Ledra in Brasile / Leder a Posina
L’ultima volta che sono venuti in Italia, hanno portato con sé ben cinque chili di terra presa nell’alta Val Posina, che al ritorno in patria volevano distribuire, in bicchierini da caffè, ai membri dell’associazione “I Ledra del Brasile”. All’aeroporto li hanno fermati, pensando che quel carico insolito fosse droga... E’ questo uno dei tanti aneddoti che dal ‘90 in poi ricamano una storia.
«Proprio una sera del ‘90 - ricorda Matteo Leder, giovane studente universitario, consigliere comunale di Posina, innamorato del paese natìo e del suo passato - ho ricevuto una curiosa telefonata da persone brasiliane, che parlavano uno strano dialetto. Sembrava il nostro, ma con parole arcaiche, non più usate. Mi hanno detto che loro erano i Ledra, cioè i discendenti dei miei antenati, che in Brasile erano circa 2.500, e avevano fondato un’associazione con l’intento di favorire la loro unione e di recuperare la storia persa nel tempo: chi erano e da dove venivano. E’ da quella telefonata che è iniziata la mia ricerca».
Matteo racconta. Dice che ora, ad abitare la vecchia contrada dei Leder, lassù, nell’alta valle, è rimasta soltanto un’anziana. «E’ da lì - dice - che nel 1882 sono partiti per la 'Merica' i miei avi: Aurelio Leder e la moglie Caterina Cecchellero, con i figli Angelo, Luigi, Leopoldo. Si sono imbarcati a Genova. Arrivati nel Brasile del sud, a Blumenau, si sono spaccati la schiena per lavorare una terra arida, affittata dallo Stato, che poi hanno comprato. Col tempo, col sudore e la fatica, hanno fatto fortuna e si sono moltiplicati. Ora i Ledra, laggiù, sono migliaia».
Ma perché quel cognome? E cosa c’entra con i Leder? «Le ricerche fatte - spiega Matteo - hanno svelato il mistero: quella volta, a Genova, il mio antenato ha dato il nome dialettale dell’antica contrada, che era detta “ai Ledra”, con un toponimo derivato dal cimbro, che significa corame, cuoio, forse per l’arte della concia esercitata dai primi abitanti». Una folgorazione che ha spinto il giovane Leder a raccogliere altre notizie e documenti su una storia dimenticata. «Ho letto - dice - parecchi libri sull’emigrazione. Sono rimasto colpito dalle ricerche storiche fatte da Victorio Ledra, un grande personaggio, autore di sei volumi sugli antichi costumi e sulle espressioni culturali degli emigranti italiani. Pensi - dice con emozione - che a Blumenau è stata perfino individuata la casa costruita in legno e paglia da Aurelio Leder, l’antico pioniere. Ecco la fotografia». E Matteo mostra l’immagine, aprendo un volumone, tipo messale, dove ha riunito centinaia di foto d’epoca. Un vero dossier migratorio, dotato di minuziose didascalie, che riporta i nomi delle persone in posa, delle località d’arrivo, delle feste popolari tradizionali che ancor oggi i Ledra del Brasile propongono secondo le vecchie usanze, non scalfite dalla cultura brasileira. E, ogni tanto, i Ledra fanno ritorno nella terra degli avi. Qualche mese fa, in Comune, una cerimonia ha sancito il legame eterno dei Posinati con i gemelli brasiliani. Il sindaco, Paolo Pertile, ha consegnato ufficialmente a Victorio Ledra e ad Agostino Zagheni (presidente dei “Ledra del Brasile”) una pergamena in segno d’amicizia e di fratellanza per questa famiglia ritrovata. «Li ho visti piangere per la commozione - dice Matteo Leder -. Hanno un amor di patria mostruoso, una nostalgia infinita, sentimenti che noi, invece, abbiamo perso, per sempre».
da "La Voce dei Berici" anno...? Giovanni Matteo Filosofo