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TRADIZIONI ORALI
 
La dimensione magica in Alto Reno
 
 
 
La tradizione orale delle campagne italiane fino a cinquant'anni fa era piena di fate, streghe, fantasmi, diavoli spettri: figure strabilianti di una letteratura che si sviluppava intorno al focolare o nella stalla. In questa cornice la presenza della fame, della morte e del buio assumeva l'aspetto del magico e dell'ignoto.
 
Anche in Alto Reno le tradizioni orali, che recano evidenti tracce delle credenze latine e pagane (le fate ad esempio manifestano una sicura discendenza da ninfe e naiadi), trovarono un terreno fertile.
 
Per il Comune di Gaggio Montano è stato pubblicato uno studio (molto curato) dell'Associazione "Gente di Gaggio", studio che vi raccomandiamo caldamente di leggere:
 
MARCO CECCHELLI, Una castagna sotto il guanciale, Gente di Gaggio, Gaggio Montano 2001.
 
In questa pagina ci limiteremo a riportare tre testimonianze d'Alto Reno.
 
FATE Una testimonianza raccolta da Bartoletti Beatrice di Porretta Terme (morta nel 1994) parla di fate che sulle rive della Madonna del Ponte lavano i loro abiti e annegano gli incauti che le avvistano.
 
BALLO ANGELICO Una testimonianza raccolta da Annalisa Cecchini di Madognana parla della presenza a Pavana dei diabolici "balli angelici". Il "ballo angelico" è una leggenda tipicamente pistoiese e toscana.
 
BORDA Una testimonianza di Francesco Guccini (Pavana) pubblicata nel suo "Cronache epafaniche" parla di questo misterioso esere (una specie di strega) legato in qualche modo all'acqua: "Non sporgerti, che c'è la Borda che ti tira di sotto"
 
Una quarta testimonianza merita di essere ricordata, ed è il ricordo d'infanzia di Cecchi Luciana (Porretta Terme) secondo la quale di tanto in tanto veniva a Porretta una vecchia che di notte si trasformava in gatto. Questa leggenda, a parte l'ovvio ricollegarsi al mondo delle streghe, discende dall'antico mito degli uomini che si trasformano in animali, mito che trova nella licantropia l'esempio più noto. Già il poeta Virgilio scriveva nelle Bucoliche (VIII, 97):
 
"His ego saepe lupum fieri et se condere silvis" (1).
 
Ma molte altre figure e credenze erano presenti in Alto Reno, come la "Signora del neccio" (incarnazione della fame e della morte), il "biribissi" (sorta di demone che portava via i bambini (Nueter, XIV, p.4),etc.
 
Oggi tutto questo mondo fantastico è morto e costituisce un evento lontano di un mondo quasi dimenticato nello sviluppo economico tumultuoso dell'Italia recente, ed anche in Alto Reno queste tradizioni costituiscono ormai una realtà che pochi ricordano.
 
Ma è proprio nella sfera del magico che affondano le più antiche testimonianze (preistoriche) di uomini in Alto Reno: i sassi scritti delle Limentre, fra la Sambuca e Cantagallo con antichi segni d'origine sessuale (vagina) e astrali, ed anche con simboli a "phi", a coppelle, a "pera dij cros"(clicca su immagine) solo più tardi accompagnati da segni e simboli cristiani a scopo d'esorcismo (vedi LEONARDO DE MARCHI, I sassi scritti delle Limentre, Nueter 2000)
 
nota:
 
(1) Da segnalare, come curiosità, che l'archetipo della donna contenuta nel corpo di un gatto lo troviamo tra i Walser (popolazione di lingua tedesca diffusa tra il Piemonte e la Val d'Aosta):

"Interessante poi la leggenda della "donna gatto", nella quale si narra di come un giovane, ferendo un gattino con un coltello, liberasse involontariamente una giovane da un incantesimo" (dal sito http://www.geocities.com/occhiodiodin/walser.htm)

 

   un gatto
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