Per Prof. Luciano Giannelli (Università di Siena)
Per Dr. Daniele Vitali (Unione Europea)
OGGETTO: RIFLESSIONI SULLA LINEA ARNO
Nell'ultima lettera ricevuta dal Prof. Giannelli l'oggetto della discussione verteva sulla possibilità che esista una linea "Arno" (costituita dai dialetti toscani più settentrionali (fiorentino compreso)) costituente l'ultima fascia cuscinetto tra dialetti a matrice galloromanza e dialetti italo - romanzi. Una possibilità per la quale il prof. Giannelli vedeva sia aspetti a favore che aspetti contro*.
Nelle mie povere possibilità mi piacerebbe tornare su questo argomento con una breve considerazione:
In altri contributi di "Alto Reno toscano" si è cercato di illustrare alcune delle caratteristiche settentrionali del pistoiese. Per quanto, invece, riguarda la posizione del fiorentino la posizione del Giannelli è nota.
Recentemente ho potuto leggere nell'ultimo numero di IANUA (http://www.romaniaminor.net/ianua) un articolo sulla "Tipologia e collocazione del sardo tra le lingue romanze". In questo articolo compaiono nove parametri di carattere morfologico e morfosintattico che servono all'autore (Maurizio Virdis) a classificare il sardo all'interno delle lingue neolatine.
Ho usato otto di questi parametri per il pistoiese in rapporto ai dialetti italo-romanzi e alto - italiani con risultati piuttosto interessanti:
1) Parametro della marcatura del soggetto vs. marcatura dell'oggetto. Il pistoiese (come il toscano in generale) è coerente con l'area nord italiana e difforme dall'area centro meridionale italiana;
2) Parametro della mancanza vs. presenza di declinazione del pronome personale tonico di terza persona. Il pistoiese (come il toscano in generale) è corente con l'area nord italiana e difforme dall'area centro meridionale italiana;
3) Parametro dell'uso del partitivo. Il pistoiese (a differenza del toscano che ne fa un uso assai moderato) è coerente con l'area nord italiana e difforme dall'area centro meridionale italiana (il che lascia supporre che il moderato uso del partitivo nel resto della toscana "meridionale" sia un prestito dalla nostra "linea Arno");
4) Parametro dell'assenza o presenza degli avverbi in -mente e uso avverbiale dell'aggettivo neutro. Il pistoiese (come il toscano in genere) è coerente con l'area nord italiana e difforme dall'area centro meridionale italiana;
5) Parametro del soggetto (con senza clitico vs. lingue con obbligo di clitico). Il pistoiese (come dimostra il famoso "te tu") si mostra coerente con l'area nord italiana e difforme dall'area centro meridionale italiana;
6) Parametro dell'opposizione d'uso degli ausiliari essere vs. avere (es: "è venuto", "è andato" della nostra area di interesse contro "ha ido, ha caido" ad esempio dello spagnolo). Questo parametro è panitaliano e pangallico e, dunque, anche del pistoiese. Si sottolinea la comunanza gallo-romanza e italo - romanza in opposizione ad altre realtà neolatine.
7) Parametro dell'accordo del participio passato col soggetto degli intransitivi o con l'oggetto dei transitivi. Il pistoiese (come tutte le lingue/dialetti della penisola italiana) hanno una più o meno ampia capacità di accordo col participio passato proprio come avviene in francese e diversamente dallo spagnolo;
8) Parametro della vitalità vs debolezza / caducità del perfetto. In questo caso il pistoiese mostra (come il toscano e l'italiano) un uso meno vivo del passato remoto di quello che possiamo trovare nel meridione o nelle lingue iberiche, ma più vivo di quanto avviene nel Nord - Italia e nelle altre lingue galloromanze. E' interessante osservare che il bolognese (in questo caso E DIVERSAMENTE DA QUANTO SOSTIENE IL ROHLFS AL PRAGRAFO 567 DELLA SUA GRAMMATICA) è più simile al toscano che non alle altre lingue del norditaliane data la buona presenza del passato remoto (es: "savéjja?"). E' interessante altresì osservare che nella zona dell'Alto Reno il passato remoto si può presentare (vedi nel dialetto di Badi) con la forma -atte (es: piantatte) conforme ai dialetti della toscana nord - occidentale (lucchese, pisano).
Da un punto di vista fonetico non è, poi, da trascurare il caso della "s" sorda o sonora. Secondo il linguista Guarnerio è a partire da Siena che "s" rimane sempre sordo ("nell'italiano del sud a partire da Siena dove s resta sempre sordo" (P.E. Guarnerio, "Fonologia romanza", Cisalpino Goliardica, Milano 1978, p. 411). Non è forse irrilevante osservare che Siena è immediatamente a sud della supposta "linea Arno".
Aprofitto per ricordare anche un aspetto fonetico di grande interesse come la gorgia toscana. Tutti noi, immagino, siamo ben convinti del fatto che la gorgia toscana sia nata in ambiente fiorentino per pressione delle lingue nord - italiane (le sonorizzazioni di K, T, P hanno dato nel fiorentino popolare luogo a risposte impazzite del tipo H (in luogo di G), TH (in luogo di D) e PH (in luogo di V). Francamente mi pare che esistano nell'area nord toscana altri esempi (autoctoni) di focolari "gorgiaci" derivati chiaramente dall'incontro tra i dialetti nord - italiani con le aree di frizione toscane. Ad esempio in altra pagina del sito di Alto Reno Toscano si riporta un articolo del Dr. Jori sui dialetti dell'Alto Appennino Pistoiese (la zona di San Marcello Pistoiese, Cutigliano, Piteglio, Abetone per intenderci) a cui vi rimando. E' noto comunque che in questa zona esistono(-vano) numerosi prestiti galloromanzi sia fonetici (il caso "oga" per "oca") che lessicali (es: petrolinga a Prunetta di Piteglio per indicare la rosa canina). Nella stessa zona si trova piuttosto isolata dal resto della provincia di Pistoia (Pistoia inclusa) una interessante gorgia toscana in T (peraltro piuttosto debole) che si accompagna a una altrettanto debole gorgia toscana in K (cfr. per Gavinana la celebre "Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti - Fonetica" di Rohlfs ai paragrafi 195 e 200). Mi pare evidente che la gorgia toscana di Gaviana sia un esempio autoctono di gorgia toscana nata dalla frizione con l'area galloromanza.
17 gennaio 2004
Successivamente a questa nota il prof. Giannelli ha risposto (01/02/04) una lunga e articolata (complessa) lettera, segnaliamo solo questo passo sulla Gorgia toscana:
"Gavinana e dintorni, credo che la spirtantizzazione vi si sia impiantata per
(mediato) influsso fiorentino, come ovunque Spiratizzazioni 'misteriose':
nella Lunigiana centrale (non crederemo agli influssi delle guarnigioni
militari) e nello spoletino, queste forse davvero poligenetiche."
e successivamente (02/02/04): "Per Gavinana avrei pochi dubbi.
I fatti di Bagnone, Villafranca ecc. restano non spiegati fino in fondo,
l'idea è che sia una alterativa alla sonorizzazione
Notoriamente gli spoletini sostituiscono una pronuncia sorda spirante a una
pronuncia sonora spirante"
Circa la S sempre sorda nel senese, invece, il prof. Giannelli ritiene errato il giudizio formulato nel 1918 dal linguista Guarnerio
* Seguono alcune parti di corrispondenza col Prof. Giannelli (la prima lettera del prof. Giannelli è del 02.01.2004):
"Temistocle Franceschi distingue (forse felicemente tra 'romanzo' e
'romanico' = italiciano)
No no, avevo capito benissimo il suo discorso, vorrei pensare quanto sia
sostenibile, cioè quanto davvero anti-romanico è il toscano settentrionale?
E non è un dato statistico-quantitativo ma qualocsa che sia di fondo, E
bisogna ci pensi.
Non avevo equivocato quello che mi diceva.
Grazie per l'informativa su Vitali.
Cordiali saluti
Luciano Giannelli"
----- Original Message -----
From: "andrea" <>
To: <giannelli@unisi.it>
Sent: Friday, January 02, 2004 8:15 PM
Subject: Re: DOMANDA SU FRASSIGNONESE E FIORENTINO
> Attenzione! Io non parlo di una "linea Arno" come di una linea linguistica
> paragonabile anche alla sola Roma - Ancona, sto parlando di una serie di
> fasce cuscinetto che partono dalla La Spezia - Rimini (o Massa -
Sinigallia)
> - che costituisce la linea di frizione - e si spostano verso sud perdendo
> man mano la loro forza "settentrionale". L'eventuale linea ARNO
> costituirebbe solamente l'ultima frontiera tra i dialetti Alti e quelli
> "italiciani", ma (secondo me e considerando il solo punto di vista
> sincronico) si tratterebbe, comunque, di una linea composta da dialetti
> toscani ed "italiciani"*.
>
>
> * brutto termine quello di "italiciano" che ricorda molto l'antica
> suddivisione di Diocleziano, ma al momento (in questo preciso momento) non
> mi viene in mente altro.
>
>
> >From: Luciano Giannelli <giannelli@unisi.it>
> >Reply-To: Luciano Giannelli <giannelli@unisi.it>
> >To: andrea <>
> >Subject: Re: DOMANDA SU FRASSIGNONESE E FIORENTINO
> >Date: Fri, 02 Jan 2004 14:41:53 +0100
> >
> >Alla fin fine la linea si chiamerebbe (sul versante tirrenico) *Arno*
(più
> >o
> >meno)?
> >Ci penso.
> >Credo vi siano dei controargmenti.
> >E argomenti 'pro'.
> >Si tratta di valutare il 'peso' degli uni e degli altri
> >Non è facile
> >Purtroppo spesso si fa riferimento a un criterio di vistosità.
> >Invece dovremmo assumere pesanti elementi strutturali.
> >Mi ci lasci riflettere.
> >Cordialità. E grazie per gli stimoli interessantissimi
> >Luciano Giannelli
> >Amico mio, mi permetto:
> >MEMENTO SCRIBERE
> >----- Original Message -----
> >From: "andrea" <>
> >To: <giannelli@unisi.it>
> >Sent: Friday, January 02, 2004 11:31 AM
> >Subject: Re: DOMANDA SU FRASSIGNONESE E FIORENTINO
> >
> >
> > > Per quanto ne so a Monghidoro parlano bolognese di media montagna
> >(l'esperto
> > > comunque è Vitali). Un mio ex collega di lavoro era originario di quei
> >posti
> > > e le poche volte che l'ho sentito parlare in dialetto mi è parso
proprio
> > > bolognese bolognese. Peraltro la cosa non mi sorprende poi tanto
> >considerato
> > > che ci sono altre località che parlano dei dialetti spiccatamente
> > > gallo-italici anche se posti sul crinale (penso a Fanano o a Sestola).
> > >
> > > La sua nota su Frassignoni (la "i" per intenderci) è di enorme
> > > importanza... testimonia (dovrebbe testimoniare) che a Frassignoni si
> > > parlava un dialetto "gallotoscano" e che quel dialetto è stato
> >toscanizzato
> > > (e pesantemente) più o meno recentemente (probabilmente, visto il caso
> >di
> > > Torri, nella seconda metà del secolo XIX).
> > >
> > > Appena mi è possibile le trasmetto delle interessanti informazioni
sulla
> > > località Boschi di Granaglione (ho trovato un testo con molte
> >peculiarità
> > > anche se interpretabili come "fenomeno di rianalisi") e su una
frazione
> >di
> > > Castel di Casio (si tratta di un articolo relativo a nomi di animali
e,
> >mi
> > > sembra di ricordare, che Lei si sia interessato della materia dei nomi
> >degli
> > > animali) .
> > >
> > > Circa la questione della Linea La Spezia - Rimini (se non interpreto
> >male)
> > > io la penso come Lei. Non si tratta certo delle sfere celesti
> >impenetrabili
> > > (tutt'altro), ma in linea di massima questa linea esiste (c'è un sopra
e
> >un
> > > sotto) con alcune fasce cuscinetto (che comprendono i dialetti alti
del
> > > crinale (quelli che io chiamo gallotoscani)), ultima delle quali
quella
> > > costituita dai dialetti toscani delle province di Lucca, Pistoia,
> >Firenze,
> > > Arezzo (ovviamente ciascuno con peculiarità proprie ben distinte dagli
> > > altri).
> > >
> > > Grazie
> > >