ORBETTINI, LUCERTOLE E RAMARRI

Piccoli e simpatici abitatori delle nostre montagne sono gli orbettini e le lucertole. Della lucertola, a cui pure è dedicata una costellazione (Lacerta, tra Pegaso e Andromeda), si narra ogni bene: è lei che anticipa la primavera (a Bologna dicono che "PAR SANT'AGNEIS CORR LA LUSERTA PR AL PAIEIS"), ed è lei che ha abbreviato i dolori di Cristo durante la passione secondo una pia tradizione popolare.
E questo bene è del tutto meritato se si pensa che essa si nutre di insetti, molti dei quali sono nocivi per l'agricoltura: per questo è un animale molto utile.
Molto utile è pure l'orbettino, perché anche questo innocuo serpentello (in effetti molto più parente delle lucertole che non di bisce e di vipere) si nutre di animali dannosi alle coltivazioni.
Cambiando discorso spendiamo qualche parola sul modo in cui la lucertola è chiamata a Treppio: Dugertola, dove la "D" è una "L" modificata per cacuminalità e la "g" va letta come la "j" del francese "jardin", secondo una variante fonetica tipica delle forme dialettali gallo - toscane dell'Alto Reno (1).
Rimanendo in tema di lucertole, e affini, val la pena ricordare che in diverse zone dell'Alto Reno il ramarro è chiamato "ramallo", proprio come a Pistoia (cfr. il vocabolario di pistoiese pubblicato nel 1984 e ristampato nel 2000 dalla Società Pistoiese di Storia Patria (2)).
note:
(1) Il Rohlfs (pag. 479 della sua Fonetica della "Grammatica storica della Lingua Italiana") c'informa che a Pistoia era in uso la forma "ugertola" per lucertola. Considerato che la "g" viene pronunciata in forma leggermente sibilante si può ritenere che l'assibilazione che si nota nel treppiese "dujertola" (e quindi più in generale in tutte le forme "j") sia derivata da una esasperazione del fenomeno toscano.
(2) sulla leggenda del ramarro clicca su: la leggenda del ramarro