"Questo corpo è stato creato per donare e non per ricevere"
Se qualcuno Gli dice: "La stessa Gita permette l'offerta di foglie, fiori, frutti ed acqua sacra", Egli, che è il mago delle parole, risponde: "Considerate il vostro corpo come una foglia secca: questa è la vera offerta di foglie; fate sì che il vostro cuore fiorisca d'amore: questa è la vera offerta di fiori a me gradita. Cedetemi i frutti delle vostre azioni: è questa l'offerta di frutti che preferisco. Le lacrime di gioia che vi sgorgano dagli occhi quando sentite nascere in voi la devozione, sono l'offerta d'acqua che Io desidero. Non acconsentirò mai che i poveri facciano per me la minima spesa. Questo corpo è stato creato per donare e non per ricevere".
Il Suo rifiuto di accettare doni non è limitato alle classi più deboli. Sino a poco tempo fa, finché non fu istituita la Fondazione Satya Sai Trust, non ha mai accettato neanche un centesimo, neppure dai devoti molto ricchi. Nemmeno adesso accetta doni personali. Semmai è la Fondazione, che ha il compito di provvedere in varie misure al benessere pubblico, ad accettare le offerte. Ma anche in questo caso, soltanto se le offerte sono spontanee, e mai versate dietro richiesta di donazioni o contributi.
E' proprio della natura umana che i devoti si aspettino qualche grazia straordinaria in cambio dei regali fatti; ed è forse per eliminare questa idea che Swami ha stabilito il principio di non accettare offerte materiali da nessuno.
Quanto a Prashanti Nilayam ed alle altre Organizzazioni create prima della Fondazione Satya Sai, è noto che esse ebbero origine e sviluppo grazie alle offerte, senza secondi fini, di alcuni ricchi personaggi molto vicini a Lui, i quali si sentirono spinti da una irrefrenabile esigenza di dare forma tangibile alla loro gratitudine; fra l'altro, alcuni di loro non avevano neppure eredi.
Diverse persone, con possibilità economiche consistenti, attendono che Swami affidi loro qualche buon progetto onde utilizzare a fin di bene le proprie risorse; ad alcune di esse ha suggerito la costruzione di una scuola, di un ospedale, di un tempio.
Egli, personalmente, non ha mai posseduto né un centesimo, né un millimetro quadrato di terra. Così a volte questo Principe, nel parlare di Sé, si definisce povero.
Il Rudra Sukta dice che Dio è "Daridran", indigente. E Swami afferma: "Io non posseggo un solo palmo di terra" (e lo asserisce Colui che spazia nei tre mondi!). "Come il contadino che, non avendo un suo campo da coltivare, piomba sulle sponde appena prosciugate del lago per seminare qualcosa che gli dia un raccolto a breve scadenza, Io, con la stessa rapidità, entro nella vostra mente non appena trovo uno spazio libero da pensieri meschini, per infondere in essa la beatitudine e piantarvi i semi dell'Amore".
I devoti più intimi si accinsero a raccogliere fra loro i fondi necessari per l'avvio di alcuni utili servizi, come la mensa, che costruirono sotto le denominazione di "Satya Sai Baba Sahaya Sangha". Nel 1966 fu creato il Satya Sai Trust (Fondazione Satya Sai). Prashanti Nilayam e le residenze di Swami in altre città, i Colleges Satya Sai, scuole, ospedali, fattorie, case editrici, riviste ed altro, sono amministrati dal Trust e dalle sue filiali.
Swami ha aiutato alcuni devoti in difficoltà con regali in contanti. Inoltre, tramite i Suoi poteri sovrannaturali, ha fatto piovere monete d'uso corrente dalla Sua immagine in alcuni case di devoti in difficile situazione finanziaria.
Un esempio fra tanti è quello di Ayah di Chintadripet (Madras), alla quale fece pervenire il denaro occorrente per recarsi a Puttaparti tutte le volte che desiderava andarci. Come può accadere un fatto simile? Egli non chiede soldi al Trust in tali occasioni, e così, molti si chiedono come siano possibili certi fatti, dal momento che non possiede un patrimonio personale, ed alcuni pensano che crei denaro contante proprio come fa con altri oggetti materiali. Ma questa ipotesi è assurda. La coniatura di valuta corrente è riservata al Governo; qualsiasi banconota prodotta in altro modo è falsa. Sette od otto anni fa, in una intervista con l'allora parlamentare del Maharashtra, Sri Barde, e con l'editore del Navakali, diede le prove che nei Suoi doni non c'è alcun aspetto fraudolento. Quindi, poiché non crea monete e non possiede beni privati, forse, tramite il sottile fenomeno dell'apporto, trasferisce da un luogo all'altro le proprietà altrui. Ma, in questo particolare caso, non c'è nulla da eccepire. Infatti, numerosi devoti di Swami, ricchissimi, sono disposti a spendere grandi fortune per i poveri, dietro Sua richiesta. Ma Egli ben di rado chiede a qualche ricco devoto di fare delle elargizioni personali. Di solito Si rivolge alle Sue istituzioni, alle quali suggerisce i provvedimenti da prendere in favore dei poveri e degli indigenti.
In effetti i regali fatti direttamente da persona a persona potrebbero far sorgere nel donante sentimenti di superiorità e di alterigia nei confronti del ricevente, il quale, a sua volta, potrebbe anche sentirsi particolarmente obbligato verso il benefattore.
Swami non gradisce né l'arroganza né il servilismo. Ecco perché permette gli aiuti individuali solo a rarissime persone totalmente immuni da simili tendenze. Io ritengo che proprio da queste persone apporti il denaro che dà ai poveri.
L'ammontare dell'apporto potrebbe essere insignificante per il legittimo proprietario, che, probabilmente, non lo noterebbe neppure.
Quando il devoto agiato è disposto a far beneficienza, se il Signore se ne serve e, con un piccolo movimento della mano, la raccoglie per trasferirla istantaneamente altrove, che obiezione si può fare?
Chi conosce la rigorosa rettitudine di Swami, sa che Egli non tralignerebbe mai dai Suoi principi sulla proprietà imponendosi con la forza dell'apporto.
Per citare un fatto, un giorno, durante una lunga conversazione con alcuni intimi devoti, descrisse dettagliatamente il dono che un Imperatore Moghul aveva ricevuto da Krishna in persona; gli astanti manifestarono il desiderio di vederlo, ed Egli, avendo provocato quel desiderio, si sentì indotto a soddisfarlo. Fece quindi ondeggiare la mano, nella quale, istantaneamente, si vide rifulgere il gioiello; ma non appena tutti i presenti l'ebbero visto, ad un Suo cenno, l'oggetto sparì per rientrare nei suoi stabili confini. Alcuni pensarono: "Non poteva trattenerlo, oppur donarlo ad uno dei devoti qui presenti?". Swami però fece questa osservazione: "Ho richiamato qui quel gioiello di grande valore, anzitutto per convincervi che quanto dicevo era vero, e poi per appagare il vostro desiderio di vederlo, desiderio che Io stesso avevo suscitato. Quell'oggetto era stato portato a Londra durante il regime britannico. Ora fa parte di una preziosa collezione. Toglierlo da lì sarebbe un furto; ecco perché l'ho rimandato indietro". L'attuale proprietario non avrebbe mai potuto rintracciare il pezzo, lontano seimila miglia. Questo è il senso di rettitudine di Swami.
Ci si può ancora chiedere: "Perché Baba ha una sede sontuosa come Prashanti Nilayam? Non sarebbe sufficiente una modesta abitazione?". Solo coloro che hanno visto Prashanti Nilayam in fotografia e non vi sono mai stati personalmente, possono porsi tali domande. Se andassero a visitare quei luoghi, verrebbero a sapere che la sala destinata ai bhajan occupa un sedicesimo soltanto dell'area disponibile, e che Swami, per i Suoi usi personali, dispone solo di una piccola camera al piano superiore, priva di tavoli e di sedie.
Quando scrive, lo fa tenendo i fogli sulle ginocchia. L'unico mobile è un divano-letto che durante il giorno gli serve da "trono" e da scrivania, mentre di notte diventa il Suo letto, come il serpente Adisesha che fa da trono al Dio Vishnu perché vi si sieda in atto di autorità e gli fa da stuoia perché vi si stenda nel suo mistico sonno (Yoga Nidra).
Oltre un ventilatore elettrico non ci sono altri oggetti in camera Sua.
Se ha rinnovato Prashanti Nilayam con torri e colonne l'ha fatto per dare una gioia spirituale ai devoti.
La nostra antica architettura sacra ha sempre generato un intenso sentimento religioso, e Swami ha dato alla Sua dimora la tradizionale vistosità di un tempio, perché considera essenziale intensificare la fede di coloro che in Lui vedono Dio.
Anche Krishna, nel progettare una nuova capitale a Dvaraka, fece erigere per Sé una residenza simile ad un tempio.
Prashanti Nilayam segue lo stile dell'architettura sacra dei templi indù e riflette le glorie delle antiche tradizioni.
La bellezza, l'utilità, le qualità spiritualmente rilevanti di quelle costruzioni, sono state capite da migliaia di devoti stranieri e anche dai molti indiani che si sentono estranei alla loro terra. Durante l'esecuzione dei lavori, scultori e artigiani, provenienti soprattutto dalla regione del Tamil Nadu, ne hanno tratto un gran beneficio.
Abbiamo già notato che Swami si asteneva dal latte, dallo yogurt e dai dolci. Fino a pochi anni fa il pasto principale gli veniva mandato dalla Sua sorella in un piccolo porta-vivande. Ed Egli lo consumava parecchie ore dopo, quando era diventato freddo ed inappetibile.
Swami, come ogni comune mortale, usa sapone, pettine, dentifricio, olio per i capelli e rasoio, ma non ha preferenza per una particolare marca. Alcuni credono che usi talco o profumo, ma tale supposizione è infondata.[...]
Si fanno molte congetture sulle Sue automobili che, invero, sono quelle lasciateGli a disposizione da parecchi devoti stranieri in visita a Prashanti Nilayam. Quando le macchine di nuovo modello stanno per essere messe in vendita, la prima che esce dalla catena di montaggio è prenotata da qualche devoto americano per il Bhagavan. Ma Lui la regala immediatamente, non appena arriva. Senza tener conto di questo particolare, le malelingue mettono in circolazione delle favole sulla Sua "flotta di automobili" semplicemente perché, quando viaggia, si serve spesso di macchine diverse.
Tratto dal libro: R. Ganapati, Sai Baba, Fiamma d'Amore, Edizioni Mediterranee, pp. 61-65, ISBN 88-272-0127-0

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