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Cenni biografici su Sai Baba

Sai Baba è uno di quei personaggi che compaiono ogni 5000 anni e incidono profondamente il destino dell'umanità. La loro comparsa segna sempre una svolta determinante nel modo di pensare e di agire. I rapporti dell'uomo con il suo simile cambiano radicalmente e per 800 anni le radici di questi cambiamenti sono così ben ancorate al suolo che il mondo vive il suo millennio d'oro. E' un attimo di respiro che si concede all'uomo in questa sua disavventura terrena. [...]

Cinquemila anni fa fu la volta di Krishna, ora un altro Maestro del Mondo si incarna per noi.

Sai Baba nasce a Puttaparti, un piccolo miserabile villaggio dell'India del sud, a 160 chilometri da Bangalore. Il villaggio è completamente isolato dal resto del mondo. I contatti con i centri tecnologicamente avanzati dove sembra brillare una scintilla di civiltà sotto la bandiera di Sua Maestà britannica sono mantenuti da qualche carro trainato da buoi che impiega giorni e giorni per arrivare a destinazione. Spostarsi da un villaggio all'altro è una vera e propria impresa. Sai Baba nasce, quindi, all'interno di un mondo che ha conservato le antiche tradizioni, i culti incontaminati, e dove l'indiano resta sempre un ricercatore dell'Assoluto. E dove avrebbe potuto nascere questo grande personaggio se non là dove si mantiene viva la fiaccola della devozione a Dio?

La Sua nascita viene annunciata da strani segni che non vengono bene decifrati dai familiari. Gli strumenti musicali suonano da soli come volessero annunciare l'apparizione di un prodigioso condottiero spirituale destinato a capovolgere il destino dell'umanità. E quando il piccolo Sathya Narayena Raju (questo è il nome anagrafico del corpo che giunge a Puttaparti) viene alla luce, non c'è nulla che possa far pensare ad una incarnazione di Dio. Non arriva un angelo ad annunciare alla madre che sta per partorire un corpo che trasporta il Divino. La nascita è come quella di tutti i bimbi di questo mondo. Per tre anni la mamma lo alleva con l'amore tipico delle mamme, ma ecco che si scopre una strana capacità posseduta dal piccolo Sathya. Egli fa apparire dall'aria oggetti e frutta che dona ai Suoi piccoli amici. E' l'inizio del periodo dei lila, i miracoli che Baba chiama i giochi del divino. E sono proprio i miracoli che incuriosiscono la gente.

Da uno stesso albero di tamarindo, che sorge sulla collina di Puttaparti, Sai Baba fa nascere frutti diversi. Mango, banane, papaie, mele e cocchi nascono da uno stesso ramo e vanno a gratificare i compagni che oramai riconoscono la divinità del piccolo Sathya. I bambini, nella loro semplicità ed innocenza, arrivano sempre prima degli adulti.

Gli anni della scuola comportano vicissitudini e disagi per il piccolo Narayena (si pronuncia Naràiena) che deve allontanarsi anche dai genitori, finché un giorno del 1940 dichiara di essere Sai Baba, incarnazione di Dio sceso in terra per risvegliare la divinità che alberga in ogni uomo e per riportare a galla la verità, l'amore, la giustizia, la rettitudine e diffondere la pace nel mondo. Sono dichiarazioni drammatiche quelle che fa il piccolo Sathya, soprattutto se si pensa che ha appena 13 anni.

I devoti cominciano già ad affollare la misera casa. Chiedono delle prove. Il piccolo Sai lancia in aria petali di fiori che, cadendo, vanno a disporsi in maniera tale da formare il nome Sai Baba in telegu, la lingua locale.

L'incredibile si spinge oltre i confini della regione dell'Andra Pradesh dove e' situato il villaggio di Puttaparti. In alcuni templi succede uno strano fenomeno. I devoti che si recano a pregare al tempio, al posto della statua di Dio vedono il volto sorridente di Sathya.

Inizia, così, il pellegrinaggio dei ricercatori spirituali che si spingono, non senza difficoltà, fino al villaggio che ospita l'Incarnazione Divina. Le notizie si diffondono e i curiosi, insieme ai devoti, vanno ben presto ad affollare la casa di Baba. Il piccolo ashram che il giovane ha costruito non è sufficiente ad ospitare i pellegrini che devono affrontare anche il problema del vitto. E' Sai Baba che provvede materializzando il cibo per tutti i pellegrini. La moltiplicazione del cibo fa parte della vita di tutti i grandi personaggi mistici. Anche in questi anni Sai Baba è stato visto moltiplicare il riso per sfamare centinaia di persone presenti al suo darshan. Darshan vuol dire apparizione e fa riferimento al momento in cui il Maestro appare ai devoti.

Coloro che hanno avuto la fortuna di venire in contatto con Sai Baba durante i primi anni del Suo apostolato hanno assistito a miracoli grandiosi, ripetuti, numerosissimi; hanno assistito alla materializzazione della statua di Shiva (Dio) dalla sabbia del fiume Citravaty che costeggia Puttaparti, al dirottamento delle acque del fiume in piena, all'arresto della pioggia. Fino a qualche anno fa era possibile avvicinare il Maestro con discreta facilità e assistere, così, in diretta, a guarigioni miracolose o a rianimazioni di cadaveri. Qualcuno, come l'ingegnere nucleare Vemu Mucunda di Londra e il dottor Polenghi Francesco di Milano, è rimasto nell'ashram di Baba per diversi anni e ha avuto l'opportunità di valutare in maniera scrupolosa l'onniscienza e l'onnipotenza di questo personaggio.

Le caratteristiche del divino

Sai Baba dichiara di essere l'Avatar, il Salvatore atteso dalla storia. Gli antichi testi annunciano che l'Avatar, per potere essere riconosciuto, deve portare con sé segni ed attributi ben precisi.

L'Avatar deve avere innazitutto dei segni cutanei. Questi segni devono necessariamente comparire nella parte sinistra del corpo e sono rappresentati da un neo sulla guancia e da un Garuda sull'emitorace sinistro. Il Garuda è un'aquila e ha un profondo significato spirituale.

"Il Garuda è il simbolo del karma", afferma Sai Baba, "e le due ali simboleggiano la fede (Shradda) e la devozione (Bhakti). In sanscrito il volatile prende il nome di Hridaya Vihaga, che significa l'uccello del cuore le cui azioni sono il risultato della fede e della devozione. Krishna aveva questo segno e con Lui tutti i Sai". Il segno del Garuda che Baba porta sull'emitorace sinistro venne mostrato al dr. Fanibunda, negli anni '70.

A fianco dei segni cutanei l'Avatar deve possedere i 15 Kalas. I Kalas sono gli attributi divini e comprendono:

  • il controllo assoluto sul corpo fisico,
  • il controllo delle facoltà psichiche,
  • il controllo su tutti gli elementi della natura.

In termini più precisi questo significa onnipotenza, onniscienza, onnipresenza.

La cultura orientale, come quella occidentale, attribuisce a Dio alcune caratteristiche molto precise. Pertanto, secondo lo stesso insegnamento cristiano, Dio è tale in quanto onnipotente, onnisciente e onnipresente. Nel momento in cui incontriamo un personaggio con queste caratteristiche siamo autorizzati a riconoscere in lui una potenza divina. Non ci sono alternative. L'insegnamento che ci è stato impartito è molto chiaro. Soltanto Dio possiede quegli attributi. Ma i testi orientali non si accontentano dei Kalas e pretendono anche dei segni cutanei.

Noi ricercatori siamo ancora più esigenti e pretendiamo che il Grande Condottiero venga anche annunciato dalle profezie che emergono all'interno delle Grande Religioni. Riconosceremo, quindi, come potenza divina soltanto quel personaggio che possiede: i kalas, i segni cutanei divini e viene annunciato dalle profezie.

Sai Baba possiede i segni cutanei esclusivi di Dio: un neo sulla guancia sinistra e un Garuda sull'emitorace; ma, non possiamo ovviamente, accontentarci di questi segni che, incidentalmente, potrebbero apparire sulla pelle di chiunque. Andremo pertanto a ricercare tra le antiche profezie per stabilire se l'annuncio della venuta del Grande Condottiero prevedeva una figura ben precisa in quest'epoca.


Tratto dal libro: Giancarlo Rosati, L'uomo venuto dal Cielo, Tipografia Godi Editrice, Parma, 1990

 

 


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