ANCORA SUI DIALETTI GRANAGLIONESI
Esteso su una superficie di 39,56 kmq il Comune di Granaglione si caratterizza, da un punto di vista linguistico, per la sua frammentazione dialettale. Le zone più meridionali del Comune, infatti, sono profondamente segnate dalla fonetica e dal lessico toscano, mentre spostandoci a nord le caratteristiche assumono una tonalità man mano sempre più emiliana. Così l’ontano viene pronunciato ‘ontano’ come in italiano (e in toscano) al Vizzero, mentre alle Capanne viene pronunciato “anidan”.
Tutti i dialetti del comune, comunque, sembrano caratterizzarsi per un vocalismo molto vicino al sistema toscano, per esempio:
- assenza delle vocali lunghe (“aa”, “uu”, “oo”);
- mantenimento nella quasi totalità deicasi delle vocali finali (solo in alcune località delle frazioni di Borgo Capanne e della Venturina si può assistere – per influsso della vicina Porretta – alla caduta di “e” e di “o” finali anche se non preceduti da nasale semplice (es: “sas nér”));
- mantenimento delle vocali atone all’interno delle parole.
Ma anche il consonatismo risente degli influssi dei dialetti toscani: ad esempio nello scempiamento delle vocali doppie che non è sistematico (come invece accade nell’emiliano) o, ancora, nell’affricazione della “s” che viene pronunciata (come in pistoiese) “z” in determinati casi (cfr. il lustrolese “ti ze bono”) (1).
Come abbiamo già rilevato (clicca qui) le forme dialettali parlate nel Comune di Granaglione, comunque, sono poco sincopate o tronche o contratte, con caratteri fonetici già vicini al toscano.
nota:
(1) in effetti l'affricazione pistoiese si presenta solo nel caso in cui la s sia preceduta da n, r, l (es: inzalata, il zole). Il fatto che nel dialetto lustrolese l'affricazione non si presenti secondo le regole previste dalla grammatica pistoiese lascia presumere che il fenomeno abbia una origine diversa da quella toscana . Il pistoiese deve, pertanto, avere agito solamente da agente di conservazione (in bolognese non esiste il passaggio s > z). Per saperne di più clicca comunque su: http://groups.msn.com/ALTORENOTOSCANO/orsieorzi.msnw.
In alternativa si può ritenere anche che il "Ti ze bono" riportato nel Dizionario di Lustrola non sia altro che il risultato di un fenomeno di "rianalisi". In altre parole se nelle vicine Campeda e Lagacci troviamo delle forme del tipo "t se andado a mangiare", "te se ito a mangiare" e "Te se andado a mangiare" non è poi tanto improbabile immaginare i seguenti passaggi nel lustrolese:
te se > t se > t ze (qui inteso come z sorda di mazza), reso poi ti ze (con z sonora) per incapacità a distinguere tra z sonora e z sorda.