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RAPPORTI STORICI FRA ALTO RENO E TOSCANA
Parte II
Più tardi, dopo la caduta del Regno di Pavia, il Conte Franco sostituì il Gastaldo Longobardo, ma l'assetto della iudiciaria non subì variazioni. Solo il nome fu cambiato in quello di "Comitatus" essendo soggetta a un "Comes" (Conte). Le pievi di questo territorio rimasero, invece, ricomprese nella Diocesi di Bologna attraverso la Chiesa di Succida, oggi Capanne, nel territorio di Granaglione.
I territori dell'Alto Reno fecero parte, successivamente, dei possedimenti toscani di Matilde di Canossa, la quale diramò anche alcune controversie su Pavana e la Sambuca. Durante questo periodo il territorio dell'Alto Reno rimase soggetto amministrativamente al governo dei Signori di Stagno "vassalli della casa di Canossa". Alla morte di Matilde di Canossa (1115) Bologna cominciò il processo d'assoggettamento dell'antico territorio municipale. Lo Scontro con Pistoia divenne così inevitabile.
Nell'agosto del 1204 il Comune di Bologna stringe con Firenze un'alleanza decennale contro Pistoia.
Cominciano le ostilità e i bolognesi apprestano un corpo di spedizione. Nel mese di giugno del 1205 gli uomini di Stagno confermano la loro sottomissione al Comune di Pistoia, ma durante i mesi successivi i Consoli di Succida abiurano a Pistoia giurando obbedienza al Comune felsineo. Il 7 settembre del 1211 però gli abitanti di Granaglione sconfessano il giuramento del 1205, facendo voto di obbedienza al Comune toscano. Dopo alterne vicende, nelle quali intervennero anche incaricati pontifici, il 16 ottobre del 1219 le parti avverse sottoscrissero un accordo che stabiliva che al Comune di Pistoia restassero Fossato (attualmente in provincia di Prato), Treppio, Torri, Monticelli, Sambuca e Pavana (questi ultimi due come feudo del Vescovo di Pistoia) mentre i rimanenti territori dell'Alto Reno (Moscacchia, Badi, Granaglione, Capugnano, Succida) sarebbero passati sotto la giurisdizione del Comune emiliano.
I territori confermati pistoiesi continuarono però a dipendere ecclesiasticamente dalla diocesi di Bologna fino al 1784, quando anche la giurisdizione ecclesiastica passò a Pistoia.
I territori dell'Alto Reno passati a Bologna furono, stante la loro posizione strategica di confine, fortificati notevolemente e in particolare l'abitato di Casio, passato sotto a Bologna nel 1211, posto com'era a ridosso dell'antica strada che collegava Bologna con Pistoia. Sotto il dominio di Bologna Casio divenne sede di Podesteria (1219) e poi del "Capitano della Montagna", continuativamente dal 1265 al 1447 compreso, quando la sede fu trasferita a Vergato.
L'abitato di Casio, come tutto l'Alto Reno in genere, continuò però a intrattenere strette relazioni con la confinante Toscana. A Casio si svolgeva, infatti, il mercato nel quale si negoziovano le esportazioni della montagna, consistenti in frumento e castagne, contro le importazioni di vino, olio, droghe, spezie, cuoio introdotte da Pistoia,
Un accenno particolare merita, poi, la Pieve di Casio, di probabile origine bizantina, e posta a poca distanza dall'abitato. Questa Chiesa, infatti, venne donata nel 1293 dal Vescovo di Bologna alla Canonica di San Frediano di Lucca, a cui rimase soggetta fino al 1780. Un ulteriore esempio di collegamento culturale tra la nostra terra e la Toscana.

Lungo Frassignoni (Frazione di Sambuca Pistoiese)
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