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ALTO RENO E DIOCESI DI PISTOIA

 

La tradizione storica affermata a livello locale attribuisce alla Diocesi di Bologna la giurisdizione ecclesiastica su quasi l'intero Alto Reno fino al 1784 (quando la Parrocchia di Fossato e le Parrocchie del moderno Comune di Sambuca Pistoiese passarono alla Diocesi di Pistoia). Tuttavia questa interpretazione, per quanto autorevole, mostra più di una crepa:

Nella sua "Storia di Pistoia nell'Alto Medioevo" (Bullettino Storico Pistoiese, XXXII, 1, pp. 1 ss) il Chiappelli sostenne che, a seguito della conquista longobarda di Bologna, Pistoia colse l'occasione per allargare la propria Diocesi fino a Succida (l'attuale Capanne a Granaglione), Pavana, Casio e Savignano. Sempre secondo il Chiappelli tale situazione dovette prorogarsi fino al 1067, quando i suddetti territori dovettero tornare alla Diocesi bolognese a seguito della "vacanza" della sede vescovile sull'Ombrone [1].

Lo storico bolognese Arturo Palmieri sembra confermare l'interpretazione del Chiappelli, estendendo la giurisdizione della Diocesi di Pistoia all'inizio del XIII secolo:

"Quando il territorio della Diocesi [bolognese] corrispose al territorio del Comune, Montecavalloro segnava l'estremo limite di questo, come fa fede la sentenza pronunciata nel 17 giugno 1200 da Guido da Lucca" (ARTURO PALMIERI, "La Montagna bolognese nel Medioevo", p. 62).

Se il limite estremo della Diocesi di Bologna era Montecavalloro (sopra Riola), ciò significa che a sud di Montecavalloro le terre erano soggette a un'altra Diocesi e cioè quella di Pistoia.

Ancora nel XIV secolo una testimianza di Cino da Pistoia (Lectura in codicem, f. 348) c'informa di una disputa fra il Vescovo di Bologna e il Vescovo di Postoia su Casio e Savignano che, da "instrumenta antiqua", apparivano dipendenti dalla Diocesi di Pistoia.

A questo elementi, che indirizzano autorevolmente a sospettare che l'Alto Reno toscano e bolognese dovette dipendere (forse per secoli) dalla Diocesi di Pistoia, ci permettiamo di aggiungere una nostra osservazione: prima della caduta di Bologna i territori longobardo - pistoiesi oltre la sportiacque appenninico (ovvero l'Alto Reno e l'Alta Valle del Setta e del Sambro) erano profondamente separati dei territori bizantino - bolognesi, sia politicamente che etnicamente (vedi Palmieri, op. cit., p. 62). Anche in seguito si mantenne una profonda differenza etnica fra l'Alto Appenninico bolognese e il resto della provincia felsinea (Ibid., p. 62 e p. 138) Questi elementi lasciono presumere che l'appartenenza alla Diocesi di Pistoia dei nostri territori fosse più naturale di una presunta appartenenza alla Diocesi bolognese e che il distacco dalla diocesi felsinea avvenisse di fatto prima ancora della conquista longobarda di Bologna (anche se l'aggregazione formale alla Diocesi di Pistoia dovrebbe risalire proprio al periodo ipotizzato dal Chiappelli). Poiché nel VII secolo la sede vescovile di Pistoia era vacante inizialmente i territori separati dalla Diocesi bolognese dovettero essere soggetti (come tutto il pistoiese) alla Diocesi di Lucca per passare, in una fase successiva (a partire dall'anno 700),  alla rinata Diocesi di Pistoia.

 Si può dunque sostenere con relativa certezza che ad una sicura appartenenza amministrativa dei nostri territori a Pistoia ci fu (e probabilmente per secoli) una corrispondente appartenenza ecclesiastica al vescovo Pistoiese [2].

Alla luce di quanto sopra possiamo presentare cinque ipotesi: pessimista, moderata, mediana, ottimista, ultraottimista.

 IPOTESI PESSIMISTA  L'Alto Reno è sempre dipeso dalla Diocesi di Bologna fino al distacco delle parrocchie toscane del 1784
 IPOTESI MODERATA  Attorno al VII secolo e fino al 728 d.C. l'intero Alto Reno è dipeso dalla Diocesi di Lucca (Pistoia) prima e di Pistoia poi.
 IPOTESI MEDIANA  Gaggio Montano e Lizzano in Belvedere sono dipese dalla Diocesi di Lucca (Pistoia) prima e di Pistoia, poi, nel periodo che va dal VII secolo al 728; il restante territorio altorenano continuò a fare parte della Diocesi di Pistoia fino allo XI secolo.
 IPOTESI OTTIMISTA  Escluse Gaggio Montano e Lizzano in Belvedere, l'Alto Reno continuò a dipendere dalla Diocesi di Pistoia fino al XIII secolo.
 IPOTESI ULTRAOTTIMISTA  In qualche modo l'Alto Reno, o parte di esso, continuò a fare parte della Diocesi di Pistoia fino al XIV secolo (vedi la disputa di Cino da Pistoia su Casio e Savignano)

A sostegno dell'ipotesi pessimista l'unico documento coevo che possa essere presentato è quello della sentenza di Carlo Magno dell'801. In questa sentenza, infatti, si conferma al Vescovo di Bologna la giurisdizione ecclesiastica della Pieve di Lizzano in Belvedere e, dunque, parrebbe dare ragione ai sostenitori della tesi che l'Alto Reno mai appartenne alla Diocesi di Pistoia. Tuttavia, esaminando, gli elementi della contesa risulterebbe che i motivi della stessa risalirebbero al cinquantennio precedente e, dunque, compatibili con l'ipotesi che Lizzano e Gaggio rimasero soggetti alla Diocesi di Pistoia fino ad almeno il 728 d.C. (cfr. "La Musola, n. 37, 1985, pp. 71 - 74 - AA.VV., "Il Romanico Appenninico", Nueter, 2001, pp. 71 ss.), in accordo, quantomeno, con la tesi moderata. A pagina 72 dello stesso numero 37 della Musola possiamo inoltre leggere che un diploma dell'imperatore Ottone III del 997 (un anno prima del più celebre diploma su Pavana e Camugnano) attribuiva la Pieve di Succida (l'odierna Pieve di Capanne a Granaglione, all'epoca dedicata anche a San Giovanni) alla giurisdizione ecclesiatico diocesana pistoiese, confermando ulteriormente la veridicità e fondatezza della nostra tesi.

Peraltro come spiegare diversamente le pretese del Comune di Pistoia sui beni e i dirittti delle Chiese Parrocchiali che dipendevano dalle Chiese di Guzzano, Casio e Succida durante la ¢guerra fra bologna e pistoia¢ del XIII secolo? (cfr. N. RAUTY, Sambuca dalle Origini alla eta comunale, Soc. Pistoiese di Storia Patria, 1990, pp. 17 e 23)

NOTA:

 

[1] Nello stesso secolo XI si assiste ad una annessione bolognese della Pieve di Baragazza (frazione di Castiglion dei Pepoli), fino a quel momento appartenente alla Diocesi di Firenze.

[2] "Se in questo periodo le sorti della Diocesi di Pistoia verso Lucca erano critiche, così non furono verso Bologna dove, non sappiamo da quando  in concreto, già almeno nel 751, furono favorevoli e la portarono ad estendere i suoi confini settentrionali estremi da Montepiano a Badi, Casio, Savignano, Succida, fino a San Salvatore di Fanano nel modenese" (F.REDI - A.AMENDOLA, Chiese Medioevali del Pistoiese, Pistoia, 1991, p. 37)

 

 

L'Acquerino fra Cantagallo, Pistoia e Sambuca

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