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IL GERGO DEI BOSCAIOLI

"Io canterò la vita strapazzata
 di chi alla macchia va per lavorare,
vita tremenda, vita tribolata,
chi non la prova non può immaginare.
Credo all'inferno, un'anima dannata
Non possa così tanto tribolare,
né possa avere tanto spasimo e dolore,
quanto ne ha un carbonaio e un tagliatore"

(Jacopo Lorenzi di Carpineta di Sambuca Pistoiese (1922))*

Tra le molte note di vita grama e infame dei nostri montanari un capitolo speciale è offerto dai boascioli: Uomini dell'Appennino Pistoiese, Pratese, Bolognese, Lucchese, Modense che erano costretti per sopravvivere a recarsi in luoghi lontani (principalmente Maremma Toscana, Calabria, Sardegna, Corsica, ma anche Lazio, Abruzzo, Basilicata, Francia, Algeria) a fare "campagna". Sentiamo così la necessità di dedicare un capitolo speciale delle nostre pagine sui dialetti gallotoscani riportando un piccolo glossario (che riprende per sommi capi quello pubblicato in "Il boscaiolo" di Giorgio Sirgi (Centro Editoriale Castel di Casio, Bologna 1991)):
 
ABBOCCO: è il sistema attraverso il quale venivano legati i sacchi di carbone
BACCHIARELLE: costituiscono il rudimentale molleggio delle "rapazzole"
BALLE: i sacchi di juta ove stipare il carbone prodotto dalle carbonaie
BARLETTA E BARLETTO: recipienti di legno  di dimensioni diverse per il trasporto di acqua o vino
BIETTA: si tratta di un cuneo di ferro usato per spaccare i grossi tronchi di legno
BRASCHETTINO: il carbone più fino
CAMPAGNA: il periodo passato in macchia a svolgere l'attività. Le campagne duravano molti mesi ed erano fatte durante il periodo passante tra il tardo autunno e l'inizio primavera
CARBONAIE: realizzato da mucchi di legname accatastato e ricoperto con terra e foglie. Bruciano lentamente si riusciva ad ottenere la legna dal carbone
CAROLANTI: era il nome con cui venivano indicati gli uomini (mai tosco - emiliani, ma sempre gente del luogo) che trasportavano il carbone prodotto dalle carbonaie fino al posto di carico (nave, camion o quant'altro). Per la loro attività i carolanti facevano affidamento su dei carri trainati da grossi buoi (**)
CIAUU: era l'urlo di richiamo dei vetturini per fare accorrere i boscaioli e i carbonai
FASCINE: erano rami di   quercia o di pioppo tagliati ed essicati. Erano usati per l'alimentazione invernale degli animali.
FORNELLI: pericolosi buchi che si possono aprire sulle carbonaie. Se non chiusi per tempo la carbonaia può bruciare e incenerirsi.
IMBASTATA: fila di animali da soma (generalmente muli) usata dal vetturino
MACCHIA: il bosco
MATRICINE: le piante di media età che non dovevano essere tagliate per consentire la riproduzione del bosco
MATTARELLA: si tratta di un bastone di legno usato per mescolare la polenta sul fuoco
MEO:  il ragazzino apprendista che doveva cuocere per tutti la polenta, procurare l'acqua andare a fare la spesa, svolgere alcune attività "leggere" dei boscaioli
PIOTA: Poiché le campagne venivano fatte in macchia i boscaioli vivevano in baracche di legno da loro costruite. La piotta era una zolla con manto erboso o muschio utilizzata per ricoprire il coperto della baracca.
RAPAZZOLA: il giaciglio del boascaiolo fatto di legname, rami e foglie. E' voce maremmana entrata a fare parte di tutti i dialetti dell'appennino bolognese e pistoiese
RASTELLO: si tratta di un attrezzo usato per tirare via il carbone dalle carbonaie
RAZOLA: si tratta di un rovo con lunghe spine rovesciate. Il termine riveste un notevole interesse perché noto anche ai boscaioli pistoiesi a sud della linea La Spezia - Rimini (es: i boscaioli San Mommè che pure non lo usavano nel loro paese di origine) nonostante sia chiaramente un termine gallo - italico (cfr. bolognese: raaza). Ciò conferma che la terminologia dei boscaioli è veramente una sorta di lingua franca che accomunava tutti questi sfortunati montanini.
SCULETTINI: erano gli uomini che si caricavano di pesanti sacchi di carbone per il trasporto nei luoghi più impervi
TANCA: i pascolo controllato dove venivano lasciati i muli in consegna alla fine di una "campagna"
VALLO: lo strumento usato per raccogliere da terra e insaccare il carbone
VETTURINO: conduttore e caricatore di muli per il trasporto di legna o carbone
ZOCCOLO: era una specia di scarpa di legno usata per lavorare attorno alle carbonaie senza bruciarsi i piedi fra le braci sparse.


nota:

(*) un altro canto dei boscaioli cliccando qui

(**) Dal libro di Sirgi (Op. cit., p. 117): "Mi è pure rimasta impressa la vitra tribolata dei buoi dei carolanti che trasportavano il carbone. Avevano il giogo appiccicato e legato strettamente alla corna in squadro, per cui erano obbligati a camminare sempre pari. Venivano guidati con un cordino alle orecchie e pungolati con bastoni di leccio secco, fortemente appuntiti. Si lamentavano come dei disperati, sotto il traino di carri pesantissimi, lungo strade inacessibili, nei boschi".

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