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VITE, CASTAGNO E OLIVO

Piante importanti nella storia dell'Alto Reno

La vite (vitis vinifera) è la specie più importante del genere vitis e si ritiene derivi dalla vite selvatica (vitis silvestris), originaria della transcaucasica. Per il suo frutto, l'uva, è coltivata fin dai tempi preistorici; è citata nella Bibbia (Genesi 9,20), in Egitto era già coltivata nel periodo predinastico (5000-3000 a.C) e secondo la tradizione ebraica l'albero della vita sarebbe stato la vite.

In Italia, anticamente chiamata Enotria , per l'abbondanza dei vigineti ("enos" in greco sta per vino), la sua coltura risale all'anno 1000 a.C., prima da parte degli etruschi e quindi dei Romani. Con il cristianesimo il vino viene vissuto come pienezza della felicità messianica (Giole 2,4) e simbolo della nuova era (si veda le numerose rappresentazioni della vite nelle Chiese Medioevali, fra cui i resti del lunotto della Chiesa di San Bartolomeo a Spedaletto).

Durante l'intero medioevo, e ben oltre lo stesso, il vino dunque è la bevanda per eccellenza, quella che si beve in ogni occasione. Il vino non solo assume un carattere sacramentale, ma è ritenuto fonte di salute, dono di vita e "profumo di natura".

La vite viene così coltivata ovunque, ben oltre il confini climatici e anche a detrimento del terreno arativo. A distinguersi, in particolare, sono le cattedrali e le abbazie, fino alle lontane York e Lincoln in Inghilterra.

Anche nella nostra montagna si assiste al fenomeno della coltivazione della vite, pure se la montagna dell'Alto Reno appare inadatta a questi impianti. Una tal scelta era da addebitarsi agli alti costi dek trasporto del vino, peraltro dal vino non completamente maturato si poteva, comunque, ottenere aceto, utile anche in cucina ma anche come antisettico.

E' per queste ragioni che le carte dei monasteri bolognesi, pistoiesi e pratesi si preoccupavano di acquisire o inserire nei loro possedimenti montani le coltivazioni di vite.

Decisamente più importante, fin quasi ai giorni nostri è la coltivazione del castagno

Il castagno è un albero di media altezza che può vivere diversi secoli, con foglie verdi giallastro e frutti color bruno mogano, raggruppati solitamente a tre a tre e racchiusi in un involucro spinoso (riccio).

Il castagno appare massicciamente presente nella motagna bolognese, pistoiese e pratese, trattandosi di una vera coltivazione da frutto che ha conteso lo spazio alle piante autoctone (faggi, querce) meno produttivi ed utilizzati per la alimentazione animale.

L'importanza del castagno nella nostra montagna è testimoniata anche dallo Statuto del 1291 della Sambuca che vieta (art. 142) di ruspare nel castagneto altrui e di rubare castagne.

La castagna era infatti l'alimento chiave della alimentazione dei montanari:

"Nelle aree di montagna era forte anche l'uso della farina di castagne, con cui si confezionavano i 'necci' e i 'castagnacci', sostitutivi in molti casi del pane" (AA.VV., Storia di Pistoia, Vol. II, p. 132, Firenze, 1998).

Una ultima pianta da ricordare è l'olivo: una pianta non coltivata in Alto Reno, ma già presente a poca distanza da esso (subito dopo il Signorino, a 20 / 25 chilometri da Porretta). Il Palmieri e altri studiosi attestano che le importazioni del suo prodotto principale (l'olio) erano una voce molto importante dei rapporti commerciali fra la Toscana e l'Alto Reno. E se anche la "Strenna Storica Bolognese" del 2002 (Anno LII) ha un articolo sulle colture di olivo nel bolognese (pp. 77 ss.) è necessario ricordare che la produzione di olio era del tutto insufficiente alle necessità perfino locali. In Alto Reno, poi, non esistevano le condizioni per la coltivazione neppure precaria dell'olivo (cfr. Nueter, XXVII (2001), p. 250) e, quindi, doveva essere importato da Pistoia (AA.VV., "Di baratti, di vendite e d'altri spacci, Pistoia, 2002, p. 13).

Che dire di tutto ciò?

Che la nostra storia è anche una storia di piante ... ed è una storia di Alto Reno ... Toscano!

 

 

sopra un olivo, una vite e un castagno

 

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