IL NAVIGLIO BELVEDERIANO
La vera storia del mitico "canale navigabile" dell'Alto Reno
Nel n. 5 della rivista Lizzanese "La Musola" (anno III, gennaio - giugno 1969) compare un lungo ed interessante articolo a firma C. Odino del Martignone (alias l'avvocato Giorgio Filippi) sull'antico canale che servì nel medioevo a deviare le acque del Dardagna dal suo corso naturale (il bacino del Panaro) verso il Reno.
All'epoca della realizzazione dell'opera (fine del XIII secolo) Bologna possedeva un importante porto fluviale che gli consentì addirittura di diventare (sia pure per un breve periodo) una potenza marittima, tale da sconfiggere in mare la stessa Repubblica Serenissima di Venezia (anno 1271).
Il canale partiva dalla località di Poggiolforato (il nome è chiaramente indicativo) per giungere fino al crinale spartiacue nei pressi delle Serre e, presumibilmente, proseguiva dal crinale stesso fino all'odierno abitato di Silla.
Le motivazioni che indussero i bolognesi a realizzare l'opera possono essere molteplici: rubare l'acqua al Panaro (e quindi ai modenesi all'epoca nemici di Bologna), costruire un canale di fluitazione per i tronchi degli alberi, oppure (addirittura) di costruire un canale navigabile sia pure per imbarcazioni minime.
L'avvocato Giorgio Filippi, dopo avere attentamente illustrato le caratteristiche del canale, le testimonianze storiche e le ipotesi avanzate nel corso dei secoli, conclude - sia pure dubitamente - che si trattasse in effetti di un canale navigabile oltre che essere utilizzato per "condurre per via acqua il legname, allora merce di primissiam necessità, dal confine toscano fino a Bologna e poi, sempre per via d'acqua, fino a Ferrara, al Po e all'Adriatico". (La Musola, anno III (1969), n. 5, p. 12).
Fin qua la Musola ed ora la nostra ipotesi: è possibile che il canale del Bevedere fosse davvero navigabile? A nostro modesto avviso il naviglio belvederiano non era in effetti davvero navigabile (è quanto meno il dislivello da Poggiolforato a Silla che ci lascia ritenere impossibile questa ipotesi), ma nondimeno riteniamo che l'aggettivo naviglio non fosse fuori luogo, infatti:
I) Bologna, come abbiamo visto, fu per un certo tempo una potenza marinara, come tale doveva perciò assicurarsi - per quanto possibile - una percorribilità del suo celebre Canale Navile durante tutti i periodi dell'anno;
II) le acque del Reno, durante il periodo estivo, tendono a ridurre drasticamente la loro portata ed è quindi necessario assicurare una costante presenza di acqua;
III) per assicurare un icremento delle capacità idriche del Reno si doveva, per forza, cercare risorse idriche estranee al bacino del Reno stesso da deviare al bacino del Reno stesso;
IV) l'unica risorsa idrica a cui si poteva guardare per "rinforzare" le acque del bacino del Reno è il Dardagna che risulta relativamente vicino al Reno e ricco d'acqua in tutti i periodi dell'anno (estate compresa);
V) per quanto una risorsa d'acqua importante si trattava anche di una risorsa preziosa (perché l'unica che si poteva tecnicamente deviare verso il bacino del Reno) e quindi era necessario realizzare un canale che ne impedisse (per quanto tecnicamente possibile) una dispersione lungo il traggitto.
Mettendo insieme i punti I, II, III, IV si spiega perché il canale belvederiano si potesse chiamare naviglio, mettendo insieme il punto V si comprende il perché del fatto che il Naviglio Belvederiano non potesse concludersi alle Serre di Lizzano, ma dovesse continuare il suo percorso fino a Silla.
Un opera quindi ciclopica che l'ingegno del progettista (Andrea da Savignano) rese possibile.