
RACCONTI DI VEGLIA COME ARCHETIPO DELLA CULTURA APPENNINICA
Un esempio di archetipo letterario e fantastico della nostra cultura appenninica è rappresentato dai racconti che hanno per protagonisti la morte e gli anziani. Particolarmente simili fra loro (e straordinariamente evocativi) sono quelli che di seguito riportiamo:
RACCONTO DI BADI (Appennino Bolognese)
"Ci fu una volta un uomo che si sentì vecchio, ma così vecchio da muorire presto. Allora, pensando di lasciare qualcosa ai suoi nipoti, andò in un campo e piantò un ciliegio, un pero, un melo, un sorbolo e un nespolo.
Gli anni passarono e la morte non si fece vedere fin quando, un giorno, il vecchio era intento a mangiare ciliegie.
Allora il vecchio chiese che la morte tornasse un'altra volta, così che potesse finire le ciliegie.
La morte tornò al tempo delle pere, ma l'uomo chiese alla morte di tornare un'altra volta, così che potesse mangiare anche le pere.
E così fece anche quando maturarono le mele, le sorbole e le nespole ...
'E fu' acusci' che l'ommo a fregatte la Morte'".
(Riduzione de "La Fola ìd l'ommo ca fregatte la Morte" pubblicata su Nueter, 1979, n. 2, p. 30).
RACCONTO DELLA LIMA (Appennino Pistoiese)
"Una donna arrivò il momento che c'andò la morte. Lei si raccomandava:
- Non mi prende' finché non vedo la mi' Carolina grande!
- Va bene, disse la morte, tornerò allora.
Quando tornò:
- Ora Carolina è grande
- Ma io voglio che si sposi
Passò il tempo e daccapo:
- Eh, ora è sposata, ma voglio arriva' che son nonna.
Allora la morte disse:
- E io lo sai che fo? Io ti piglio, tanto vedo che tu non se' mai in comodo"
(Riduzione di un racconto popolare della Lima contenuto nel volume "Quando i necci erano il pane" di Dina Mucci Magrini, Pistoia, 2002, p. 46).

BRUEGHEL: IL TRIONFO DELLA MORTE