Quando fino agli anni ’50 il mondo era diverso:
Frammenti di ricordi
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“Tutto accadeva nella cucina di casa, l’unica stanza riscaldata. In cucina si giocava e si studiava, tra l’odore di coniglio in umido e uno sguardo della mamma che, con il latte appena munto, faceva il burro o la ricotta.
D’inverno, nelle camere si gelava. Spesso toccava a me o ai miei fratelli mettere il prete con la brace nel letto.
In quella che sarebbe diventata Valverde l’energia elettrica non era ancora arrivata, ma noi avevamo già tre effetti luce: atmosfera intima con le candele, di routine con la lampada a petrolio, e per le occasioni speciali la fiamma accecante della lampada a carburo.
La stanza da bagno non esisteva. C’era soltanto, a metà delle scale, un cesso ricavatola un cassettino aggiunto alla casa. Sempre meglio del tradizionale manufatto in assi di legno, posizionato all’esterno, tipico delle case rurali di allora.
Si faceva il bagno il sabato: in una vasca moplen, con la mamma che ti rovesciava addosso l’acqua scaldata sulla stufa a legna.
Non c’era ovviamente la tv, l’unico mezzo di locomozione era la bicicletta di babbo, non c’era telefono. Solo una piccola radio a pile, che ascoltavo sullo sdraio, in estate, all’ombra del ‘rusticano’, e che mi portava lontano.
Eppure a Natale o per la befana i regali on mancavano: arance e mandarini, dolcetti, un quaderno e qualche matita colorata, un bambolotto di plastica vestito dalla mamma con piccoli abiti di lana fatti con i ferri.
E quanto arrivava giugno non c’era bisogno di videogames: bastava camminare nel campo, la sera, tra il luccichio delle stelle e quello delle lucciole, per sentirsi immersi in uno splendido immenso gioco.
Stavamo peggio dei bambini di oggi? La nostalgia dice no, la ragione direbbe invece che si, stavamo peggio.
Eppure non rimpiango nulla, e i natali di oggi mi paiono aaurdi e stonati: troppo di troppo, tutti che vogliono tutto, case strapiene di merce costosa e spesso inutile…” (dal “Picchio”, anno III, n. 1 (marzo 2008) – Porretta Terme, p. 8).
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“Ricordo ancora quel giorno di Pasquetta passato insieme a un piccolo coniglio che nostra madre aveva deciso di portare con noi non per mangiarlo, ma per festeggiare la festa insieme a lui…” (Luciana Cecchi, Porretta Terme)