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PERCHE' ALCUNI VOGLIONO FARE DI SAMBUCA PISTOIESE IL 61^ COMUNE DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA?
 
 
Chiunque abbia letto questo sito comprenderà appieno che noi siamo contrari a qualsiasi ipotesi volta a fare di Sambuca Pistoiese il 61° Comune della Provincia di Bologna; questa contrarietà come è chiaro discende da ragioni storiche, culturali, ma anche economiche e di assetto politico dell’intero comprensorio dell’Alto Reno. Sambuca Pistoiese in provincia di Pistoia è una ricchezza per l’intera comunità locale, il suo inglobamento nella provincia di Bologna sarebbe una perdita.
Per le medesime ragioni siamo contrari anche alla proposta (non sappiamo quanto seriamente concepita) dell’Assessore Porrettano all’Ambiente di fare di Cantagallo il 62° Comune della Provincia di Bologna.
Tuttavia l’oggetto di questa pagina non vuole vertere su questi temi, ma su una importante ricaduta ambientale che presumibilmente sarà conseguente alla “annessione” di Sambuca Pistoiese (e a maggior ragione di Cantagallo e Sambuca) a Bologna.
Come forse saprete negli anni 60 – 70 furono portati avanti da AMGA (successivamente ACOSER ed oggi SEABO) i primi importanti lavori per la realizzazione dell’Invaso di Treppio, la cui realizzazione avrebbe comportato la sommersione di località come Lentula (tra le province di Prato e Pistoia), Molino di Fossato (in provincia di Prato), Acqua (tra le province di Prato e di Pistoia). Tale progetto, pur inviso dalla popolazione locale, sarebbe comunque stato portato a termine se non ci fosse stato il decisivo veto della Regione Toscana (1).
Tuttavia il progetto dell’Invaso di Treppio non è stato abbandonato, ma ha mantenuto l’originale funzione di III Stralcio del grande “Progetto Acquedotto del Reno” (2), progetto che da lungo tempo prevede (al II Stralcio), in alternativa al realizzazione dell’Invaso di Castrola, il  famoso “Tubone asciugafiumi” (3).
E’ lo stesso Giorgio Sirgi  eminente rappresentante del Comune di Castel di Casio (già Sindaco di questi ed oggi Assessore alla Comunità Montana Alta e Media Valle del Reno) che, in una intervista rilasciata nel 1991, definisce Treppio una necessità inderogabile per Bologna (4).
Ma fin quando Sambuca Pistoiese sarà in Toscana, la Regione Toscana potrà ribadire (in maniera decisiva) la propria contrarietà ad ogni tentativo di realizzare sia l’invaso di Treppio che il “Tubone Asciugafiumi” .
Il Tubone infatti non sarebbe solo un disastro per la valle bassa del Limentra Orientale, ma anche per il Limentra Occidentale (Pavana e non solo) e per l’Alto Reno emiliano e sambucano (5). La Regione Toscana potrebbe quindi opporsi (come già fece negli anni ’70) in maniera favorevolmente risolutiva agli interessi dei montanari.
E’ evidente, tuttavia, che laddove Sambuca Pistoiese diventasse un Comune emiliano, la Toscana non avrebbe alcuna voce in capitolo circa il “Progetto Tubone” e ben poco potrebbe anche per limitare o bloccare il progetto  del nuovo invaso di Treppio.
Tornando all’invaso di Treppio occorre segnalare che la zona in cui andrebbe a sorgere è a rischio sismico e soggetta a movimenti franosi (6).
Pertanto, per queste ragioni (se proprio non volete considerare le altre) si ritiene che si debba seriamente riflettere sull’opportunità di promuovere e / o appoggiare iniziative intese a fare di Sambuca Pistoiese il 61° Comune della Provincia di Bologna.
 
NOTE:
 
(1) “Costruire una diga a Treppio, in Toscana, nella località Lentula, posta circa 5 chilometri a monte del bacino di Suviana, e sul medesimo fiume. Si sarebbe trattato di una grande diga alta 100 metri sopra terra ed avente una capacità di invaso pari a 90 milioni di metri cubi di acqua ... Nel possibile bacino insistevano da vecchia data una ventina di abitazioni [questo escludendo l’Acqua e Molino di Fossato], tre ristoranti, due negozi, una fabbrica per l’imbottigliamento della famosa acqua minerale denominata appunto Lentula; lungo il fiume correva la strada di fondo valle Badi – Lentula – Acquerino – Prato che sarebbe stata sommersa; la diga avrebbe dovuto sorgere in Toscana, nei territori di Pistoia e Firenze [oggi Prato]e di due comuni, con tutti i problemi che sarebbero certamente sorti; il bacino idrografico posto a monte della diga non avrebbe mai prodotto acqua a sufficienza per un terzo della capacità dell’invaso, che si sarebbe voluto sostituire... Intanto nella valle della diga di Treppio si era costituito un comitato contro la diga e contro l’AMGA [successivamente ACOSER e oggi SEABO]che iniziò a organizzare manifestazioni e a tapezzare di manifesti muri e alberi, ovunque, cin le scritte “NO ALLA DIGA” – “AMGA VATTENE DA CASA NOSTRA”. Poi, per la prima volta nel 1970, vennero eletti i consigli e i presidenti delle regioni a statuto ordinario, con pieni poteri sul territorio, sul suolo e sulle acque e la Regione Toscana fece subito sgonfiare ogni velleitarismo ai superficiali e improvvisati sognatori bolognesi che credevano di potere decidere essi i destini di un territorio altrui” (Sirgi, pp. 19 – 21). Sulle caratteristiche del progetto Treppio vale la pena riportare questo passo dal libro del Bartolini: “Le acque superficiali dei Torrenti Orsigna, Maresca e Limentra di Sambuca [quello occidentale], captate con traverse mobili di derivazione rispettivamente in località Vago, Pracchia, San Pellegrino e del torrente Limentrella, derivate in località Docciola con un piccolo sbarramento capace di 2 milioni di metri cubi, vengono convogliate, mediante gallerie, nella vallata del Limentra di Treppio e quindi raccolte in località Treppio, a monte dell’esistente lago artificiale di Suviana, con una diga ritenuta in grado di creare un invaso della capacità di 85 milioni di metri cubi” (Bartolini, pp. 98 – 99)
(2) “Il Progetto dell’Acquedotto del Reno ha possibilità di essere realizzato per stralci successivi e con inizio da monte a valle ... Sono stati individuati, per le opere principali, 4 stralci che prevedono rispettivamente: 1° stralcio – la costruzione del 1° modulo (ogni modulo ha una potenzialità di 1200 – 1500 l/sec.) dell’impianto di potabilizzazione Val di Setta, alimentato direttamente dal torrente Setta, nonché delle opere a valle di adduzione e stoccaggio; 2° stralcio – la costruzione dell’invaso di Castrola con annessa centrale idroelettrica del vettore Reno – Setta... 3° stralcio – la costruzione dell’invaso di Treppio e delle opere per il collegamento dei bacini tributari; 4° stralcio – la costruzione degli invasi di Scasocoli e Zenarella” (Bartolini, pp. 100 – 101)
(3) “Nel bilancio preventivo del 1983 del CAR ... veniva precisato: ‘in concomitanza con il completamento dei lavori del I stralcio dell’Acquedotto del Reno diventa particolarmente importante ed urgente procedere senza soluzione di continuità alla realizzazione del II e del III stralcio, all’interno del quale è posto, com’è noto, l’invaso di Castrola ...’ ... La Comunità Montana n. 1 di Vergato , in sede di parere sul bilancio di previsione 1982 del CAR, approvava a voti unanimi la deliberazione 297 che riportiamo di seguito: ‘Che nel progetto del secondo stralcio dei lavori venga eliminata la prevista galleria dal Limentra al Setta per i seguenti motivi: ... la galleria di collegamento fra il Limentra e il Setta presenta già oggi, e di più in futuro, costi di realizzazione proibitivi’” (Bartolini pp. 209 – 210)
(4) “Non ha senso parlare di mostri per un invaso di 20 milioni di metri cubi [Castrola]... Nel prossimo trentennio Bologna per esigenze idriche e per bloccare davvero la subsidenza avrà necessità di affrontare anche la realizzazione dell’invaso di Treppio, sul torrente Limentra, ipotizzato per 90 milioni di metri cubi d’acqua” (il Carlino, 12/07/91)
(5)  “Una vera minaccia incombe su tutti i fiumi della montagna: quella della realizzazione del tubo asciugafiumi, un tubo cioè che, se verrà realizzato, porterà agli impianti di potabilizzazione  di Pian di Setta nei pressi di Sasso Marconi una enorme quantità d’acqua, tanto enorme da far temere che tutti i fiumi della montagna possano subire, soprattutto nei periodi di magra fra i mesi di agosto e settembre, una tale diminuzione di portata da risultare davvero asciutti. Quello che Sirgi espone in queste pagine lascia pochi dubbi su questa catastrofica conseguenza che potrebbe comportare il progetto tubone, non solamente per la Limetra Orientale, quella per intenderci del Lago di Suviana, ma anche per la Limentra Occidentale (quella del Lago di  Pavana) e per il Reno; tutti questi fiumi sono infatti collegati fra loro: dallo sbarramento del Reno a valle del Molino del Pallone l’acqua viene condotta per mezzo di una galleria nella Limentra occidentale e nel bacino di Pavana; di qui un’altra galleria conduce le acque a Suviana; si tratta di un sistema complesso idraulico che fu progettato e realizzato nella prima metà del novecento contestualmente alla costruzione delle dighe” (Sirgi, p. 3)
(6) E’ opportuno precisare che per il più piccolo invaso di Castrola l’atto autorizzativo del Ministero dell’Ambiente parla di “necessità di analisi dettagliata delle aree di dissesto ... frane di richiamo ... verifica sull’esistenza e l’attività della faglia (posizionata in asse diga) ipotizzata nella carta strutturale dell’Appennino settentrionale F.1 modificata ... consolidamento delle frane, in atto o potenziali, sui versanti limitrofi all’invaso o che l’interessino direttamente ... predisposizione di una rete di monitoraggio sismico intorno alkl’invaso ... carenze dello studio di impatto ambientale ... gravi risvoltidi dissesto idrogeologico che si andrebbero ad innescare in una vasta area geomorfologicamente dominata da “argille scagliose”” In un articolo pubblicato sul Manifesto oltre 10 anni fa è scritto relativamente alla zona Appenninica fra Bologna – Pistoia e Prato che “è una zona notevolmente sismica”  .
 
 
Fonti
Federico Bartolini, Sulla Gestione Pubblica degli Acquedotti Bolognesi, Pitagora Editrice, Bologna 1986 (la pubblicazione era patrocinata dal Consorzio Servizi Reno, oggi SEABO);
Giorgio Sirgi, Il Bacino di Castrola 1910 – 2001, Nueter, Porretta Terme 2001;
Il Resto del Carlino, Tutti i Comuni bolognesi vogliono quella diga, 12 giugno 1991 (la diga in questione è Castrola, ma Sirgi si sofferma anche su Treppio);
Disposizione del Ministero dell’Ambiente del 06/04/1994 concernente Castrola
 

 
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