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Le pietre di Càlena

 

di ANTONIO VIGILANTE

 

Cos’è una pietra, non lo sai. Sei un uomo, appartieni ad un altro grado dell’essere, ad una diversa declinazione del reale. La dici inerte, inanimata, immobile. La carichi di negatività, prendi le distanze da lei. Eppure tu sei homo faber. Che saresti, senza la pietra? Dove avresti inciso le tue prime parole? A quale materia avresti consegnato gli esiti della tua ricerca inquieta della bellezza? In che modo avresti lasciato le tracce del tuo incerto, sofferto procedere sulla terra, nella storia? C’è tra te e la pietra un rapporto essenziale, vitale: la pietra è fatta di te, tu sei fatto di pietra. Thich Nhat Hanh parlerebbe dell’interessere che coinvolge te e la pietra.

Ma tu sei disattento. Preso dalle cose vive, trascuri la pietra. E la pietra grida, si lamenta. Poi sussurra. Poi tace.

Un tempo sacerdoti di un culto dimenticato si preoccupavano di non far spegnere il fuoco sacro. Altri sacerdoti occorrono oggi. Sacerdoti che non facciano tacere la pietra. Che tengano desto il grido, il lamento, il sussurro delle pietre. Perché quando la parola della pietra si spegne, è una parte di te che tace. E’ l’umanità – quell’altra cosa strana da capire, di cui fai parte e che fa parte di te – che si ritrae. Che si riduce. Che viene mutilata. Ferita.

Le pietre di Càlena stanno per tacere. Hanno gridato, si sono lamentate, hanno sussurrato. Sussurrano ancora, ma è un sussurro che si sta spegnendo. Presto subentrerà il silenzio.

Lo stato attuale dell’abbazia è così descritto in una comunicazione del 16 settembre del Centro Studi Martella di Peschici al Soprintendente Ruggero Martines : “L’antica abbazia, lo abbiamo verificato l´8 settembre 2007 unico giorno dell’anno in cui è aperta al pubblico per la festa della Madonna di Càlena, sta cadendo proprio a pezzi. E’ sempre più soggetta a vandalismi e a furti: lo stemma del portale del lato sud, chiuso e interrato, mostra segni abrasivi sui simboli dei Canonici Lateranensi; è appena sparito, nella chiesa nuova, quella con la campata principale en plein air, il lastrone di pietra che chiudeva l’ipogeo della cripta. Se non si agirà nel più breve tempo possibile, la copertura lignea dell’abside crollerà (una trave di legno è in bilico); il campanile a vela, che ospita un prezioso bassorilievo di Madonna orante risalente al 1393 è completamente ricoperto da vegetazione invasiva e sta letteralmente sgretolandosi. La ‘chiesa antica’, risalente all´XI secolo, segnalata da Emile Bertaux all´inizio del Novecento per una rarissima tipologia di cupole in asse, divisa in due ambienti separati, continua ad ‘ospitare’ attrezzi agricoli.”

Non è di Càlena che parla questa comunicazione. Non solo. Parla di noi. La martoriata abbazia di Càlena è una immagine di quello che siamo diventati. Di come stiamo cadendo a pezzi. 

 

 

 

 

 

 

 

 Le pietre di Càlena di Antonio Vigilante è stato pubblicato in Tophet  il 16-09- 2007

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