
IL CASO DI CASTEL DI CASIO
FERRO E FOSFATI NEGLI ACQUEDOTTI
DI MOSCACCHIA E POGGIOLINO
In W I CROCHIONI! abbiamo scritto che noi altorenani siamo "metechi apolidi di una terra di confine". Il "caso di Casio" (Moscacchia e Poggiolino) è emblematico:
Brevissimo cenno a questa vicenda che esplose nell'estate del 1995
Numerosi superamenti dei limiti previsti dalla legge (all'epoca il DPR 236/88) per parametri batteriologici e per il parametro ferro
Non sostituzione dei tubi in ferro (usurati) per risolvere il problema, ma utilizzo di una sostanza chimica a base di fosfati. .
Non fu avvisata la popolazione della scelta di introdurre una sostanza chimica diversa dai normali sistemi di potabilizzazione, questo in contrasto palese con la Direttiva emanata dal Presidente del Consiglio dei Ministri recante "Principi sull'erogazione dei Servizi Pubblici" del 27 gennaio 1994, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 22 febbraio 1994 n. 43:
"Gli utenti sono informati di tutte le decisioni che li riguardano, delle loro motivazioni e della possibilità di reclamo avverso ad esse" (DPCM 27/01/1994, Titolo II, paragrafo 3, punto 4)
Ovviamente il soggetto attivo nella vicenda è uno solo: ACOSER/SEABO/HERA
Società che all'epoca pensava anche di sfruttare una sorgente montana per l'imbottigliamento di acqua minerale.
I resti di un antico acquedotto romano