IL GIUDIZIO DI GEOFFREY HULL (UNIVERSITA' DI SIDNEY) SUL LIZZANESE
Prima di farvi convincere da Hull conviene leggere anche il giudizio del Dr. Vitali esperto dei dialetti emiliani e curatore del dizionario bolognese pubblicato da Vallardi e che si riporta in fondo
e mail del Prof. Hull ricevuta il 4.6.04
Questo dialetto è senza alcun dubbio padano. Gli influssi toscani sono
superficiali. La presenza di consonanti geminate (soprattutto -ll-, -nn-,
-rr-) in qualsiasi dialetto padano in principio non è problematica, dato che
lo scempiamento fu uno sviluppo tardivo nella Romània occidentale e
certamente posteriore alla sonorizzazione, ma in questo testo c'è almeno un
caso di ripristino falso (comme, doppo) il quale tradisce un processo di
toscanizzazione relativamente recente. Anche le vocali finali sono apporti
recenti, dovuti all'influenza toscana (più autentici invece i casi di
sincope: caslina, fnì ecc.), e i ripristini falsi alla ligure sono
significativi (QUANDO > *quand > quande). Tipicamente padano l'uso dei
pronomi personali pleonastici (e qui sarà un tratto fondamentale, non
posteriore come nella zona di Firenze, Pistoia e Pisa); spiccano anche gli
aggettivi della terza declinazione latina 'regolarizzati' (granda). Se non
m'inganno i dialetti della zona di Bobbio esibiscono caratteri molti simili.
sono convinto che l'antico emiliano non aveva vocali
finali a parte -A e -E (vocale di appoggio, ad. es. magre < MACRU, ladre <
LATRO).
Le vocali finali che appaiono in testi medievali di Bologna, Milano ecc. non
rispecchiano le vere condizioni del vernacolo di quell'epoca ma facevano
parte di una tradizione letteraria ('padano illustre') di poca sincerità
linguistica (gli scrittori latinizzavano e toscanizzavano i loro dialetti
galloromanzi ritenuti rozzi). Questo à anche il parere dei principali
filologi italiani.
A mio avviso dialetti geograficamente toscani di struttura padana (cioè
quelli della parte settentrionale della sua zona) dovrebbero essere
denominati 'padano-toscani' perché nella classificazione linguistica il
secondo elemento di tali denominazioni indica la specie linguistica e il
primo l'influenza principale (sostratto, superstrato ecc.). Il ligure e il
veneto, che hanno ripristinato il vocalismo atono dell'italo-romanzo sono
invece dialetto 'italo-padani.' I ripristino falsi (di vocali finali), ciè
ipercorrettismi, così notevoli nei dialetti di transizione e nei testi
medievali sono prova del carattere secondario di questo fenomeno.
e - mail del Dr. Vitali del 6 luglio 2005
La questione delle vocali finali in lizzanese e nei dialetti dell'Alto Reno
secondo me va tenuta separata da quanto è successo in Garfagnana e Lunigiana
(e nell'area di Bobbio - a Bobbio paese le vocali finali sono cadute). In
Garfagnana e Lunigiana c'è una presenza elevatissima di metaplasmi, mentre
in lizzanese il numero di esempi è molto inferiore, e molti di questi esempi
si ritrovano anche in toscano. Cito il toscano perché siamo sicuri che abbia
conservato e non ripristinato le vocali finali. Lo stesso a mio parere è
successo anche in lizzanese. Le doppie -m- sistematiche e altri raddoppi
come robba, doppo ecc. sono state interpretate da Weinrich come conseguenza
del collasso della distintività delle doppie consonanti (lui parlava del
dialetto di Castello di Sambuca). Però il lizzanese ha ancora le doppie
consonanti, per quanto con distribuzione ridotta (solo dopo vocale
accentata); casi come robba e doppo sono non infrequenti in un'area anche
più vasta, per quanto riguarda il raddoppio di m intervocalica si tratta
(cfr Rohlfs) di un fenomeno d'importazione settentrionale.
Il giudizio sul lizzanese, comunque si decida di classificarlo, non può
dunque prescindere dalla sua posizione geografica, che lo ha esposto a
diverse correnti innovative, pur rimanendo un dialetto piuttosto
conservativo.
nostro ulteriore commento
Il prof. Geoffrey Hull, a nostro modesto avviso, tende a sottovalutare tre importanti elementi storico - linguistici:
1) che nel settore settentrionale dell'Alto Reno (a cui Lizzano fa capo) non è il toscano che sta facendo pressione sul dialetto locale, ma è l'emiliano che sta lentamente erodendo le caratteristiche toscane di questi dialetti;
2) viene sottovalutata tutta una serie di risoluzioni linguistiche (tra cui lo sviluppo dei nessi latini cl e gl in ch e gh molto importanti) e, in particolare, l'uso nel lizzanese del plurale maschile in -i che tutti gli studiosi di linguistica considerano uno degli elementi determinanti per la classificazione di una lingua all'area romanzo - orientale o all'area romanzo - occidentale.
3) il prof. Hull evidentemente non conosce il dialetto bolognese e quindi ignora che il lizzanese accoglie tutte le doppie presenti nel bolognese stesso ("comme" ha il corrispondente nel bolognese "comm", "doppo" ha nel bolognese "dopp", e, ancora:
veddre bolognese vadder
bella bolognese bel toscano bella
ommo raddoppio di mm anche del pistoiese
leggno bolognese laggn
primma bolognese premma
etc.
In bolognese, infatti, a vocale breve segue sempre consonante lunga. E' quindi del tutto errato parlare di fenomeno di ripristino dato che il lizzanese in questi casi fa riferimento al dialetto emiliano pur non applicando il vocalismo lungo (allo stesso modo in cui il treppiese applica la cacuminale solo nel caso delle geminate -ll- anche se poi le scempia (grillo > griddo > grido) e mai per -l- semplice). I dialetti (e qui il prof. Hull sembra ignorare un concetto elementare), infatti, "si parlano".
Che poi, alla fine, il dialetto lizzanese sia più emiliano che toscano questo è un altro discorso (noi l'abbiamo classificato tra i dialetti gallo - toscani di tipo emiliano), ma riteniamo che la componente toscana sia tutto tranne che superficiale e riteniamo, altresì, che le vocali a fine parola in -o ed -e siano un fenomeno originario.