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IL DIALETTO DI SAN PELEGRINO AL CASSRO

FRAZIONE DI SAMBUCA PISTOIESE

PREMESSA

La frazione di San Pellegrino al Cassero costituisce, insieme alle frazioni di Torri - Monachino e Frassignoni, una delle porzioni meridionali del comune di Sambuca Pistoiese, direttamente a contatto con il comune di Pistoia. Di grande interesse appare, così, lo studio del suo dialetto.

Dobbiamo dire che in tema di dialetto locale la situazione appare un tantino confusa. Ad esempio il pubblicista Edgardo Ferrari ha pubblicato nel merito due opinioni opposte:

In una pubblicazione del 1997 attribuisce San Pellegrino alle aree altorenane di "influenza marcatamente toscana":

"Dobbiamo così premettere che, in linea di massima, il territorio del Comune di Sambuca Pistoiese può essere linguisticamente diviso in quattro parti: quella di influenza pavanese (area di Pavana, Campeda e altri piccoli centri), quella che fa riferimento al capoluogo (area di Sambuca, Taviano, Posola e altri piccoli centri), la frazione di Treppio e le zone di influenza marcatamente toscana come S.Pellegrino, Torri, Frassignoni, Lagacci, Monachino ecc."

(E. FERRARI, 'Tracce di isoglosse e sostrato nei dialetti pavanese e sambucano", Sambuca Pistoiese, 1997 p. 9)

Mentre nel 2002  lo stesso dialetto viene considerato parente del sambucano vero e proprio:

"Abbiamo già visto in precedenti studi che il territorio comunale, per ciò che riguarda il lessico, si divide in zone dichiaratamente toscane (Frassignoni, Lagacci, Monte Pidocchina, Case Bezzi, Torri, Monachino, l'Acquerino ed altre) e in parti che risentono in modo più o meno marcato della vicinanza con l'Emilia (Pavana, Sambuca, Posola, Treppio, San Pellegrino al Cassero, Bellavalle, Capeda, ecc...). Tipica isoglossa che divide quasi nettamente queste due aree è il vocabolo "ortica" che possiede la caratteristica di distinguere il nord dal centro Italia lungo la direttrice della cosiddetta "linea gotica" La Spezia - Rimini. Nelle aree più toscane (come nell'Italia centrale) "ortica" non cambia pronuncia, mentre assume l'inflessione 'ortiga' nelle zone di maggiore influenza emiliana".

(E.FERRARI, "Il dialetto di Treppio" - parte I, in Gente di Gaggio, n. 26 (dicembre 2002), p. 113).

Da notare che in entrambi i casi il Ferrari attribuisce Lagacci all'area dialettale di tipo "marcatamente toscano": attribuzione completamente errata, come abbiamo potuto dimostrare ampiamente a seguito della nostra ricognizione sul posto condotta il 19 giugno 2003.

Di fronte a questa dicotomia, pur propendendo per l'ipotesi sambucana, abbiamo deciso di fare una serie di rilevazioni personali su questo dialetto. In questa pagina pubblichiamo il primo risultato di questa ricerca condotto sui toponimi locali.

CRITERIO METODOLOGICO

In assenza di studi sul dialetto di San Pellegrino al Cassero gli unici studi in qualche modo legati alla nostra materia sono il "Dizionario toponomastico del Comune di Sambuca Pistoiese" pubblicato nel 1993 dalla Società Pistoiese di Storia Patria e una ricerca condotta da Piero Balletti sul nome di funghi ed arbusti locali (Pistoia 2001).

Data la considerevole quantità di toponimi pubblicata nel Dizionario rispetto alla limitata scelta di vocaboli relativa al nome di piante e funghi si è scelto, ovviamente, di condurre la ricerca sul Dizionario Toponomastico.

Si è pertanto consultato il dizionario indivuando per ogni parola guida (ovvero per il nome italiano di una località) il corrispondente termine indicato dall'informatore come "locale" e, successivamente, si è valutato (sulla base della caratteristiche fonetiche, lessicali e morfologiche) se attribuirlo all'area italiano / toscana o all'area emiliano / padana.

ESITI

Scorrendo il Dizionario abbiamo potuto riscontrare un numero elevatissimo di toscanismi, a puro titolo d'esempio segnaliamo i seguenti:

- la buca dei prati             - la buca dell'acero  - la capannaccia    - fontanina del serpente

- la buca del cavaliere      - campi di sotto      - le ciliegine       - scopeto

- la buca del lupo             - campitelli             - la croce         - etc.

Tuttavia questi toscanismi così marcati non sembrano corrispondere alla reale situazione dialettale della frazione (è nota a tutti gli studiosi di dialettologia la tendenza degli informatori a italianizzare i termini locali) ed, infatti, troviamo accanto ai toscanismi anche un rilevante numero di emilianismi propri di una cultura gallotoscana:

- le bugacce      - ca' di goffi        - campi di santon

- le bugarelle      - ca' lunga         - cavanna (*)        - poggio de giuncon

- la bugarina      - ca' milotta       - i majereti (**)     - pradicciolo

- ca' de tecchi   - ca' di zeppino  - il majeredo (**) - tondolin

- ca' di cadorna - campedino - pé di campi - etc.

(*) la forma "cavanna" è attestata anche in italiano. La forma "v" per "p"  a questo punto deve essere considerata  il residuo di una situazione linguistica precedente. Attualmente "p" non viene sonorizzato (cfr. Gente di Gaggio, n. 26 (2002), p. 114). In merito alla sonorizzazione di P ci ha scritto Daniele Vitali: "Dunque, oltre a Cavanna abbiamo un nevóde tirato fuori dopo aver tradotto spontaneamente nepote. Ne concludo che c'è stata una sostituzione lessicale nel frattempo. Poi c'è un tièpido che però può essere ripetizione della parola italiana chiesta. Purtroppo all'epoca non chiesi "ape", e "lupo" è
poco affidabile perché persino in pianura alcuni dialetti non dicono più
låuv o lòuv ma lu(p)po. Non ho trovato "apre".  Secondo me possiamo concluderne che a S. Pellegrino come altrove P > V è recessivo per influenza della vicina Toscana".

(**) la "j" (fricativa prepalatale sonora, detta anche consonante sibilante postpalatale sonora) deve essere letta come nel francese "jardin"

Scorrendo l'elenco riscontriamo così le sonorizzazioni consonantiche di K (italiano "c") e T, l'uso della fricativa prepalatale sonora ("j"), la caduta delle vocali finali -e ed -o se precedute da nasale semplice, nonché un certo numero di vocaboli emiliani ("ca'", "buga").

ALTRI RISCONTRI

Oltre ai riscontri toponomastici esistono altre prove linguistiche che ci portano ad attribuire il dialetto di San Pellegrino tra i dialetti di area sambucana:

il caso di ortiga citato da Ferrari (vedi sopra) e l'unico esempio di dialetto locale mai pubblicato...

una nonna si rivolge alla nipotina che non riesce a vendere le sue frogole in questi termini:

"t'han dado il malocchio" (Nueter, n. 57, XXIX, 2003, p. 87).

Quel "dado" per "dato" tradisce una matrice galloromanza inequivocabile. Peraltro anche nell'elenco di funghi ed arbusti pubblicato nel libro "Storie della Sambuca" edito a Pistoia nel 2001 (pp. 26 - 27) gli esiti di natura tipicamente sambucana sono inequivocabili: "galetto"  (anziché galletto), "latone" (anziché lattone), "strozzeghi" (anziché strozzichi) 

CONCLUSIONI

Anche il dialetto di San Pellegrino al Cassero può essere a pieno titolo catalogato fra i dialetti di tipo "gallotoscano" in uso in Alto Reno.

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