|  Sei... Mia dolce gioia, non stupirti se non piango un battito nato già morto. Non gridare alla pazzia, quando i miei sogni d’amore volano da te, con ali sempre più grandi. Mio amato fine, io non ritornerò mai indietro, perché tu sei il gioco delle mie mani. Sei la candida neve che non ho mai visto. Sei la voglia di padre e di consorte. Sei il sorriso di labbra deserte e sei la mia rosa preferita. Sei la nuvola dove vorrei morire, e l’isola dove naufragare. Il bisogno di te è innato, sei la mia costola. Sei il perché di tutta una vita. Non decidere cosa è giusto e cosa sbagliato, se non hai mai visto nel sole il mio nome e nella luna il mio cognome, perché io vedo il tuo bel viso nell’alba che mi saluta e vedo la dolcezza delle tue labbra dipinte nella luna che mi bacia di notte. Non spezzare la rarità che ti grida nel cuore perché tu sei l’ombra di un albero che mi culla. Sei il tempo che corre senza un perché, e sei la distanza di un passo d’amore. Mia eterna musica, non smettere mai di accarezzarmi sul letto dell’invenzione. Sei più importante del cielo che respiro, della terra in cui cammino della galassia dove sono un niente dell’oscuro infinito che finisce nei tuoi occhi. Sei il tempio del profumo… Note per due, che senza te stona Carezze e ricordi di foulard. Tu mia diletta fai rumore nel silenzio. E quale pioggia autunnale potrà mai togliermi dal viso le tue mani? Sei i piedi nudi sull’erba fresca di rugiada E le rotondità senza veli turgidi amanti del vento Sei il mio tutto e il mio stesso io si confonde e si fonde in te.  E' INUTILE 29.3.05 E’ inutile ! Ti allontani su un tappeto di calunnie. Voli lontano ma non hai ali senza i miei occhi. Ti ho rinchiusa nella mia pupilla. L’amore è qui ! Con quell’aria da niente sei il fantasma di te stessa. Tutto intono a te ha il nome che ho desiderato Quell’odore di sopravvivenza dopo il diluvio è mio, come l’asfalto sotto i tuoi piedi che inciampano senza i miei. E’ inutile! Guardi l’orizzonte per poter vedere il futuro tu che magia odi, magia vuoi ma tu sei l’ombra dei miei gesti e le finestre scure della casa del silenzio. Ti ho percepito per le vie di natale nascosta tra mille sguardi che ti fissavano cercando me. Spogliati, pulisciti muta la tua pelle colorati di rosso novello ma chiamando l’oscurità capirai di avermi sempre addosso. Io sono il tempo del miele sui seni illusi di maternità che non troverai tra neve di una Svizzera polare come il verbo essere in mia assenza E’ inutile! Sii più verace delle tue idee legalizza i miei battiti e cercami in un melograno caduto dal treno dell’eternità.
IL NULLA 30.3.05 Sei muta e assente come il mio domani. Partecipi solo alla mia speranza. Tu rubi gocce di limone che non ti spettano. Tu esisti dove oggi è deserto e silenzio: ogni mio gesto. Nella vacuità del mattino sei la mia compagna. Tu sei sogno ed io non ho mai sognato. Tu vivi nella tua assenza. Nella tua paralisi mi accarezzi. Nel buio trascorrere, sorridi. La tua vita nella mia è il nulla. Ed io amando il nulla, amo te.  Perdonami In un pomeriggio infernale e muto quando anche gli uccelli eran volati lontani da me tu eri lì. inaspettata rinfrescante una scala cromatica del cuore e mi avvolgevi comodamente. Danzavi danze d’altri tempi… Come in un vecchio film muto le tue battute eran scritte davanti a me , come a dire, non dimenticare. Ed io non ho dimenticato… notti, sogni, parole e albe. E quella paura di girar l’angolo della passione. Ti chiedevi se fosse giusto cambiar strada. Ti chiedevi dove saresti arrivata. Tu piccola e innocente tu poesia vivente di un mondo passato di un mondo assassinato con la lupara bianca. Tutto scomparso nel vuoto dell’indifferenza umana. Solo tu, ancora. Unica nella tua veste pesante, lunga e bianca. Ed io uomo tra gli uomini merda tra la merda ti ho resa nuda Fragile e desertica con un amore immeritevole di essere chiamato tale. Verrà la vergogna e avrà il mio volto avrà le mie mani che io disprezzo. Ma tu come pochi dopo ogni diluvio di peccati rinnovi l’alleanza con una morale immutabile e kantiana lontana dall’attuale irriverenza. Onore a te mia piccola testimone di un mondo ormai vivo solo in quei romanzi che le mie mani odiano tanto sfogliare. Perdonami.  Profumo di rosa L’oro di un nuovo giorno Mi parla di te, della tua gioia, della tua danza. Il vento mi porta il tuo sorriso, quando triste, solo, mi smarrisco. Tu sei profumo di rosa. Sei l’adagio ma non troppo della mia vita. Sei l’onda che bagna e ribagna il mio cuore. Nel cielo dipinto di speranza, i tuoi occhi. Nel prato, farfalle leggere come la tua voce. D’avanti a me, i raggi di un sole Felice d’amore… di noi. Sotto di me, il fiume Che ride dei passi senza tempo, che mi portan da te. Tu sei profumo di rosa. Sei l’adagio ma non troppo della mia vita. Sei l’onda che bagna e ribagna il mio cuore. Il mare di te conosce ogni cosa, ed io seduto l’ascolto, ad occhi chiusi. In un cucchiaio di caldo miele, ritrovo le tue labbra… nella candida neve la tua pelle. E quando con la bocca disegno una parola, è il tuo nome. Tu sei profumo di rosa. Sei l’adagio ma non troppo della mia vita. Sei l’onda che bagna e ribagna il mio cuore.  T’amo Oh Voi che d’arte siete i maestri Voi che avete portato mille soli nella fredda terra della vita Voi Michelangelo, Raffaello, Voi Handel, Beethoven, Bach, Voi Dante, Shakespeare, Prèvert, Voi tutti eterni illusi… inchinatevi! Inchinatevi innanzi a Lei. A Lei, la mia Patrizia, scolpita, dipinta, composta e scritta dall’arte in persona. Oh Voi opere di indubbia eternità nascondete la Vostra bellezza. Lei è il cielo dei mille anni è un oceano di luce è l’infinito racchiuso in due gemme che splendono sul suo viso. Nessun pennello o scalpello nessun violino o piuma d’oca potrà mai parlar di Lei che è rossa come il cuore calda come il respiro viva come la natura Oh mia Patrizia in te la parola e il sorriso son diventati arte. In te la grandezza di Dio. Ed io t’amo… t’amo due volte come umile donna e come opera d’arte divina.  QUALCOSA CAMBIA (forse) ... e sfuma la mia mano nella tua mano… e i sorrisi tramontano in quell’orizzonte tra lacrime e ricordi. E il vento porta via il tuo odore ormai acre. Il calore di quest’estate funambola tra presente e passato ha sterilizzato il mio cuore. E nelle tenebre mi sveglio con l’orrore di non poter più amare amare come ho amato te come mai prima. E finche tutto mi porta a te finche ogni passo verso l’ignoto è anche tuo del tuo maledetto vivere dentro me io diventerò soldato di un conflitto etereo perché questa è la mia vita questi sono i miei passi, i miei gesti il mio corpo, il mio spazio la mia calda estate che offro solo a colui che è all’eternità fattasi carne. Chi ti credi di essere? Quando chiudo nel fiume salato del dolore le mie gemme di luce vedo le tue che ancora mi guardano pieni di te. Ma a chi credi di affamare? Io ho davanti a me foglie che cadendo dal cielo ingiallendosi ti cancelleranno per sempre… Come il mio amore per te… Per sempre.  UNA GOCCIA DEL TUO SANGUE Senza un traguardo lontano dall’indimenticabile natale corro nell’oscurità del mio amore. Tutto mi è familiare tranne il perché che si insinua nelle mie vene. Un perché importante quanto la vita ma che posso accartocciare e buttare via quando ascolto la tua musica quando guardo la tua bellissima prigione nella quale vorrei essere rinchiuso. Sai stregarmi anche con un no e impazzisco per i tuoi “ni” che sanno di gioco fanciullesco in un letto di vecchie passioni. I fiori che crei con il tuo fiato fanno di me il più felice degli insetti che senza saggezza vola accarezzato dal sole. Nel tuo gioco di sorrisi sono funambolo sul sottile filo dell’eternità. Di te sono pieno e vuoto ma bramo una rossa goccia che vive in te nelle tue altissime idee. Lungi da me oppormi al Suo volere ma come il più feroce vampiro d’amore, voglio il tuo sangue per rapirti il cuore. Una goccia del tuo rosso vino per salvare la mia prigione dal fuoco e me stesso da un neutro futuro in un sobrio deserto.
|