
LE TERME DI PORRETTA FRA TARDO MEDIOEVO E RINASCIMENTO
In mancanza di contabilità amministrativa le fonti più importanti per conoscere il fenomeno termale fra tardo medioevo e rinascimento a Porretta sono rappresentate dalle novelle di Sabattino degli Arienti e da relazioni scritti da medici del tempo.
Come è noto le località termali erano considerate come luoghi licenziosi e mondani, dedicati ai piaceri corporei e alla dissolutezza (vedi anche N. MACHIAVELLI, La Mandragola, Atto 1, scena 2 dove peraltro è citata Porretta).
In questo quadro s'inseriscono le sessantuno novelle dell'Arienti raccolte sotto il titolo "Le Porrettane". Già nell'introduzione possiamo notare un certo tono "cortese" delle "Porrettane". Conversazione, svago e moto contraddistinguono, secondo l'Arienti, il soggiorno dei bagnanti a Porretta. Tali "attività" peraltro coincidevano con le indicazioni dei medici del tempo che sconsigliavano a un tempo l'ozio pomeridiano e l'eccessiva fatica.
Possiamo altresì certamente affermare che a Porretta, come in numerose altre località termali dell'epoca, la nuova borghesia emergente e le classi sociali egemoni trovavano nelle terme un luogo non solo per curare i corpi, ma anche per dare sfogo alla "pieghevolezza dei sentimenti".
Rimane solo da accennare ora alla provenienza della clientela che a Porretta può vantare il pittore Andrea Mantegna al seguito del Cardinale Gonzaga, ma la più parte erano fiorentini e toscani (come ci informa una nota di un dipendente del mercante pratese Francesco di Marco Datini) a conferma che all'epoca Porretta intratteneva più rapporti col sud toscano che non col nord emiliano.
Vale infine la pena ricordare due tracce toponomastiche di questo passato a Porretta: Vicolo Cerva e Via Falcone che ricordano, nel nome, degli antichi medioevali ostelli.
Un immagine del Rio Maggiore a Porretta
Sopra una bangnante a Porretta