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IL TREPPIESE E LA QUESTIONE GARFAGNINA

Come è noto una delle ipotesi più ricorrenti sull'origine del dialetto treppiese vuole che Treppio sia una colonia garfagnina. Tale ipotesi trova la sua principale interprete nella Dottoressa Lia Bonzi che nel suo "Piccolo Dizionario del Dialetto di Treppio" (Nueter, XXVI, 2000, pp. 145 - 192) registra alcune peculiarità tipiche del vernacolo lucchese nel dialetto di Treppio:

1) la desinenza "ono" (p. 154);
2) il dittongo "ié" (p. 154);
3) il suffisso "otto" (p. 154);
4) l'apocope dell'infinito (vedi alla voce "avé");

A cui aggiunge l'uso del pronome possessivo enclitico "babeta", "mameta" (p. 154) e che tuttavia ella stessa riconosce essere stato in passato diffusamente presente in tutti i dialetti toscani (Nueter, XXVI, 2000, p. 159). E' da osservare che in aree marginali ed isolate (è il caso di Treppio) è più facile osservare la sopravvivenza di forme linguistiche altrove superate (cfr. il pistoiese medioevale "edios" con il moderno "eghiu" usato in Corsica per indicare il capretto (G. Rohlfs, "Studi e ricerche", Firenze, 1999, p. 184)).

Circa le ultime tre caratteristiche registriamo che le stesse sono presenti anche nel vernacolo pistoiese, come si può constatare leggendo il "Vocabolario Pistoiese"pubblicato dalla Società Pistoiese di Storia Patria nel 2000:

I) il dittongo "lucchese" 'ié' sopravvive a Pistoia accanto alla forma 'iè' nella parola "pietra" (p. 134). Inoltre il dittongo 'ié' lo troviamo anche per "diétro" (p. 84), "magliétta" (p. 226), "pappié" (p. 130), "piétta" (p. 135);
II) il suffisso -otto è particolarmente presente a Pistoia (cfr. calcagnotto, calzinotto, cannocciotto, caporotto, cicciolotto, ciciotto, etc.);
III) l'apocope dell'infinito è frequentemente usata dai pistoiesi per colorire gli esempi (p. 17).

Per quanto riguarda la desinenza "ono" (-onno con scempiamento consonantico per influsso settentrionale) la stessa la troviamo attestata a Pistoia e a Montale Pistoiese ("lavoronno" e "tornonno" citati alle pagine 41 e 66 di "Racconti popolari pistoiesi" (Edizione Can Bianco, Pistoia, 1984) e "domandonno", "addomandonno" alle pagine 221 e 222 di "Fiabe Toscane" (Mondadori, Milano, 2002).

La questione dell'attribuzione garfagnina (ovvero della presenza di una colonia proveniente dalla garfagnanaa Treppio) del dialetto di Treppio è dunque tutt'altro che certa (immaginiamo che uno studioso come il Barbagallo, ad esempio, l'abbia scartata prima di giungere alla sua ipotesi del "relitto linguistico") (1).

Tale incertezza trova ulteriore prova dal fatto che il fenomeno dell'affricazione (attestato a Treppio e in Garfagnana) è presente anche a Montale (PT) e  a Firenze (fiorentino popolare "figghio", "pagghia", "mogghie" (G. Rohlfs, "Grammatic Storica", Torino, 1999, p. 396 e "Fiabe Toscane", Mondadori, Milano 2002, pp .220 - 222)) (2).

Da escludere, comunque, una origine meridionale del dialetto di Treppio in quanto il fenomeno della cacuminalità a Treppio risulta essere diverso da quello meridionale (cfr. L. Bonzi, Piccolo Dizionario del Dialetto di Treppio, in Nueter XXVI, 2000, p. 156) e che a Treppio non esistono altri fenomeni riconducibili ai dialetti meridionali.

Sempre rimanendo in tema di cacuminalità è da ricordare che a Treppio risultano assenti due fenomeni garfagnino - apuani così come ricordati da Rohlfs a pagina 331 della sua "Grammatica Storica":

1) la cacuminale relativa all'articolo ille (a Vagli di Sotto "l'inferno"  è detto "d'inferno");

2) la cacuminale del pronome personale (a Gorfiglio "l'ho saputo" diventa "d'ho saputo);

NOTE: 

(1) La risposta decisiva alla "questione garfagnina" per Treppio sarà possibile, tuttavia, solo da un punto di vista storico. A favore dell'ipotesi di Treppio come colonia garfagnina testimoniano, a nostro modesto avviso, tre indizi:

I) A Treppio non risultano attestate le tipiche "mummie" (maschere di pietra) altorenane. Si tratta di un caso unico in tutto il Comune di Sambuca Pistoiese (cfr. AA.VV., "Storie della Sambuca", Pistoia, 2001, p. 154), un caso che lascia supporre che una popolazione differente si sia sostituita a quella locale in epoca recente;

II) A Treppio è presente una Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo con caratteristiche ignote a buona parte delle "nostre montagne tosco - emiliane" (Nueter, 1980, n. 2, p. 42);

III) Nella prima metà del XV secolo il territorio sambucano rimase praticamente spopolato (cfr. Dizionario Toponomstico del Comune di Sambuca Pistoiese, Pistoia, 1993, p. 12). Nel caso di Torri è attestato che la popolazione fu sostituita (incoraggiata dai benefici offerti dai pistoiesi) da una colonia composta da quaranta reggiani (cfr. AA.VV., Storie della Sambuca. Pistoia, 2001, p. 110); come è noto la provincia di Reggio Emilia confina con la provincia di Lucca.

E, tuttavia, questi indizi non paiono decisivi in quanto:

a) a Torri non si ha alcuna traccia di cultura reggiana (gli abitanti di Torri sono, anzi, i più "toscani" della Sambuca);

b) a Torri la tradizione delle "mummie" è ben attestata;

c) uno storico prestigioso come il Rauty è così poco convinto dell'ipotesi garfagnina da ritenere più credibile quella della sopravvivenza Ligure (cfr.N. RAUTY, "Sambuca dalle origini ala età medioevale", Pistoia, 1990, p.5).

(2)  Riflettendo sulle prove addotte dalla Bonzi per la garfagninità di Treppio ci è venuto in mente una altra cosa sospetta...

La Bonzi sostiene che gl- > ghi- è attestato in Lunigiana e Garfagnana e che tale nesso è presente anche anche a Treppio. Consultando il Dizionario, tuttavia, appare un solo caso di gl- > ghi ed è per "gli" > "ghi". Ora questo "ghi" non prova nulla se si considera che è presente anche a Montale Pistoiese ("una sera cue' due vecchi ghi steano borbottando", "che ghi arria cuasimente alle nugole" (AA.VV. "Fiabe Toscane", Milano, Mondadori 2002, p. 220).

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