IL DIALETTO PORRETTANO
Elementi toscani del dialetto parlato a Porretta

Piazza della Liberta all'inizio del '900
Sappiamo che a Porretta e in altre zone limitrofe vengono quotidianamente usati vocaboli tipici del vernacolo toscano / pistoiese come "neccio", "brocciolo", "frugiata", "botta", (clicca su LA BOTTA), "vizadro" etc. Anche dal punto di vista fonetico il dialetto parlato a Porretta risulta debitore del toscano, staccandosi in tal modo dal dialetto bolognese e dai dialetti "gallo - italici" in generale [1]. Una pur sommaria esemplificazione per punti ci offre, infatti, questi elementi:
a) l'uso della "o chiusa" (come in italiano e in toscano) in parole come "stomg" e "codga" (stomaco e cotica), mentre in bolognese si ha la "o aperta";
b) l'uso della "e aperta" (come in toscano e in italiano) per parole come "perdga" (pertica), al contrario il bolognese ha la "e chiusa";
c) il mantenimento (con un esito di tipo italiano e toscano), in alcuni limitati casi, delle consonanti doppie laddove, nel bolognese, avviene il cosiddetto "scempiamento" (ad esempio il porrettano "scranna" rispetto al bolognese "scrana" per seggiola) [2];
d) lo scempiamento (con un esito di tipo italiano e toscano) delle vocali geminate, tipo la "aa", usata nel bolognese (ad esmpio il porrettano "aldam" al posto del bolognese "aldaam" per il letame);
e) la trasformazione in consonante sonora "c" della "z" in parole come il bolognese "raenz" che diventa il porrettano "raenc", o "sdaaz" che diventa "sdac", con esito finale molto più simile al toscano e all'italiano che ha, infatti, "rancido" e "setaccio". La trasformazione della "z" in "c" è peraltro un elemento fonetico fondamentale per tracciare la linea di demarcazione fra le aree di influenza toscana rispetto alle aree di influenza dialettale gallo - italiana (es: il vocabolo "macia" toscano diventa il settentrionale "mazera"). Infondata, dunque, l'interpretazione di chi sente in qualche modo emiliana la parola sambucana "rancego" perché assimilabile al porrettano "raenc" [3].
f) nella nostra ricerca è emerso l'uso di "mp" e "mb" (di tipo toscano - pistoiese (cambera, tempo)) in luogo delle forme bolognesi "nb" e "np": porrettano "gamba" vs. bolognese "ganba", porrettano "témp" vs. bolognese "tenp" (andrà tuttavia doverosamente segnalato che in una distinta ricerca sul dialetto porrettano portata avanti dal Dott. Daniele Vitali gli intervistati hanno mostrato, all'apposto, una tendenza all' uso dei nessi "nb", "np" più propriamente 'bolognesi')
g) l'uso di -i finale per rendere i plurali maschili come in italiano e in toscano (al contrario il bolognese usa la metafonia)
h) l'uso discontinuo della negazione ridondante "brisa". Spesso in porrettano, in continuità coi dialetti toscani e coi dialetti meridionali altorenani, la negazione è semplice
i) assenza dell'anteposizione del verbo al sintagma nominale soggetto nelle frase interrogative
Tornando alle lettere a) e b) si può dire, dunque, che in alcuni casi si riscontra nel porrettano, e in altri dialetti altorenani (si pensi ai vocaboli pavanesi "stomgo" e "perdga" che hanno rispettivamente la "o chiusa" e la "e aperta"), ciò che Guccini giustamente rilevava per l'italiano parlato dai Pavanesi:
l'uso di una modalità espressica fonetica di tipo anche toscano, con le vocali giustamente accentate /ad esempio: "bène" anziché un più bolognese "béne".
Per il porrettano si può dunque parlare di un dialetto di tipo emiliano, ma tuttavia segnato da influenze manifestamente toscane [4].
NOTA:
[1] il dialetto porrettano è comunque, fra i dialetti in uso nell'Alto Reno, tra i più simili al bolognese (anche se da esso facilmente distinguibile). Ben diversa appare la situazione nelle zone più alte della montagna (Lizzano, Granaglione, Badi, ma anche Castelluccio) che risentono maggiormente degli apporti del "parlar toscano".
[2] La voce “scranna” è in E. FERRARI, “Tracce di isoglosse e sostrato” (p. 17):
“Spostandoci nella zona di Posola troviamo superstite solamente il vocabolo ‘seggiola’, mentre a Porretta, al contrario, a livello dialettale troviamo unicamente ‘scranna’.
Andando poi in città, a Bologna, possiamo notare che nel dialetto petroniano siamo di fronte alla caduta di una ‘n’: ‘scrana’”.
Circa questa caratteristica del dialetto porrettano, tuttavia, non diamo certezze dato che, in più occasioni, abbiamo assistito ad esempi dialettali in cui il porrettano seguiva esclusivamente il modello bolognese dello scempiamento delle geminate consonantiche.
Circa il caso “scrana – scranna” è da osservare che, a volte, gli informatori (anche se anziani e madrelingua dialettale) possono usare forme italiane o italianizzate (è il caso di un impressionante “ricotta” raccolto a Casa Fazietto (frazione a niord del centro urbano di Porretta) e citato in un numero di Nueter).
Va peraltro evidenziato che anche sul vocalismo lungo i pareri non sono concordi, citiamo in proposito ancora Vitali in una sua e mail dell'estate 2006: "secondo me ci sono vocali lunghe e brevi, nelle distribuzioni che si possono prevedere per un dialetto della montagna bolognese. Ciononostante, gran parte del sistema vocalico, compresa la lunghezza, sembra instabile e sottoposta a diverse oscillazioni, che rendono il quadro non chiarissimo rispetto per esempio al grizzanese o al gaggese". La spiegazione di queste oscillazioni ci pare di rintracciarla in un passo di una successiva e mail (del 07/11/2006) di Daniele Vitali: "L'altra volta avevo registrato una persona sola, che oscillava fra soluzioni più 'montane medie' e altre più 'montane alte'. Questa volta ne ho sentiti due, uno più 'montano medio' e uno più 'montano alto'. Per cui la variabilità è a livello del dialetto, non della singola persona, che infatti mi era sembrata un ottimo parlante. Tutto normale per un dialetto di frontiera e che quindi presenta un 'modello debole' (per chiarirci: i dialetti 'montani alti', cioè quelli della Sambuca o di Lizzano, sono di frontiera, ma rappresentano un 'modello forte' in quanto ben caratterizzato. Lo stesso dicasi per il grizzanese o il gaggese, che essendo "montani medi" e non troppo dissimili tra loro rappresentano un altro modello forte. Invece il porrettano è un 'modello debole' perché instabile, molto aperto agli influssi dei vicini e sentito come 'ibrido' dai suoi stessi parlanti)".
[3] è il caso di Edgardo Ferrari che, a pagina 12 del suo lavoro sulle isoglosse e sostrato dei dialetti pavanese e sambucano, attribuisce la "c" di rancido a una caratteristica emiliana, mentre invece è tipica del toscano e del pistoiese (cfr. il pistoiese "rancio" con indentico significato di rancido). Il Ferrari ricorre in un secondo errore e anche in una svista che ricordiamo velocemente: "logo commodo" (usato da Sambuca a Pavana, da Campeda a Posola, etc.) è termine squisitamente pistoiese (p. 114 del "Vocabolario Pistoiese", Pistoia 2000); il nostro "bioscio" viene tanto dal bolognese "bios" che dal toscano "bioscia" (cfr Nueter, XXIV , 1998, p. 374).
[4] in effetti questa situazione linguistica del porrettano sta scomparendo, il Guccini infatti c'informa che "anche il dialetto porrettano di una volta era molto vicino a quello di Lizzano o di Castiglione. Col passare del tempo però Bologna ha esercitato una influenza sempre maggiore, così a Porretta il modo di parlare è un po' mutato" (Nueter, XXVII, 2001, p. 259). Così quasi ci commuoviamo a sentire un vecchio porrettano (Giorgio Mucci classe 1924) usare ancora la NOSTRA parola "sdac" anziché lo straniero "sdaaz"! .Sempre sul porrettano è da registrare questa notizia che ci viene dallo studioso bolognese Daniele Vitali: "Dunque, sono stato a Porretta nel 2001, per cui andando a memoria posso dirle che il porrettano mi ricordava i dialetti della media montagna
bolognese, ma con delle caratteristiche da dialetto piú vicino al Crinale,
tipo i plurali maschili in -i. Mi chiesi dunque se ero in presenza di un
anello di congiunzione o di un dialetto un tempo di Crinale poi influenzato dai dialetti che si trovano meno in quota o direttamente da Bologna. La latitudine a cui si trova Porretta mi fece propendere per l'ipotesi dell'influenza successiva, ma bisognerà andare a vedere materiali e appunti, fare ulteriori ricerche ecc. prima di esprimere un giudizio definitivo".
per comprendere l'evoluzione dal Bolognese al Pistoiese, clicca anche su:
IL SETACCIO DA BO A PT
e anche su:
Un indovinello fra sambucano, porrettano e bolognese
Sul dialetto parlato a Castelluccio (vedi nota 1) clicca sotto:
il dialetto di Castelluccio (Frazione di Porretta Terme)
per leggere una favola in 'porrettano'
La favola di Giovanni del Buonconforto (raccolta a Silla)
La favola del lupo della volpe e del cane (raccolta a Silla)
per leggere alcuni termini nel dialetto porrettano clicca qui
BIBLIOGRAFIA
Per la bibliografia di più facile reperibilità si rimanda a:
EDGARDO FERRARI,Tracce di Isoglosse e sostrato nei dialetti pavanese e sambucano, Sambuca Pistoiese 1997
FRANCESCO GUCCINI, Dizionario del dialetto di Pavana, Nueter, Porretta Terme, 1998
sui riferimenti al porrettano nell'opuscolo di Ferrari clicca qui
sullo strano caso di c per z nel dialetto porrettano clicca qui
una interessante ANALOGIA del porrettano col bregagliotto cliccando qui
il porrettano nel 1910 cliccando qui
Un importante articolo di Daniele VItali sul porrettano cliccando qui