RAPPORTI STORICI FRA ALTO RENO E TOSCANA Parte I
Nell'intraprendere l'analisi storico - sociale di un territorio come l'Alto Reno ci si trova oggettivamente di fronte a difficoltà di ardua soluzione. Questo lavoro non ha pertanto alcuna pretesa di esaustività, ma di semplice indirizzo per la conoscenza storica dell'Alto Reno bolognese e dei suoi rapporti con la Toscana. Si parlerà dunque principalmente di Alto Reno bolognese, ma di fatto si parlerà molto anche di Alto Reno pistoiese.
Le prime notizie relative ai rapporti fra Alto Reno e Toscana risalgono all'antichità e precisamente all'età etrusca. Sfortunatamente la documentazione archeologica di questi rapporti è affidata a limitati elementi di valutazione. Cinque oggetti testimoniano la presenza etrusca in Alto Reno: una statuetta femminile e due kore rinvenute a Burzanella di Querceti (Camugnano), un bronzetto a carattere votivo rinvenuto, nel 1880, nella località di Poggio Gaggiola, in comune di Castel di Casio, ma assai vicino a Porretta Terme e una iscrizione torvata in val Limentra (cfr. per quest'ultima G.BOLDRI, Storia di Casio, vol. 1, pp. 35 ss.). Tali testimonianze, pur nella loro frammentarietà, attestano una presenza etrusca che potrebbe ricondursi alla più volte ipotizzata esistenza di un itinerario etrusco che collegava gli abitati di Misano (nel comune di Marzabotto) e Bologna con l'agro pistoiese e fiorentino.
Secondo diversi studiosi, inoltre, il toponimo "Pavana" sarebbe di origine etrusca, di origine etrusca potrebbe risalire anche il toponimo Taona in comune di Sambuca Pistoiese (probabilmente un teonimo derivante dal dio etrusco Thyna) [1].

Più documentata appare la presenza romana. Nel XVIII secolo furono rinvenute a Porretta vestigia delle antiche Terme romane, delle quali rimane una descrizione nelle parole di Ferdinando Bassi pubblicate nello scritto "Delle Terme Porrettane" (Roma 1768) [2]. La presenza, in epoca romana, delle terme a Porretta lasciano presumere che l'antico itinerario etrusco non fosse abbandonato, ma continuasse a svolgere la sua funzione di collegamento fra pianura padana e pistoiese, funzione che anzi doveva essere esaltata dalla presenza delle Terme.
Un salto di tempo non indifferente separa queste considerazioni dalle più significative notizie di fonte archivistica.
Tra il 570 e il 580 i Longobardi, dopo aver conquistato l'Italia settentrionale, scesero a sud dell'appennino fondando il Ducato di Lucca. Verso la fine del VI secolo anche Pistoia cadde sotto il dominio dei Longobardi, i quali proseguirono la loro spinta offensiva verso nord, insediandosi nelle vallate delle Limentra e dell'Alto Reno. A fronteggiare la risalita Longobarda verso Bologna i bizantini, che pure ebbero insediamenti nell'Alto Reno come sta a tutt'oggi a testimoniare il delubro di Lizzano (il cui stile appare molto simile alle ben più note rotonde ravvennati), dovettero ripiegare verso la linea strategica costituita da una serie di castelli costruiti nel Mugello, in Val di Sambro e nella Media Valle del Reno.
Questo ampio territorio che si estendeva a nord dello spartiacque appenninico fu indicato, per molti secoli, come "iudiciaria pistoriensis", intendendendosi con questa espressione un territorio sottoposto politicamente a Pistoia,
Il 10 febbraio 753 il Re Longobardo Astolfo donò i territori corrispondenti agli attuali Comuni di Lizzano in Belvedere e Gaggio Montano al cognato Anselmo, fondatore della Abbazia di Nonantola. Da allora, e per lungo tempo, tutta la zona rimase soggetta a Nonantola. Solamente attorno al XII secolo il territorio di Lizzano e Gaggio passò sotto l'influenza del Comune di Bologna che vi costruì un potente e complesso sistema difensivo basato su castelli.
Gaggio e Lizzano continuarono comunque ad intrattenere rapporti con la Toscana. Nel primo medioevo, infatti, il territorio di Gaggio fu attraversato da un'importante via di comunicazione che segnava il confine fra bolognese e modenese, raggiungendo la Toscana passando per quel di Fanano.
Il restante territorio dell'Alto Reno continuò, invece, a far parte dei domini dei Longobardi di Toscana.
Sambuca (PT) : il paese
NOTE:
[1] L’attibuzione etrusca per Pavana e Badia Taona non è però sicura.
Per Vittorio Giuliarini (Nueter, anno I, n. 1, 1975, p. 10) Pavana prenderebbe il nome da un romano “fundus Epaphanus”. Lo stesso Giuliarini (idem) nega anche che i reperti di Poggio Gaggiola siano etruschi.
Per quanto riguarda Badia (Fontana) Taona si deve ricordare che la tradizione popolare attribuisce il toponimo Taona a un antico monaco toscano di nome Tao. Per Maurizio Panconesi (“Presente e passato tra gli appennini”, Cento, 2003, p. 134) il toponimo Taona sarebbe un antroponimo di origine longobarda (Taodolfo o Taodelperto).Vale tuttavia la pena sottolineare che il Dio Etrusco Thyna ha come equivalente romano il Dio Giove e di un Monte Giove si parla in molte pergamene relative alla zona dell'Alto Reno (cfr. AA.VV., "La Sambuca Pistoiese", Società Pistoiese di Storia Patria, 1992, p. VII)
[2] Riportiamo l'inizio di questa lunga descrizione: "Tre erano le camere a volta, alte, quadrate, e spaziose con assai robuste mura di grosse pietre di cava e di fiume" (F. BASSI, "Delle Terme Porrettane", Stamperia Giovanni Zempel, Roma, 1768, p. 34).