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TREPPIO E L'IPOTESI PREINDEUROPEA

con il testo di una e - mail inviata alla Società Pistoiese di Storia Patria

Sulla questione del presunto relitto preindeuropeo costituito dalla cacuminale di Treppio vale la pena registrare il seguente brano tratto da un articolo della Ricercatrice Francesca Guazzelli dell'Università di Chieti:

<o:p></o:p>"Per quanto riguarda l’origine e la natura delle cacuminali, diffuse, peraltro, nei dialetti meridionali estremi (Sicilia, Salento, Calabria centro-meridionale), nel còrso e nel sardo, in tempi recenti si è tentato di confutare (Savoia 1980) la tesi secondo cui tali suoni sarebbero da ricondurre al sostrato mediterraneo. All’interno della prospettiva sostratista, mentre il Bottiglioni (1952, 1955, 1956, 1957), considerando l’Apuania come “il centro di un’antica condizione etnico-linguistica che può definirsi ligure” (cit. da Bottiglioni 1952: 111), pensava agli antichi Liguri-Apuani, il Merlo, invece, stimando inaccettabile tale tesi (nei Liguri, infatti, si riscontra l’assenza dell’invertita propria degli Apuani e d’altro canto si assiste alla mancanza negli Apuani della pronuncia evanescente di -r intervocalica sia primaria che secondaria, peculiare delle popolazioni liguri), riteneva gli odierni Apuani come “i discendenti dei resti di popolazioni mediterranee dai suoni invertiti che Etruschi e Liguri costrinsero a cercare riparo tra quelle aspre e selvagge montagne” (cit. da Merlo 1956: 86)". (S. Guazzelli, "Suddivisione dialettale della Garfagnana" pubblicato sulla pagina web www.tradizionipopolari.org/brani/1/guazzelli.pdf).<o:p></o:p>

<o:p></o:p>La situazione così evidenziata non pare compatibile con la presenza dei suoni cacuminali a Treppio. Treppio, infatti, risulta molto distante dalle zone oggetto della ricerca della Guazzelli e risulta, altresì, un fenomeno del tutto puntuale nella fascia appenninica tra le province di Pistoia, Firenze e Bologna. Sarebbe davvero una ben singolare coincidenza che "resti di popolazioni mediterranee dai suoni invertiti" siano sopravvissute a Treppio (località distante, assolutamente isolata dalla Garfagnana, e senza rapporto con questa).

La teoria preindeuropea su Treppio è peraltro basata su pregiudizi insostenibili e su errori grossolani come nel procedimento di Barbagallo che, avendo trovato lo stesso suono "d cacuminale" in treppiese e in hindi, ha subito pensato che ci fosse qualcosa a legare Treppio e Nuova Delhi. Purtorppo abbiamo dovuto constatare, nonostante queste evidenze, come una persona abbia ritenuto opportuno usare contro il nostro parere parole di tono gravemente offensivo che insultano la professionalità non solo di chi scrive questa pagina (che non è certo eccezionale), ma di personaggi come Simonetta Montemagni, Luciano Giannelli, Gabriella Giacomelli e tanti altri.


Sullo stesso tema riportiamo il testo di una lettera inviata alla Società Pistoiese di Storia Patria


Spett.le

Società Pistoiese di Storia Patria

OGGETTO: TREPPIO E LA IPOTESI PREINDEUROPEA

Consultando varie opere dell'Ing. Natale Rauty (dal I volume della Storia di Pistoia in poi) ho avuto occasione di osservare che lo stesso Rauty ha sposato l'ipotesi del filologo Barbagallo sull'origine preindeuropea del dialetto e della popolazione di Treppio, una ipotesi che vuole fare di Treppio e della Garfagnana i relitti di una più diffusa popolazione preromana. Leggo, ad esempio, dal "Quaderno del Territorio Pistoiese n. 10: Sambuca dalle origini alla età medioevale" (Pistoia 1990):

"All'epoca dell'occupazione longobarda questi territori montani erano abitati da una popolazione romana, ed in qualche caso anche preromana ma ormai integrata nella cultura, nel diritto, nella lingua di Roma" (p. 5).

E nella relativa nota esplicativa (la n. 23) è scritto:

"Nella zona di Treppio è stata riconosciuta dal Rohlfs un relitto fonetico del tipo ligure apuano; ma recentemente sono stati espressi pareri diversi (RAUTY, "Storia", p. 12 e nota 59). Nelle valli della Limentra sono abbastanza frequenti i toponimi di origine ligure o comunque legati ad un sostrato meditterraneo (Ibid., pp. 11-12 e nota 58)".

I pareri diversi a cui l'Ing. Rauty fa riferimento sono quelli espressi in prima battuta da Lia Bonzi e, successivamente, da Luciano Giannelli e Simonetta Montemagni. Secondo la Bonzi Treppio sarebbe null'altro che una colonia garfagnina

Effettivamente l'ipotesi della Bonzi (condivisa dagli studiosi Gianelli e Montemagni) se fosse vera dovrebbe testimoniare una origine relativamente recente di Treppio e, comunque, una origine storicamente accertabile o ricostruibile nella memoria popolare. Nulla di tutto ciò si può attestare per Treppio (al contrario la Bonzi dichiara che non si sa né il quando, né il perché dei garfgagnini si siano spostati a Treppio), ed è per questo (penso) che uno storico come Rauty è giunto a propendere per l'ipotesi di Barbagallo (N. Rauty, Storia di Pistoia, vol. 1, p. 12).

E, tuttavia, anche l'ipotesi di Barbagallo (fatta propria dal Rohlfs e quindi dallo storico pistoiese Natale Rauty) non pare convincente da un punto di vista scientifico (anche i pochi vocaboli di origine preindeueropea usati a Treppio sono comuni anche ad altre località dell'Appennino Tosco - Emiliano: gronchio, crodare).

La Bonzi, inoltre, sottolinea che se l'ipotesi del Barbagallo fosse corretta dovremmo aspettarci, nella fascia intermedia fra Garfagnana e Treppio, almeno dei toponimi in cui si è cristalizzato il fenomeno cacuminale che caratterizza Treppio e la Garfagnana. Ma ciò non accade.

Pur propendendo per una terza ipotesi sull'origine del dialetto di Treppio (quello dello sviluppo autonomo), mi permetto tuttavia di offrire un indizio storico sulla possibile origiene del dialetto di Treppio.

Come sicuramente saprete a Torri si insediò una colonia reggiano - modenese. Di tale colonia (composta da almeno quaranta persone) parla lo storico Michelangelo Salvi:

"Michelangelo Salvi nel suo lavoro delle Historie di Pistoia del 1657 ricorda che nella prima metà del 1400 il Castello di Torri era pressocché privo di abitanti. Il Comune di Pistoia promise molti benefici a coloro che erano entrati a colmare tale vuoto di popolazione. Giunse fra gli altri Niccolò Giffredi del Secchio, del Contado di Reggio, con l'impegno di portare con sé almeno quaranta persone e di costruirvi in due mesi quattro case. Questo fatto darebbe una spiegazione alla presenza in paese di molte famiglie con il cognome Gioffrdi" (AA.VV, Storie della Sambuca, Pistoia, 2001, p. 110).

Meno noto è il fatto che in quella colonia si parlò il modenese fino all'ottocento:

Dalle memorie di Marco Pelagio Mattei (Parroco di Fossato dal 1810 al 1856):

"Fu ripopolato il paese di Monticelli e di Torri da modenesi, da Niccolao Gioffredi del Secchio del contado di Reggio e da altri suoi seguaci circa l'anno 1455 ...

A Torri vi sono molte famiglie de' Gioffrdedi e più persone hanno portato e portano il nome di Giminano (Santo protettore di Modena) e il dialetto di Torri è tutto quello de' modenesi" (L. BATTISTINI; "Lentula", pbblicato dall'autrice col patrocinio delle Province di Pistoia, Prato e Bologna nel 2000 a Rastignano, p. 102).

Ora se la vicina Torri divenne, nel XV secolo, una colonia reggiano - modenese, e se tale colonia si poté insediare a seguito delle epidemie che nel XIV secolo resero praticamente disabitate intere frazioni della Sambuca (cfr. la nota storica del Rauty al Dizionario Toponomastico del Comune di Sambuca Pistoiese), allora non pare impossibile immaginare che nella stessa epoca e per gli stessi motivi anche Treppio fu riabitata da una popolazione allogena come i garfagnini. Che di questa colonizzazione garfagnina non rimanga ricordo nella popolazione, in fondo, ciò non costituisce un ostacolo insormontabile dato che (sempre facendo l'esempio di Torri) ben pochi oggi sanno che Torri fu abitata da una colonia reggiano - modenese e che a Torri non si parli alcun dialetto (neppure residuale) di tipo emiliano.

Ovviamente quella che propongo da un punto di vista storico è solo una ipotesi, ma sarei lieto di potermi confrontare con Voi.

Rimango in attesa di una Vs. e - mail di risposta.

25/04/2003


LA RATTRAZIONE (CACUMINALE) A TREPPIO SECONDO GIACOMO DEVOTO

"Un secondo fenomeno, che ha le sue radici in età mediterranea e, che ancor meglio della lenizione, si oppone alle strutture tradizionali del latino, è dato dai fatti di "ratrazione", e cioè dalla presenza di articlazioni, generalmente subentrate alla articolazione LL, pronunciate con la rattrazione della lingua contro il palato. Essa è attestata in quasi tutta la Sicilia, in Sardegna e nella Corsica occidentale, che è stata esposta alle influenze toscane nella seconda parte del medioevo. Questa articolazione si è affermata anche nella Calabria meridionale e nel Salento, là dove non si sono verificati fatti di vera e propria mescolanza con tradizioni linguistiche intermedie fra lo strato mediterraneo e il latino. Le pronunce DD sono atti di forza, dettati non da prestigio delle tradizioni locali, ma da esigenze quasi di ordine fisiologico. Gli esempi classici sono quelli di 'cavaddu", "stidda" (cavallo, stella) e simili. Che però l'innovazione non abbia avuto un confine definitivo, ma questo si sia reso fluido con l'andar del tempo, è mostrato sia dagli adattamenti del gruppo DD a DD semplice, come avviene nel napoletano periferico di Ischia e di Monte procida, che deve aver conosciuto prima la ratrazzione. Le articolazioni rattratte compaiono, oltre che in connessione con LL, anche con STR, TTR per cui si hanno le pronunce approssimative siciliane di as-cio per 'astro' e qua-ciu per 'quattro'.
POICHE' TRACCE DI QUESTO PROCEDIMENTO SI SONO RINTRACCIATE ANCHE NELLA REGIONE APUANA E PERSINO NELL'AREA PISTOIESE, è chiaro che siamo di fronte a un fatto mediterraneo occidentale, sopravissuto nell'Italia peninsulare" (G. DEVOTO, "Il linguaggio d'Italia, cap. XXV, BUR Rizzoli, Milano, 1999, p. 194)

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