CULTURA APPENNINICA
Le straordinarie somiglianze tra le tradizioni di Piteglio e quelle dell'Alto Reno
STEMMA DEL COMUNE DI PITEGLIO
Quanto siamo "Padani" e quanto siamo "Toscani"? Un confronto con le tradizioni di Piteglio (Comune in Provincia di Pistoia) offre risposte sorprendenti, confermando l'unica cultura appenninica.
1) LA POSA DELLE PIETRE
Alto Reno
Chi si reca alla Madonna del Faggio (sopra Castelluccio e la Pennola) in pelligrinaggio lascia dei sassi raccolti sul cammino sia sopra le croci che sorgono lungo lo stesso, sia ai piedi del Faggio dell'Apparizione (o meglio ai suoi resti).
Piteglio
Durante le "Rogazioni al Monte" i fedeli raccolgono un sasso e lo portono sino alla sommità del Monte Torricella, posandolo sopra un cumulo di pietre situato tra due croci di legno.
Spiegazione
Trattasi di un rito antichissimo dai molteplici aspetti: quello di offerta alla divinità, quello di liberazione dai propri peccati (a Piteglio si dice "Io ti aggravo, Dio mi sgravi"), quello di unione fra il credente e la divinità.
2) LA BORDA
Alto Reno
Secondo Guccini è una specie di strega legata all'acqua e particolarmente ai pozzi: "Non sporgerti che c'è la Borda che ti tira di sotto" (Croniche Epafaniche p. 170 e Nueter, 1981, n. 2, p. 3).
Piteglio
Alla Pieve vecchia di Piteglio è incisa una vecchia intenta alla filatura, la tradizione vuole che si tratti di una strega che prende adulti e bambini per buttarli nel vicino pozzo dell'acqua.
Spiegazione
Le acque del pozzo partecipano della dimensione sotterranea e, dunque, della dimensione ctonia e infernale. Poiché, fin dai tempi più remoti, l'acqua è dimora di creature soprannaturali, va da sé che l'acqua dei pozzi sia in qualche modo legata a spiriti maligni.
3) LE FATE
Alto Reno
In Alto Reno vi sono diverse località in qualche modo legate al mondo delle fate, come Cà di Poldo presso Silla (cfr. M:CECCHERELLI, "Una castagna sotto il guanciale", Gente di Gaggio, Gaggio Montano, 2001, p. 158).
Piteglio
Anche a Piteglio vi sono diversi toponimi legati al mondo delle fate come "il sasso delle fate", "la Pilla delle Fati", etc.
Spiegazione
Le fate sono creature legate all'acqua dalla natura duplice (benevola / malevola), confermando la natura sacra e ambigua dell'acqua stessa. è l'acqua che consente la vita, ma è sempre l'acqua che provoca disastri e fa annegare le persone.
4) I MAGGI
Alto Reno
I Maggi sono una tradizione molto presente sia nell'Alto Reno emiliano che in quello toscano (clicca su I MAGGI)
Piteglio
Il Cantamaggio di Piteglio è sorprendentemente simile a quelli dell'Alto Reno, anche nel Canto della questua, nella richiesta di uova e nella maledizione tradizionale:
| ALTO RENO | PITEGLIO |
| "VIENE DI MAGGIO CHE FIORISCE L'ERBA LE VOSTRE GALLINE FACESSER SOLO MERDA E BENE VENGA MAGGIO" | "SE DUE UOVA NON CI DATE PREGHEREM PER LE GALLINE CHE DA VOLPI E DA FAINE VI SIAN TUTTE DIVORATE SE DUE UOVA NON CI DATE |
In entrambi i casi, terminato il "giro del maggio", con le uova raccolte si preparavano delle frittate. Inoltre sia a Piteglio che in Alto Reno (cfr. Nueter, 1978, n. 2, p. 19) era diffusa la tradizione di dichiarare il proprio amore ad una ragazza attraverso il Canto del Maggio.
Significato
Le feste della Primavera (a cui il Maggio si ispira) sono fondate sul mito della nascita del mondo, del rinnovamento ciclico della natura, della resurrezione. E' per questo che si cercano e si consumano le uova, simbolo cosmico per eccellenza, germe dal quale ha origine la vita, ed è sempre per questa ragione che il Maggio è una occasione per professare il proprio amore che costituisce il primo passo verso la realizzazione di una famiglia e quindi di un nuovo stauts (una palingenesi) per il maggiante che si dichiara.
5) LE CROCI NEI CAMPI
Alto Reno
A Pavana, come in altre località dell'Alto Reno, venivano piantate croci nei campi per tenere lontano la grandine (cfr. Nueter, 1978, n. 2, p. 4).
Piteglio
Anche a Piteglio venivano piantate in mezzo ai campi coltivati delle croci, allo scopo di preservarli dalle avverse condizioni climatiche come tempeste o siccità.
Significato
La credenza che la zona aerea fra il cielo e la terra sia il dominio di demoni atmosferici è molto antica ed è accolta dallo stesso San Paolo (Efesini 6, 12). A difesa dei campi, quindi, fin dall'antichità cristiana, si ponevano sopra i campi delle croci difensive.
6) IL BOSSO
Alto Reno
A Pavana si giocava, durante il periodo della quaresima, il "fuori il verde". Così è descritto da Francesco Guccini:
"I due che decidevano di giocare, dovevano sempre portare addosso un rametto di bosso ... perché il gioco consisteva nel sorprendere l'amico avversario in situazioni in cui non potesse avere addosso il rametto" (Nueter, 1978, n. 2, p. 18)
Questa tradizione era viva anche a Lizzano col nome di "fiore verdo" (cfr. La Musola n. 33 (1983), pp. 1 -3). Chi non aveva indosso o in bocca il rametto di bosso doveva dare al compagno di gioco un uovo per Pasqua.
Piteglio
"Durante il periodo quaresimale i giovani usavano fare un gioco detto "a verde" o "a verde in bocca". Il gioco consisteva nel tenere indosso un ramoscello di bosso e, quando i partecipanti si incontravano occasionalmente, il più scaltro, mostrando il piccolo ramo, gridava. "verde?!". L'altro, esibendo il proprio, rispondeva: "verde anch'io!!"" (G. MUCCI, "Fattocisiècche ...", Pistoia, 1999, p. 52)
Significato
La scelta del gioco fondato sul ramo verde è legato agli antichi culti arborei ed è basato sul presupposto del ramo verde come simbolo di rigenerazione ed immortalità.
7) I SASSI SCRITTI
Alto Reno
Dei "Sassi Scritti" posti fra i Comuni di Sambuca Pistoiese e Cantagallo si è detto e scritto molto (cfr. Leonardo de Marchi, "I Sassi scritti delle Limentra", Nueter, Porretta terme, 2000). Si rimanda anche a quanto scritto in altra pagina di questo sito (clicca su tradizioni orali).
Piteglio
A Piteglio esiste un caso sorprendente di "Sasso Scritto" in tutto simile a quelli dell'Alto Reno:
"Un suggestivo esempio di come alcune rocce rappresentin un antico mezzo di comunicazione, ed al tempo stesso rechino scalfiti immagini o simboli sacri, è messo in evidenza da una roccia locata in prossimità della piazza del paese di Piteglio. Un "Sasso Scritto", meritevole di appropriati studi, sulla cui superficie compaiono molteplici idiogrammi (e forse grafemi), fossette e coppole, numerose croci ed ancora, sovrapposta ad una figura somigliante ad un guerriero in arme la frase in latino: "INIMICI / HOMINIS / DOMESTICI /CI"" (G. MUCCI, Op. cit., p. 55).
Significato
Il Significato dei "Sassi scritti" è estremamente complesso, pieno di rimandi a culti astrali, delle terra, della fertilità, dell'acqua. Le coppelle, ad esempio, pare significassero sia l'utero materno che l'acqua feconditrice. In ogni caso la roccia evoca in sé il potere della terra, la cui energia può essere trasmessa a tutti coloro che toccano la pietra stessa.
8) GLI SPIRITI DELL'ACQUA
Alto Reno
Ricordata alla voce "Borda" del Dialetto del Pavanese di Guccini (edizioni Nueter, 1998) la credenza di non bere acqua alle fontane nelle ore notturne poiché potrebbe entrare nel corpo un spirito.
Piteglio
Anche a Piteglio esiste la credenza di non bere alle fontane nelle ore notturne per paura che possano entrare nel corpo gli spiriti che vivono nell'acqua.
Significato
In quanto fonte di vita l'acqua è elemento eminentemente sacro; è noto che al concetto di sacro si accompagna anche quello di proibizione (si pensi al latino "sacer"). Il "tabù" viene dunque collegato a spiriti che si manifestano nelle ore notturne, tradizionalmente legati all'Erebo e a Ecate.
A questi esempi ne potrebbero seguire altri come la "Guazza di San Giovanni" o le Rogazioni che avvenivano sia in Alto Reno che a Piteglio.
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La nostra è dunque più una cultura toscana e appenninica (oltreché pagana) che una cultura "padana". Significativamente anche alcune storie raccontate dalle nostre parti (come il ballo angelico ricordato in tradizioni orali) appartengono più a un substrato appenninico e centroitalico; un esempio è offerto dalla favola pavanese del bambino che buttava le briciole di pane (raccontata da Guccini a pagina 81 delle Cronache Epafaniche), del tutto identica a un racconto tradizionale di Viterbo raccolta ne "Il Libro delle Veglie" pubblicato da Vallardi nel 1988 (pp. 175 - 176, 179).

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