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LA SCOPERTA DEL 18 FEBBRAIO 2004

NEL PIU' ANTICO TREPPIESE NON ESISTEVA IL SUONO CACUMINALE!

Nell'anno 2002 viene pubblicato per i tipi della Nuova Fag Litografica di Pistoia la redazione completa di tutti gli Statuti della comunità di Treppio dalla fine del XVI secolo alla metà del secolo XVII (a cura di M. BRUSCHI, "Gli Statuti di Treppio (1585 - 1658)", Pistoia, 2002). A pagina 48 e a pagina 51 di questa importante opera compare un idronomo davvero sorprendente "Rio della Luvaia". Questa testimonianza dimostra che il più antico dialetto di Treppio presentava caratteristiche settentrionali (sonorizzazione di P) ma non il tipico suono cacuminale treppiese (L > D). Il curatore non si accorge dell'importanza linguistica di questa testimonianza, ma noi sì. Il giorno della scoperta (18.02.2004) abbiamo inviato due e - mail (con identico testo) al prof. Giannelli dell'Università di Siena e al Dr. Vitali (esperto dei dialetti bolognesi curatore del Dizionario Bolognese pubblicato da Vallardi).

Segue il testo di una lettera inviata al Dr. Vitali e al Prof. Giannelli

"Come potrà constatare sia nel 1610 che nel 1636 compare l'idronomo "Rio della Luvaia". Idronomo che attesta l'assenza di cacuminale nel più antico treppiese e, contemporaneamente, la presenza della lenizione settentrionale. Assieme a questo idronomo troviamo in entrambe le occasioni (che distano tra loro quasi 30 anni!) anche il toponimo Faggeta di Scalochio che presenta la degeminazione consonantica settentrionale (nome attuale Scalocchio secondo il Dizionario Toponomastico del Comune di Sambuca Pistoiese, Società Pistoiese di Storia Patria, Pistoia 1993, p. 159).

Il Rio della Luvaia è l'attuale fosso della Lupaia.

E' assolutamente poco pensabile che due redazioni diverse a quasi trenta anni di distanza presentino il medesimo errore di trascrizione (come asserisce, al contrario, il curatore suggerendo anche per l'epoca l'attuale "Lupaia"). E' evidente che all'epoca la cacuminale treppiese non esisteva (o, ancora più probabile, è evidente che la toponomastica dell'epoca mantenesse ancora la vecchia situazione linguistica precedente all'introduzione nel dialetto della cacuminale).

E' evidente anche che il toponimo Luvaia registra una situazione del treppiese in cui la sonorizzazione in P era molto estesa, mentre la situazione che conosciamo di Treppio ai tempi della ricerca della Bonzi (anni 70) presentava un forte indebolimento delle forme sonorizzate di P (esempio ape veniva reso ava, ma anche apa).

In particolare la Bonzi registra per Lupo la forma Dupo con evidente presenza di cacuminale e assenza di sonorizzazione in p.

Tra i possibili toponimi che dovrebbero attestare l'antichità delle realizzazioni linguistico - fonetiche settentrionali del treppiese segnalo anche un "Rio del Reveo" registrato negli Statuti della fine del XVI secolo.

Segnalo che per Scalocchio > Scalochio abbiamo attestazioni risalenti fino al 1106 (Alpe Scalochia) come risulta dallo stesso Dizionario Toponomastico della Sambuca (p. 159). Il che significa che la presenza di eventi linguistici settentrionali nel treppiese è particolarmente antica, ma significa anche che è particolarmente antica la presenza di eventi linguistici toscani (il nesso latino cl è trattato, infatti, come ch).Invero il documento del 1106 (Archivio della Abbazia di Fontana Taona) credo sia la più antica attestazione del gallo - toscano.

Tutto questo lascia prova evidentemente che il suono cacuminale del treppiese è un evento relativamente recente (anche se non così recente come asserisce il buon Edgardo Ferrari con la sua tesi sui sicialiani) e dunque non ascrivibile ad alcun sostrato ligure - apuano o meditterraneo in genere come sostengono i vari Barbagallo, Rauty, etc."

Da osservare come la forma Luvaia mostra anche una terza importante caratteristica del treppiese più antico: il suffisso latino -arius dà aio come in toscano, anziché la forma -ario dell'emiliano.


IL TESTO DEL PRIMO DOCUMENTO CHE ATTESTA L'ASSENZA NELL'ANTICO TREPPIESE DELLA CACUMINALE

da "Gli Statuti di Treppio" editi dalla Nuova Fag Litografica a Pistoia nel 2002 a cura di Mario Bruschi

"In Nomine Domini

Adì primo di Agosto del 1610

Congregati li Rappresentanti et homini del Comune di Treppio nella Chiesa di San Michele di Treppio a suono di Campana secondo il solito di loro congregatione in n.ro di 90 servati servandis etc. Statuirono et ordinorno che le capre non possino stare ne pasturare per li Castagneti della loro Comunità atteso il danno grande che di continuo se ne viene ma si bene devino et possino stare dal Rio della Luvaia e Rio della Sambuchessa verso la faggeta di Scalochio et chi sarà trovato per l'avvenire con dette capre fuora del detto confino s'intendino perse et caschi in pena di scudi uno"

Da questo brevissimo documento riusciamo, così, a determinare alcune conclusioni importantissime del dialetto treppiese dell'inizio del XVII secolo:

1) era senza cacuminale; 2) presentava una più accentuata sonorizzazione per P; 3) presentava la risoluzione -aio per il suffisso -arius; 3) presentava la degeminazione consonantica; 4) presentava la risoluzione del nesso latino cl e gl in ch e gh.

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