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LA ROMANIA ORIENTALE E LA ROMANIA OCCIDENTALE

Sprachliche (vorwiegend lautliche) Klassifikation nach Heinrich Lausberg (1969) und Walther von Wartburg (1950)

Westromania                    Ostromania

Französisch                       Rumänisch  [1]           Sardisch [2]

Okzitanisch                       Dalmatisch [3]

Katalanisch                       Mittel- und

Spanisch                          Süditalienisch

Portugiesisch

Rätoromanisch [4]

Norditalienisch [5]

Grenze zwischen West- und Ostromania: Apenninenkamm (La Spezia-Rimini)

Literatur:

Lausberg, Heinrich (21969): Romanische Sprachwissenschaft. Bd. I., Berlin.

Wartburg, Walther von (1950): Die Ausgliederung der romanischen Sprachräume, Bern.

[1] oltre al romeno appartengono al sistema linguistico balcano romanzo (Romania Orientale)  altre parlate (megleno - romeno, aromeno, etc.) diffuse tra Albania, ex Yugoslavia e Grecia.

[2] la lingua sarda, per le proprie specificità, non può essere ricompresa né nella Romania Orientale né in quella Occidentale.

[3] la lingua dalmata è una lingua ufficialmente estinta dal 1898. Il Padre Nostro in questa lingua appariva così:

Tuota nuester, che te sante intel sil: sait santificuot el naun to. Vigna el raigno to. Sait fuot la voluntuot toa, coisa in in sil, coisa in tiara. Duota costa dai el pun nuester cotidiun. E remetiaj le nustre debete, coisa nojiltri remetiaime a i nuestri debetuar. E naun ne menur in tentatiaun, mui deliberiajne dal mal. Amen

Tra le lingue neolatine estinte vale la pena ricordare anche il mozarabico (parlato nei territori spagnoli prima della "Reconquista") e l'afroromanzo (parlato attorno alla città di Gafsa in Tunisia fino al 1450 (cfr. A. VARVARO, "Linguistica romanza", Napoli, 2001, p. 103)).

[4] si tratta del ladino, detto anche retoromanzo.

[5] l'istrioto e la lingua veneta tuttavia appaiono  lingue anomale rispetto al quadro generale delle lingue nord italiane. A titolo d'esempio la lingua veneta presenta i plurali maschili in -i (caratteristica della Romania Orientale). Anche il modo in cui vengono realizzate le frasi appare differente:

Mi i son nen Padan ...(Piemontese) - Mi no so Padan .... (Veneto)

Queste differenze tuttavia non sono così rilevanti come appaiono a prima vista. Il veneto, ad esempio, oltre alla -i finale usa anche la metafonia per realizzare i plurali (es: toso / tusi, cavelo /cavili, pera / piri) secondo l'uso Nord Italiano e, quindi, romanzo occidentale (cfr. C. MARCATO, Dialetto, dialetti e italiano, Il Mulino, Bologna, 2002, pp. 176, 181). Il caso istrioto appare un po' più complesso dato che, ad esempio, la sonorizzazione delle consonanti k, t, p non è un fenomeno originario della lingua istriota.

 Usando i criteri classificatori di Lausberg e Wartburg riteniamo, quindi, che il sistema linguistico gallo toscano costituisca una sorta di microscopica "Romania Centrale" (o, meglio ancora, la mitica 'lingua ponte' fra i due sistemi linguistici)

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