SCEMPIAMENTI E ISOGLOSSE
il nucleo di questo articolo è: dove inzia la Toscana? dove finisce l'Emilia?
Per affrontare questo argomento occorre partire da un altro confine, quello fra Emilia e Romagna.
Secondo Dante i confini della Romagna sono descritti "fra il Po, il monte, la marina e il Reno", ma secondo lo scrittore Antonio Baldini questo confine è dettato dal liquido che viene offerto ai viandanti:
finché vi daranno dell'acqua siamo ancora in Emilia, quando vi offriranno vino, allora, siamo in Romagna.
Per quanto riguarda il confine linguistico fra Emilia e Toscana ci troviamo di fronte a una situazione simile a quella descritta dal Baldini: il confine è tracciato da isoglosse, cioè da una serie di fenomeni linguistici che separano il Nord dal Centro Italia. Queste isoglosse si concentrano in una stretta fascia geografica definita "linea Rimini - La Spezia".
A partire dagli studi di Rohlfs i principali elementi che separano i dialetti toscani da quelli settentrionali sono la sonorizzazione delle consonanti intervocaliche occlusive (es: ortiga anziché ortica) e lo scempiamento delle consonanti doppie (es: gata anziché gatta). A questi elementi il Rohlfs aggiunge la palatizzazione di "a" davanti a "l" (es: elto anziché alto), la trasformazione di "e aperta" in "e chiusa" (es: il sambucano "cego"), la trasformazione di "uo" in "o chiusa", etc.
L'esito di questa interpretazione porta a spingere verso sud il confine dei dialetti settentrionali, offrendo della linea Rimini - la Spezia una visione unilaterale. A nostro avviso, quindi, occorre ribaltare il modo in cui i nostri dialetti dell'Alto Reno sono posti all'interno della linea di separazione La Spezia - Rimini.
All'interno di questa linea infatti si affievoliscono fino a scomparire del tutto alcuni elementi che caratterizzano i dialetti emiliani e/o settentrionali in genere, ovvero (il che è lo stesso) si manifestano caratteristiche dei dialetti toscani, ad esempio:
1) caduta del fenomeno delle vocali lunghe: è incredibile che nessuno si sia accorto che ben all'interno del confine emiliano (porrettano aldam oppure badese bur) avviene lo scempiamento delle vocali geminate (bolognese aldaam e buur), questo fenomeno si oppone a quello dello scempiamento consonantico osservato da Rohlfs [1];
2) trasformazione della forma emiliana di "o aperta" nella forma toscana di "o chiusa" in parole come il porrettano "codga" e dello emiliano "e chiusa" nel toscano "e aperta" in parole come il porrettano "perdga";
3) mantenimento in molti dialetti dell'Alto Reno bolognese delle vocali "a", "e", "i" postoniche di parola proparossitona (es: il badese "cendere") che nei dialetti settentrionali tendono generalmente a cadere;
4) mantenimento in buona parte dell'Alto Reno delle "e" e "o" finali se non precedute da "n" (es: il lizzanese "brocciolo"), fenomeno sconosciuto nei dialetti emiliani che tendono sistematicamente a eliminare le "e" ed "o" finali;
5) lambdacizzazione della geminata "rr" in "ll" in parole come il badese "ramallo", fenomeno sconosciuto nei dialetti settentrionali, ma ben noto in realtà come Pistoia (pistoiese "ramallo" per "ramarro");
6) sonorizzazione in "c" della "z" in parole come il porrettano "sdac" a fronte della forma settentrionale "sdaaz";
7) il passaggio di "m" postonica di parola proparossitona > "mb" (es: il treppiese "cocombero") [2];
8) caduta delle vocali d'uso settentrionali o emiliane e sostituzione con vocali di tipo toscano (es: il pavanese "grostin" al posto del bolognese "grusten");
9) diversamente da quanto avviene nel settentrione mantenimento (vedi Pavana, Granaglione, Lizzano) delle consonanti doppie, tranne nel caso che la parola non abbia più di due sillabe con la doppia consonante che precede la vocale accentata (es: pavanese "gallo" e bolognese "gal");
10) l'assenza generale (es: pavanese, lagaccese, badese, lustrolese) di metafonia (caratteristica esclusiva del toscano [3])
11) etc. (es: la metatesi di "r" nel pavanese "dredo" (vedi pistoiese "dreto" per "dietro").
E questo per non parlare della realizzazione dei plurali maschili in -i anziché in -s o in metafonia o, ancora, la realizzazione dei nessi latini "cl" e "gl" con "ch" e "gh".
Come si vede, focalizzando diversamente gli oggetti della ricerca, si ottiene che la linea La Spezia - Rimini non risulta più la punta massima di espansione a sud dei fenomeni linguistici settentrionali, ma la punta massima di espansione a nord dei fenomeni linguistici toscani.
In altre parole la linea di confine Rimini - La Spezia non è una linea a senso unico di penetrazione (nord - sud), ma una linea a doppio senso di penetrazione (nord - sud / sud - nord).
Riteniamo perciò corretta la definizione per i dialetti della nostra zona di dialetti "gallo toscani" o "tosco - gallici" a testimonianza dell'osmosi reciproca fra Nord e Toscana!
nota:
[1] analoga opposizione si presenta in Alto Reno fra il settentrionale "sg" (reso anche "j") e il toscano "sc". Il primo si presenta in varie zone del Comune di Sambuca Pistoiese, il secondo è variamente attestato nell'Alto Reno bolognese. E' tuttavia possibile che "sg" sia evoluzione della stessa "sc" toscana.
[2] "Riconducibili a caratteristiche toscane sono invece ... il passaggio di m postonica di parola proparossitona > mb caratteristica pistoiese e lucchese" (L. Bonzi, 'Piccolo DIzionario del Dialetto di Treppio", in Nueter, XXVI, 2000, p. 154). Vedi anche G. Rohlfs, "Grammatica Storica della Lingua Italiana e dei suoi dialetti", Torino, 1999, p. 334.
[3] cfr. (a titolo d'esempio) C.GRASSI, A.A.SOBRERO, T.TELMON, "Introduzione alla dialettologia italiana", Laterza, Bari, 2003, p. 59).
aggiornamento del 21/06/2003. Abbiamo letto in una mailing list della Associazione Lingusitica Padana un riferimento a questa pagina. Secondo l'estensore della nota 'padanista' tutte le caratteristiche da noi elencate come toscane non sarebbero toscane, ma padane. Infatti: 1) l'assenza del vocalismo lungo si può trovare in Piemonte, in Lombardia, nell'Istria e (bontà sua) in Romagna! 2) nel ligure, nel veneto e nell'istrioto si mantengono le vocali finali (vale la pena ribadirlo: ligure, veneto, istrioto!); 3) il passaggio di a in e (grusten anziché grostin) è solo dei dialetti emiliani (emiliani!); 4) forme simili a "dreto" le troviamo in Piemonte, in Liguria, in Lombardia (!!!). Lasciamo a chi legge le considerazioni relative alla serietà di un simile intervento... al massimo serve a correggere il tiro, a parlare di Emilia e Toscana anziché di Settentrione tout court e Toscana, ma la sostanza non cambia: La Linea Rimini - La Spezia non passa mica né in Lombardia né in Veneto (lì c'è il Po e il Piave, ma quella è altra storia...!). L'Alto Reno inoltre non ha nulla a che fare né con la Romagna, né con la Liguria (e si vede). Storicamente... poi ...basta leggere l'articolo sull'origine dei nostri dialetti! (1)
Riportiamo comunque il testo di una lettera che abbiamo inviato a questa "Associazione Linguistica Padana":
"Cari signori, voi potete anche credere che a Lagacci (che non sapete neppure dove sia) si parla un dialetto simile toscano al perché a Lagacci (o a Pavana) ci sono influenze Romagnole, Liguri o Venete!!!! (sic!!!!!), tuttavia v'informo:
1) che il lessico di Badi (provincia di Bologna) ha per 6 coincidenze col bolognese ben 7 coincidenze col pistoiese!!!);
2) che la Toscana confina con l'Alto Reno e interi pezzi dell'Alto Reno sono in Toscana;
3) che Pavana, Sambuca, Treppio, Torri, Lagacci, Fossato sono TOSCANA da 14 secoli! Porretta, Granaglione, Badi etc. lo sono stati per 6 secoli (pensate che 14 secoli o 6 secoli di storia toscana non abbiano influenzato i nostri dialetti? O credete davvero che sia stata la Serenissima Repubblica Veneta???!!!);
4) che Pistoia dista 30 Km da Porretta mentre Bologna dista 60 Km da Porretta!!!
V'informo peraltro che esiste il RASOIO DI OCCAM (entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem!). Se un dato fenomeno linguistico si trova a Pistoia (30 km da Porretta) e non si trova a Bologna voi non dovreste collegarlo a quanto avviene in Veneto, in Liguria o a Rimini!! Altrimenti mi dovete spiegare anche perché un fenomeno veneto o istriano è presente in Alto Reno e non a Bologna!!!"
E' evidente che ciascuno è libero di pensare nel modo che ritiene più opportuno! Vale la pena ricordare tuttavia che il criterio veneto o ligure per spiegare caratteristiche non felsinee dei dialetti dell'Alto Reno è, da un punto di vista strettamente linguistico, paragonabile ai tentativi di spiegare l'etrusco col sanscrito o con l'ucraino moderno, ovvero il bolognese con il punico... Queste teorie hanno avuto tutte la dignità di stampa, ma basta poco a comprenderne la serietà!(2)
NOTA:
(1) Oppure dobbiamo pensare che in Alto Reno si parla il 'Padanese Puro' e che tutte le lingue della 'Padania' sono aberrazioni dell'archetipo altorenano (che riassume in se stesso tutte le caratteristiche delle lingue padane)? Per saperne di più clicca anche su ladino e lingue gallo - toscane.
(2) lo stesso interlocutore 'padanista' in altra pagina della mailing list di ALP scrive una lettera al prof. Hull: "Te mande una descrizion de les caraterìstiches specìfiches, comunes con lo padaneis, con lo dialèt de les Grafagnaunes o con lo toscaun de la parlada d'est païs [Treppio] ... - m depuoi de la vocal acentuada ent les paraules proparossìtones (come en luccheis e pistoieis) > mb, p.ex: càmbera 'room'...". Per il nostro m > mb evidentemente è toscano!