
LE BRIGLIE DEL RIO MAGGIORE
Una buona notizia con dei "ma"
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Dopo anni di abbandono abbiamo visto finalmente lavori di ripristino di briglie e sistemazioni spondali sul Rio Maggiore. Questa è sicuramente una buona notizia, in una epoca in cui perfino chi abita in montagna non ha né tempo, né interesse a tenere dietro alla regimazione delle acque, la salvaguardia di queste opere è l'ultima barriera contro il dissesto generalizzato con perdita di funzionalità di numerose opere di regimazione e frane diffuse.
Ma l'intervento non può essere un fatto isolato, non è sufficiente. Per mettere in parziale sicurezza il Bacino del Rio Maggiore (intervento che si concluse negli anni '70) ci vollero oltre 70 anni di investimenti per rimboschimenti, briglie e drenaggi. Ancora nel 1971 Piero Gatteschi ("La sistemazione del Rio Maggiore", Edagricole, Bologna 1971) poteva scrivere: "Il Rampaio non è più da tempo il 'cattivo torrente' del primo progetto ... mentre interventi più sostanziosi si richiedono per l'asta principale del Rio Maggiore e per il sottobacino del Rio Fonti".
Dopo gli interventi degli anni '70 non si è visto nulla di rilevante sul Rio Maggiore fino ad anni recenti e gli effetti si sono fatti vedere.
A distanza di trent'anni oggi assistiamo dunque a interventi lodevoli, ma che temiamo limitati, forse inadeguati per il recupero del territorio.
Abbiamo altresì paura che i lavori che sono stati portati avanti sul Rio Maggiore siano invasivi per la fauna ittica locale, bisognerebbe dunque che gli stessi avvenissero in una forma più rispettosa dei pesci e della microfauna ittica dei corsi di acqua.
sopra briglie sul Rio Fonti (1935)