SULL'ORIGINE DEI DIALETTI GALLO - TOSCANI (ALMENO DA NOI)
Abbiamo in più occasioni accennato al fatto che i nostri Comuni si trovano lungo la cosiddetta linea Rimini - La Spezia che, secondo la più parte degli studiosi, dividerebbe in maniera particolare l'Italia. Secondo Gherard Rohlfs, ad esempio,"quest'ultima linea ha una importanza eccezionale per la struttura linguistica dell'Italia. Si può dire che rappresenta il limite più marcato nel sistema dialettale dell'Italia. Moltissimi fenomeni glottologici trovano qui una barriera insormontabile. Nel campo della fonetica si arrestano qui i cosiddetti fenomeni gallo - italici" (G. Rohlfs, citato da F. Guccini nel suo "Dizionario del dialetto di Pavana" (p. 10)).
Sappiamo che già in epoca classica il latino parlato nei territori padani risultava diverso da quello usato nei territori toscani in cui la popolazione romana si era mescolata con gli etruschi (cfr. Ibid. pp. 10 - 11). E sappiamo, ancora, che tale divisione linguistica viene ad accentuarsi con la riforma dell'imperatore Diocleziano (cfr. Ibid. p. 11 e G. DEVOTO - G. GIACOMELLI, "I dialetti delle regioni d'Italia", Bompiani, Milano, 2002, p. 56), raggiungendo il suo apice con la contrapposizione fra longobardi e bizantini:
"Più tardi ancora il dialogo che si stabilisce fra Bizantini e Longobardi costituisce un nuovo motivo di antitesi geografica e dialettale: La Romagna come retroterra immediato di Ravenna e dell'Esarcato è straniera e spesso nemica rispetto alla Toscana, gravitante intorno al Ducato longobardo di Lucca. Quando, dissolte le vecchie potenze, l'età comunale apre la porta a commerci e scambi più attivi, le due opposte tradizioni dialettali si sono consolidate" (G. DEVOTO - G. GIACOMELLI, Op. cit, p. 56),
Questo passo del libro del Devoto - Giacomelli è importantissimo per chi voglia comprendere l'origine dei dialetti gallo - toscani (almeno dalle nostre parti), infatti tutti i territori che vanno da Castiglion dei Pepoli fino all'Alto Reno appartennero per lunghi secoli alla dominazione longobarda prima e pistoiese poi:
"I Bizantini, che non avevano forze disponibili per contrastare in campo aperto l'esercito nemico, si ritirarono sull'Alto Appennino lungo una linea assai arretrata, difesa da una serie di fortificazioni fisse. Si realizzò così un nuovo limes a difesa della base strategica di Bologna, che dal Mugello raggiungeva il Frignano, attraverso le valli del Sambro, della Setta e la media Valle del Reno.
Per fronteggiare questa linea fortificata, i Longobardi fecero avanzare i loro gruppi armati di exercitales (o arimanni) in una fascia di territorio montano che sul versante tirrenico interessava l'alta valle del Bisenzio e sul versante adriatico le tre vallate della Limentra. Si costituì così una linea avanzata longobarda, alla distanza di una ventina di chilometri dai castelli del limes bizantino. La base logistica di questo schieramento longobardo era la città di Pistoia, nella quale era installato un gastaldo, così che anche i territori poste oltre il crinale furono compresi di fatto nella iudicaria pistoiese, sebbene mai, in precedenza, fossero stati soggetti a Pistoia...
I gruppi arimannici stanziati nelle valli della Limentra svolsero il ruolo di scolte armate per oltre un secolo, fino a quando, sotto il regno di Liutprando, il fronte bizantino fu travolto ed attorno al 727 fu conquistata Bologna. Nell'alto Appennino i Bizantini dovettero allora abbandonare i castelli del limes per ripiegare su una linea più arretrata, mentre i Longobardi poternono avanzare ulteriormente, occupando quella sorta di terra di nessuno cheper oltre un secolo aveva diviso i due schieramenti contrapposti. Anche in questi nuovi territori, compresi grosso modo fra il Sambro e la Limentra, furono stanziati nuovi gruppi arimannici, mentre la iudicaria pistoiese si estese di fatto all'intera zoan compresa tra questi due corsi d'acqua.
... In particolare, l'espansione in queste zone transappenniniche del territorio soggetto al gastaldo di Pistoia è confermata da numerosi documenti notarili dei secoli XI e XII, nei quali molte località tra il Sambro e la Limentra sono definite ancora "in iudicaria Pistoriensi"., o più precisamente "in territorio Bononiense, iudicaria Pistoriensi". La punta più avanzata verso nord - est arriva addirittura al villaggio di Brigola, oggi in prossimità del casello autostradale di Rioveggio" (N. RAUTY, "Sambuca dalle origini all'età comunale", Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia, 1990, pp. 4 - 6).
E ancora:
"Elemento di grande importanza per la storia del territorio fu, fra il VI ed il VII secolo, l'invasione dei Longobardi provenienti, per la montagna bolognese, probabilmente da sud dalle città di Lucca, Pistoia e Fiesole che furono da essi occupate già alla fine del VI secolo. La presenza di questo popolo di origine germanica modificò profondamente l'assetto territoriale, perché le alte valli bolognesi divennero zona di frontiera fra la Longobardia pistoiese e la Romania bolognese - ravennate, arretrata più a nord della linea Castelnuovo - Montovolo - Castel dell'Alpi... L'influenza pistoiese e la dominazione dei signori di Stagno nella cosiddetta terra Stagnese continuò fino all'inzio del duecento quando il Comune di Bologna condusse a termine il progetto di nuova occupazione delle alti valli, al fine di corrispondere il proprio distretto al territorio soggetto al vescovo cittadino" (R. Zagnoni, "note storiche sul comune di Granaglione" in AA.VV. "Dizionario Toponomastico del Comune di Granaglione", Gruppo Studi Alta Val del Reno, Porretta Terme, 2001, pp. 24 - 25)
E' da segnalare come alcune testimonianza storiche di grande rilievo (quella del poeta e giurista Cino da Pistoia in primo luogo) asseriscono che la giurisdizione ecclesiastica pistoiese giungesse fino a Casio e Savignano (1).
Tale situazione chiarisce il motivo per cui (almeno da noi) si è imposto un dialetto non gallico ma di tipo gallo - toscano (2).
note:
(1) clicca su l'Alto Reno e la Diocesi e di Pistoia e su Rapporti Storici I
(2) In una opera fondamentale sulla montagna bolognese lo storico felsineo Arturo Palmieri scrisse nel 1929: "Questa regione [la montagna] non fu nel Medio Evo una semplice espressione geografica. Fu qualche cosa di più. La popolazione in essa compresa ebbe, e manitene ancora, benché si rendano ogni giorno più confusi, caratteri etnici, che la separano dalle circostanti. Ha anzitutto un dialetto proprio. Gli abitanti, eccetto si intende quelli che occupano gli estremi limiti, parlano uno stesso vernacolo, il quale si distingue non solo dal romagnolo, dal toscano e dal modenese, ma da quello stesso parlato a Bologna e nei sobborghi... I caratteri somatici hanno pur essi alcune particolarità. Il tipo biondo è proporzionalmente più esteso che nella città e nel piano" (A. PALMIERI, "La montagna bolognese del medioevo", Arnaldo Forni Editore, Bologna, 1981, p. 4). Tale situazione è registrata anche per il pistoiese a conferma dei rapporti fortissimi che l'Alto Reno ebbe con la cittadina Toscana: "La coesistenza di due distinti ceppi etnici nel contado pistoiese era avvertibile ancora agli inizi di questo secolo [il XX], prima dei grandi movimenti migratori interni del secondo dopoguerra: in alcune zone, soprattutto di montagna, prevalgono gli individui con caratteri mediterranei...; in altre zone, specialmente in pianura erano presenti caratteri somatici germanici" (N. RAUTY, "Storia di Pistoia", Vol. I, Le Monnier, Firenze, 1988, p. 137). I longobardi dell'Alta Montagna (e cioè in nostri antenati) e di pianura facevano entrambi riferimento ai longobardi della città di Pistoia (sede dell'intellighenzia e dei poteri forti longobardi). Ancora nel XII secolo a Pistoia era frequente l'applicazione delle norme giuridiche dettate dal Re longobardo Rotari quali il launechild o il morgengab (N.RAUTY, "Storia di Pistoia", Vol. 1, cit., p. 140).
Alla luce di queste riflessioni possiamo, così, sostenere che i dialetti gallo - toscani dell'Alto Reno (ovvero gli elementi toscani di questi dialetti) sono la sopravvivenza residuale di una antica identità germanica che caratterizzava questa terra. Ciò significa che fin quando ci sarà un po' di toscanità in Alto Reno ci sarà un poco anche di germanicità.
Ovviamente quanto parliamo di 'identità germanica' che resiste attraverso il toscano non sosteniamo che il toscano sia una lingua germanica (discutibilissima tesi della Lega Nord Toscana), ma ci riferiamo alla volontà della popolazione longobarda (germanica) di accogliere la romanità toscana in contrapposizione a quella gallica (ad esempio il primo podestà di Pistoia fu il longobardo Gerardo di Stagno. Ciottolo di Bargi, Ghislmerio di Casio e tutta la progenie stagnese furono fedelissimi vassalli della causa pistoiese avverso Bologna (nel 1205 gli uomini di Stagno giurarono di difendere Pistoia 'in tota sua fortia et districtu') . Da un punto di vista dialettale e toponomastico, numerose sono le sopravvivenze longobarde nel pistoiese).
sulle sopravvivenze della cultura longobarda a Pistoia e nell'Alto Reno clicca qui
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sul caso di Fiumalbo (molto simile alla storia e ai dialetti dell'Alto Reno) clicca qui