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Quando il merlo canta

Da microstoria Anno IV n. 26 (novembre / dicembre 2002) pp. 26 - 27

 

MUSA CHE SORGI DA QUELL'ARIA FINE

Musa che sorgi da quell'aria fine

Dall'acqua fresca e molto frequentata

Dove fanno i poranci e le scarline

Dove ne sta la neve riservata

Dove pasce le pecore e caprine

Dove Teresa ne fu abitata

'N vetta i' Bucciana tutto l'Appennino

(Là che) si scopre Cantagallo

e (tutto) il Monachino 

ASCOLTA il brano cliccando sotto

http://it.geocities.com/kenoms3/altorenotoscano/tradizioni/musa.mp3

"... Ci sono canzoni e musiche del nostro patrimonio folkloristico, oggi recuperate con registrazioni di testimonianze orali (anziani che ripetevano quei canti a memoria - da qui l'abbondanza delle versioni) che raccontano gli aspetti della vita toscana di quel modo di vivere tra la fine dell'Ottocento e la seconda metà del Novecento quando gli italiani (possiamo ancora vederli nelle foto d'epoca) vestivano i calzoni e le maglie di lana sulla pelle, con i visi arricciati, le mani incallite dal lavoro della terra e l'aria di chi non ha mai visto niente se non il bosco, il gregge e il campo.

Poco tempo fa è uscito su cd "Quando il merlo canta", un interessante raccolta di canti e suoni delle migrazioni stagionali in Toscana tra Appennino, Corsica e Maremma, tre terre lontane tra loro ma unite dal filo di tutte quelle persone (nonni, bisnonni di molti di noi) che si spostavano dall'una all'altra o per la transumanza delle greggi, o per fare il carbone. Da questi pezzi di tradizione musicale toscana è facile quindi ricostruire, come dicevamo, un pezzo della nostra microstoria. Da alcuni versi per esempio di Musa che sorgi da quell'aria fine (ottava rima), canto di una pastora nata a Castello (Cantagallo) nel 1861, si può intuire infatti il paesaggio alpestre di pastura fra l'Alta Val del Bisenzio e l'Alta Val del Reno, nel bel mezzo dello spartiacque appenninico.

... L'ottava rima è un componimento poetico cantato, molto diffuso in Toscana, a schema metrico fisso e intonato su una linea melodica che pò mutare leggermente tra una zona e l'altra della regione. I primi esempi risalgono addirittura al Boccaccio e, anche se non sappiamo esattamente la data di quella improvvisata, possiamo immaginare che nella Toscana del trecento fosse anch'essa praticata da qualche cantastorie o menestrello. Con il modulo fisso dell'ottava, molti aspiranti "poeti" o "cantori" o più semplicemente gente comune, talvolta addirittura analfabeta, poteva cimentarsi in racconti di fatti, storie oppure fare a gara (a contrasto) con un altro "bernascante" su due soggetti contrastanti senza bisogno di conoscere la musica o di avere strumenti musicali, utilizzando solamente la propria inventiva e la voce. Era (ed è ancora) con una ottava che i "maggiaioli" chiedevano il permesso di cantare in un casale oppure per mandare accidenti a qualche padrone particolarmente avaro e inospitale..."

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