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APPROFONDIMENTO SULLE PRESCRIZIONI DI MASSIMA E DI POLIZIA FORESTALE PUBBLICATE SUL BUR EMILIA - ROMAGNA N. 88 DEL 17 MAGGIO 1995

 

1) ART. 25 il primo paragrafo vieta normali ripuliture di aree forestali da cespugliame quale scope, ginestre, biancospino, pruno, rosa canina e simili. Nell'ambito poi dell'utilizzazione dei boschi cedui divengono problematiche le operazioni di taglio se contestualmente non vengono tagliati altri arbusti oltre ai rovi, alle vitalbe e alle felci. Al rguardo si deve tenere conto che molto spesso la vegetazione arbustiva oltre a costituire una più facile esca per l'insorgere di incendi boschivi quasi sempre aggrava e complica notevolmente le operazioni di spegnimento del fuoco stesso.

2) ART. 27 tale norma rende più difficile l'impianto di conifere destinate alla produzione di alberi di natale.

3) ART. 28 Viene impedito ciò che è impossibile impedire: è infatti abbastanza normale che durante le varie fasi inerenti le "utilizzazioni dei boschi" (taglio, allestimento ed in modo particolare esbosco) si debba arrecare danni peraltro inevitabili, non tanto a piante arboree, quanto ad essenze arbustive e maggiormenge erbacee appartenenti anche alla "flora spontanea protetta", compreso ovviamente il micelio fungino.

 4) ART. 30 La norma appare estremamente discriminatoria in quanto ad eccezione degli equini non ammette tassativamente il transito lungo la viabilità di altri animali (pecore, capre) anche se condotti o quantomeno sotto stretto controllo.

5) ART. 69 La norma pare in contrasto con l'art. 33 che consentirebbe l'abbruciamento controllato del materiale di risulta. Durante poi l'esecuzione delle normali operazioni colturali di miglioramento molto spesso risulta assai problematico evitare il danneggiamento di eventuali arbusti e fiori appartenenti alla flora protetta.

 

Si tenga presente che il complesso delle disposizioni costituente questa norma rende impossibile (se puntualmente applicato come la norma pretende) il recupero dei castagni. Si legga sotto in cosa consiste l'operazione del "roncigliare":

"La farina di castagne era la base dell'alimentazione e chi possedeva un castagneto possedeva un tesoro. Si potavano gli alberi, se ne spiava la fioritura e alla fine dell'estate, si provvedeva alla pulitura del suolo sottostante, perché nessun frutto andasse perduto. Roncigliare si chiamava questa operazione, e consisteva nel tagliare l'erba e gli arbusti, rastrellare le foglie dell'anno precedente, bruciarle insieme agli sterpi, e riparare le roste. Queste ultime erano piccole fosse che nei castagneti in pendio arrestavano i ricci caduti"  (BILL HOMES, Le pietre dell'Alta Limentra Orientale, Porretta Terme - Pistoia, 1996, p. 37)

 

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