalare il fenomeno di metaplasmo in numerose parole del vernacolo che si manifesta con la trasformazione della desinenza finale nelle parole: carpine per carpino; abeto per abete; mèlo per miele; bracia per brace; la lapa per l’ ape.La presenza di questi esiti ci dà quindi l'indicazione che le correnti di traffico, che rappresentano il veicolo attraverso il quale si diffonde la cultura e quindi anche il linguaggio, provenivano dall'area lucchese attraverso la valle del Serchio e del Lima, e dall'area emiliana attraverso la valle del Reno per la zona a N.E ed i valichi dell’ Appennino per la zona N.O, mentre la zona Sud e Sud - Ovest, ossia l'alta Valdinievole e l'alto Pescia subivano direttamente l'influenza lucchese proveniente dalle linee di traffico attraverso la palude di Fucecchio e le valli del Pescia e del Nievole.
Fra le espressioni caratteristiche del linguaggio (ora del tutto scomparse) riferito però all’area ad ovest del Reno, c’è da segnalare la frase: m’è venuto l’aschero delle more, son ito per i grebicci e ne ho colte una gualca dove notiamo su una base di parole derivanti dal latino alcuni relitti linguistici appartenenti ad una stratificazione storica di popolazioni che di volta in volta si sono succedute o passate sulla montagna. Analizziamole nel particolare:
aschero dalla voce greco-bizantina eschairon col significato di piaga purulenta ma qui di braciere, di qualcosa che brucia dentro e perciò desiderio smodato;
grebiccio dal lemma latino gleba, che ha subito la dissimilazione l/r ed il suffisso in –icius che dà il significato di terreno incolto, prunaio;
gualca dal longobardo walkein quantità di lana necessaria per fare una pezza di feltro e quindi quantità indeterminata (tale parola si ha anche nell’espressione: ti do un gualca di scapaccioni per dire che te ne do tanti).
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Si ha anche un relitto linguistico grucchio/gucchio (castagna atrofizzata) riferito al linguaggio preindoeuropeo (linguaggio delle popolazioni preistoriche).
(1) Attualmente scomparso con la morte delle persone nate intorno alla metà del XIX sec. e modificato profondamente dall'influenza dell'area linguistica fiorentina.
(2) E' il caso del termine "cavagno" ad indicare quello che per l'area pistoiese e fiorentina è il cestone e di "teggia" a indicare un abituro di due piani con l'ovile al piano terra e fienile al primo piano.
(3) In particolare K e G, ma anche P, B, T, D.
(5) cfr anche G. ROHLFS, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino 1968, par. 369.
(6) ibidem
(7) cfr. IGM, foglio 98
(8 10) G.ROHLFS, Grammatica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino 1966 "fonetica p.331".
(9) L’ esito normale della “I” breve latina è la “E” chiusa in Italiano: Dignum > dégno; Magistrum > maéstro; Pignum > pégno.
(10) Cfr. G. Rohlfs cit, par. 311
sul dialetto gallotoscano parlato in certe località del Comune pistoiese di Abetone clicca qui
sui dialetti di Orsigna e di Pracchia (frazioni di Pistoia) clicca qui
sul dialetto parlato a La Collina (frazione di Pistoia) clicca qui
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un piccolo glossario dei vernacoli dell'Alto Appennino Pistoiese cliccando qui
In merito all'articolo di G. Jori riteniamo opportuno fare le seguenti precisazioni:
1) il termine frugiata è in uso anche nella città di Pistoia. Altri autori ritengono che la parola sia il frutto di un incrocio fra bruciare e frugare. Si rimanda alla pagina di questo link sui dialetti altorenani dedicata all'argomento;
2) Per il termine "aschero" alcuni autori propendono invece per una origine longobarda. Si rimanda alla pagina di questo link dedicata all'argomento e col titolo di "un vocabolo greco in Alto Reno";
3) la presenza di gorgia toscana in "k" è attestato dal Rohlfs per Pracchia e Gavinana nella forma attenuata "ch" (G. ROHLFS, "Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti", Torino, Einaudi, 1999, p. 266). Per Gavinana il Rohlfs attesta un anomalo caso (per il pistoiese) di gorgia toscana in "t", sia pure in forma attenuata (G. ROHLFS, op. cit., p. 272);
4) per la non "toscanità" del passaggio talpa > topo è anche il linguista Guarnerio (cfr. pagina 127 di "Fonologia romanza" pubblicato da Cisalpino - Goliardica nel 1978).
5) circa il passaggio di m >mb è da ricordare che lo stesso è ben attestato in tutti i vernacoli lucchesi e pistoiesi, compreso il pistoiese cittadino (cfr. le voci prezzembolo, gombito, cocombero, etc. attestate nel "Vocabolario Pistoiese" edito dalla Società Pistoiese di Storia Patria nel 2000). Si segnala, tuttavia, che anche il Rohlfs considera il nesso "mb" come una evoluzione da un originario "mm" (si ricordi che nel pistoiese e nel lucchese si assiste al raddoppio di "m" semplice per probabile influsso settentrionale (cfr. G. Rohlfs, op. cit., p. 311) e cita in proposito oltre al pistoiese "cambera" anche il "pombo" di Sillano (G. ROHLFS, op. cit, p. 334). Come è noto a Sillano (provincia di Lucca) si parla un dialetto con influssi emiliani. Tutto ciò fa propendere che il nesso "mb" sia una evoluzione di tipo gallo - romanzo presente nelle aree toscane maggiormente a contatto con la cosiddetta "Gallo Italia" e ciò pare confermato dall'analogo sviluppo del bolognese (ma con nesso 'nb' in luogo di 'mb', mentre in Alto Reno si usa il nesso pistoiese 'mb'):
ITALIANO gomito PISTOIESE CITTADINO gombito BOLOGNESE gommt - gonbt
ITALIANO cocomero PISTOIESE CITTADINO cocomboro BOLOGNESE cuconbra
ITALIANO stomaco PISTOIESE CITTADINO stommaco - stombaco BOLOGNESE stommg
Da segnalare anche il caso di 'cenere' che viene reso a Pistoia e a Bologna nel modo che segue:
ITALIANO cenere PISTOIESE CITTADINO cendere BOLOGNESE zander (il francese ha 'cendre').
Vale la pena, a questo punto, ricordare le parole contenute in un celebre reprint Hoepli dedicato alla fonologia romanza.
"Anche nel francese -M'R- non è tollerato e si svolge in -mbr- che nasalizza la vocale precedente come si trattasse di N(cons.): CAMERA > chambre, NUMERU > nombre ... Qualche caso simile occorre pure nel ladino: engadinese 'chiambra', soprasilvano 'diember' ...; e pur nel provenzale e catalano nombre, nombrar, lembrar, che è pur portoghese. Nell'italiano si trova -mber- in luogo di -mer-: gambero, sgombrare, bombera, CHE SPETTANO IN SPECIE A PISTOIA" (P.E. GUARNERIO, "Fonologia Romanza", Cisalpino Goliardica, Milano 1978)
Sulla questione della cacuminale treppiese rimandiamo alle pagine dedicate a questo dialetto
Sulle caratteristiche emiliane (e settentrionali in genere) del vernacolo parlato a Pistoia si rimanda alla pagina di questo link dedicata all'argomento.