IL SISTEMA LINGUISTICO GALLOTOSCANO
Nel 1873 il glottologo Graziadio Isaia Ascoli individua un nuovo gruppo linguistico definendolo col termine "francoprovenzale". Questo gruppo linguistico presenta alcune caratteristiche fonetiche della lingua occitana (provenzale) ed alcune caratteristiche fonetiche del francese.
Nel 1937 Gerhard Rohlfs individua nella pensiola italiana due confini linguistici meglio conosciuti come Linea La Spezia - Rimini e Linea Roma - Ancona.

la Linea Rimini - La Spezia
Nel 1969 l'accademica delle Scienze dell'URSS M.A. Borodina pubblica un libro sulla lingua ladina (una delle lingue neolatine parlate in alcune zone del Nord Italia e della Svizzera). Secondo la studiosa russa il ladino costituisce la lingua di transizione fra la Romania Occidentale (Francia, Spagna, Portogallo) e la Romania Orientale (Italia, Romania). Tale teoria viene condivisa dal celebre studioso tedesco Gerhard Rohlfs.
Nel 1969 viene pubblicata, però, anche una monumentale opera sulle lingue romanze scritta dall'altrettanto celebre studioso Heinrich Lausberg. Secondo il Lausberg la Romania Orientale e la Romania Occidentale sono separate dalla Linea Rimini - La Spezia (cfr. anche Wartburg (1)).
Nel 1982 lo studioso australiano G. Hull individua una unità linguistica tra i territori del Nord Italia e i territori ladini. Per definire questa macroarea linguistica lo stesso Hull usa il termine 'Padania' (da intendersi, ovviamente, come realtà linguistica e non politica).
Intanto lo "UNESCO RED BOOK ON ENDANGERED LANGUAGES: EUROPE" riconosce la lingua emiliana come distinta e separata dall'Italiano (toscano).
Nelle pagine che seguono abbiamo inserito molti articoli che si occupano delle parlate gallo-toscane usate nell'Alto Reno (tra le province di Pistoia e Bologna). In queste pagine troverete così piccoli dizionari, esempi di dialetto e alcune (sommarie) indicazioni sul lessico, la morfologia e la fonetica di queste parlate.
Chi avrà la pazienza di leggere queste pagine s'accorgerà che le parlate dell'Alto Reno sono forme intermedie tra il sistema linguistico toscano e il sistema linguistico dell'Alta Italia (e segnatamente dell'Emiliano). In altre parole i dialetti dell'Alto Reno non sono né dialetti emiliani, né dialetti toscani, ma l'unione delle due forme linguistiche (allo stesso modo in cui il francoprovenzale non è né francese, né occitano ma la sintesi delle due lingue).
Infine si dovrà constatare che (laddove la Linea Rimini - La Spezia funga effettivamente da divisione fra la Romania Orientale e la Romania Occidentale(2)) le parlate dell'Alto Reno (e non solo dell'Alto Reno (cfr. Fiumalbo)) costituiscono la lingua di transizione fra le due famiglie neolatine (3).
Abbiamo usato il termine dialetti in senso sociologico, ma da un punto di vista morfologico non ci troviamo di fronte a dei dialetti ma a un vero sistema linguistico.
La constatazione che in Alto Reno si usi un sistema linguistico e non dialettale è essenziale non solo perché scientificamente corretta, ma perché rivendichiamo per le lingue tosco-emiliane lo stesso trattamento del francoprovenzale.(4) E' fondamentale, infine, che questo riconoscimento possa arrivare presto, prestissimo, poiché il patrimonio linguistico gallotoscano sta per scomparire (5).
NOTA:
(1) Sul Wartburg ricordiamo il passo seguente: "Deve essere considerato un tentativo in questa direzione la teoria di W. von Wartburg che, dando importanza fondamentale alla frattura del mondo linguistico romanzo lungo la linea La Spezia Rimini, oppone una Romania occidentale che sarebbe stata romanizzata dall'alto (in sostanza dalla scuola e dai ceti colti) e quindi avrebbe ricevuto una lingua ligia alla grammatica, ad una Romania orientale, romanizzata dal basso, da soldati e contadini che parlavano un latino molto meno regolato. Più tardi, a questa bipartizione fondamentale si sarebbe aggiunta e sovrapposta l'influenza dei diversi superstrati germanici, responsabili ad esempio del dittongamento, producendo risultati eterogenei perché diversi erano i popoli germanici e differente la loro incidenza demografica" (A. VARVARO, "Linguistica Romanza", Napoli, 2001, p. 218). Segnaliamo, a titolo di curiosità, la singolare coincidenza della Romania Occidentale che comprende, al suo interno, tutti i territori neolatini abitati, in passato, da popolazioni celtiche: "Intorno al iv secolo avanti Cristo una vasta porzione del territorio europeo era occupato da tribù celtiche. Tale area comprendeva la penisola iberica, l'Europa occidentale (attuali Francia, Belgio, Germania, Austria, Italia Settentrionale), le isole britanniche e parte dell'Europa Orientale (attuali Cechia, Ungheria e Ucraina sudoccidentale)" (P. MILIZIA, "Le lingue indeuropee", Roma, 2002, p. 94).
(2) posizione, peraltro, ben accolta dagli specialisti come dimostra il passo seguente: "Romania è la denominazione che i linguisti utilizzano per designare il complesso del mondo neolatino o romanzo (in cui si parlano lingue che continuano, cioè, il latino), ed è divisa in una sezione orientale e una sezione occidentale (il confine attraversa l'Italia, le parlate settentrionali stanno con la sezione occidentale che arriva al portoghese, le parlate meridionali stanno con quella orientale che comprende anche il rumeno)" (C. MARCATO, "Dialetto, dialetti e italiano", Il Mulino, Bologna, 2002, p. 187).
(3) Tra le caratteristiche tipiche della Romania Orientale in uso nei dei dialetti dell'Alto Reno segnaliamo la realizzazione per i plurali maschili di -i finale (al contrario in Romania Occidentale si usa -s finale oppure la metafonia (-s finale in Ladino, Francese, Spagnolo, Portoghese, Occitano e metafonia nel Nord Italia)). Altra caratteristica tipica dei dialetti dell'Alto Reno, dovuta ad influenze "Romano-orientali", è un indebolimento della sonorizzazione in "p" (già a partire da Lagacci la sonorizzazione di p risulta del tutto assente). Tra le caratteristiche della Romania Orientale in uso in gran parte dell'Alto Reno (vedi anche il pavanese) c'è anche la trasformazione dei nessi latini gl e cl in ch e gh (vedi l'italiano e vedi il romeno) mentre nella Romania Occidentale c'è la conservazione di questi nessi oppure la loro riconduzione ad altra forma (vedi il francese oeil e glace).
(4) Ovviamente la storia di una lingua (o di un sistema linguistico) è anche la storia di fattori extralinguistici. Citiamo, in proposito, questo passo tratto da una pubblicazione del Gruppo di Studi Alta Val del Reno (Nueter): "Un confine [quello fra Toscana ed Emilia in Alto Reno] però, come dicevamo all'inizio, che è più luogo d'incontro e di passaggio piuttosto che di divisione. Gli elementi che ci spingono ad affermare tale fatto sono molteplici e riguardano molti ambiti. Basterebbe aver presenti le tradizioni della valle, dove usanze tipiche della Toscana come il maggio lirico, quello che si cantava nella notte fra il 30 aprile e il primo di maggio, o quello delle anime purganti, che rappresenta il tentativo della Chiesa di cristianizzare una tradizione sentita come potenzialmente pagana, sono ugualmente distribuite da Treppio a Badi ed in altri centri del Bolognese" (B.HOMES, Gli insediamenti della bassa Limentra Orientale, Porretta Terme, 1999, p. 17).
(5) A proposito del dialetto pavanese (una parlata gallo toscana in uso nel comune di Sambuca Pistoiese) scrive la ricercatrice Raffaella Zuccari: "Il dialetto pavanese non ha e non ha mai avuto una tradizione scritta: Guccini ha scelto il sistema di trascrizione grafica proposto dalla Rivista Italiana di Dialettologia. Lo scopo del Dizionario era purtroppo solo conservativo, in quanto il pavanese, ormai, non è più parlato: non solo dai giovani ma anche dagli individui compresi in quella fascia di età che va dai cinquanta a più di settant.anni. Ormai solo i molto anziani lo parlano, e solamente fra di loro, il che porterà inevitabilmente, fra alcuni anni, all.estinzione di questo dialetto". E la situazione pavanese non è neppure delle peggiori... La parlata "gallotoscana" di Treppio, ad esempio, è scomparsa negli anni '70 del XX secolo!!
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