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Vincenzo Conciatorivincenzoconciatori@groups.msn.com 
  
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agosto 2005

Ho visionato il suo lavoro, lo trovo molto interessante, anche se non lo "etichetterei" come metafisico, o non in assoluto: se infatti esistono forti richiami metafisici (vedi i manichini, gli uomini senza volto ecc.) il racconto si dispiega attraverso una componente surrealista, che in diversi casi prende il sopravvento. Così, se in "Metafisica" (quadro 04) la rielaborazione dechirichiana assume valenze pedisseque, in "Crollo delle certezze" il riferimento a Dalì mi sembra molto più calzante. Il problema sorge dal fatto che il Surrealismo basa molto del suo bagaglio su esperienze passate, e quindi elementi propri del mondo "magico" metafisico si ritrovano anche nel surrealismo. Di grande inventiva e buona esecuzione sono “Il Potere” e “Potere 2”: rilettura molto attenta e moderna che potrebbe essere vista e assaporata anche come la ripartizione biblica in inferno, purgatorio e paradiso. Nella prima di queste due opere si nota l’apertura di una spelonca da cui proviene l’acqua del mare e che è in tutto simile ad un analogo soggetto (si intende: solo della grotta) proposto verso la metà degli anni Trenta-Quaranta dell’Ottocento da Teodoro Duclerè, artista noto per essere tra i capostipiti della Scuola di Posillipo.
Il agico, l’irreale è una base forte della pittura del Conciatori, il quale mostra una qualità estrema anche nel saper accostare in modo mirabile gamme cromatiche lucenti ad altre più scure, soggetti chiari ad altri di oscuro significato, accennando a un senso di inquietudine che soggiace all’economia del quadro.
Il tratteggio è sempre molto morbido, sinuoso, solo in alcuni casi netto e racchiuso in sé. Molte opere martellano sul senso di solitudine dell’uomo: la presenza di un unico uomo è simbolo di questo suo viaggio solitario sulla terra, accompagnato da sogni, visioni, in certi casi da altre persone. Ognuna però sussiste per sé e indipendentemente dagli altri.

Dr. Gianni Gallinaro



"La Critica Per Vincenzo Conciatori" a cura di Adriana Bolchini

 

Incontrare questo artista e sentirsi rapiti e' un tutt'uno. Con le sue opere si entra in una dimensione che lui stesso definisce metafisica, ma che possiede una forza comunicativa, che pur prendendo spunti dal maestro ispiratore Giorgio De Chirico, riesce ad assume una personalità propria e totalmente individuale che può aiutare gli osservatori ad amare questo tipo d'arte, da molti ritenuta prima, difficile. E' la semplicità delle immagini quella che colpisce e conquista, e' il tratto forte e vigoroso, sono i colori netti e taglienti, forti e aggressivi insieme, ma che si armonizzano gli uni agli altri, proprio come se amzichè pennello e spatole, il pittore usasse degli strumenti musicali, perfettamente accordati fra loro, che riescono a toccare le corde profonde dell'animo dell'osservatore .L'origine mediterranea ha certamente un ruolo dominante, una valenza indiscutibile, perchè le immagini sono arricchite da simbolismi archetipici , propri delle genti mediterranee. Nei suoi quadri si vede il dolore, la gioia, il senso d'oppressione, che questo artista sente profondamente nel proprio animo, ma non appare mai la rassegnazione, infatti anche quando il cielo incombe sulle figure e sulla terra, quando intorno si fa buio, c'e' sempre un punto luminoso, una luce che emerge e illumina irradiandosi verso le zone scure. E' il senso di ottimismo, che evidentemente caratterizza il Conciatori uomo, nei suoi quadri non mancano mai i colori della gioia e della forza: rosso, arancio e giallo, punti fermi e costanti in ogni sua realizzazione.

Adriana Bolchini

 

 

Le sue opere gravitano in una galassia sconfinata in cui da una parte prendono posto le sue opere in cui il pessimismo leopardiano impera, preda, l’artista, dei tempi in cui politica e malaffare dominano le vicende dei nostri giorni, governano il nostro privato e tentano di dirigere anche la nostra creatività; dall’altro, una  produzione di opere che trovano nella dimensione onirica il senso della loro esistenza, rifugio freudiano ai mali del tempo, del quale Conciatori  é inconsapevole specchio. Alcune delle sue opere, rendono omaggio, palesemente, più delle altre, al maestro De Chirico, nell’ altezzoso impianto scenico-pittorico e nella tavolozza, giusto tributo di un  maestro dei nostri tempi  ad un grande maestro dell’Arte Moderna. Un’arte metafisica, dunque, quella di Conciatori in cui la rivisitazione degli stilemi risulta funzionale ad un nuovo discorso pittorico, originale, personale che trova nel bilanciamento delle forme e nel ritmo cromatico , il suo punto di forza.

Maria Teresa Prestigiacomo

La giustizia   70x100   acrilico su tela

 

 

 

Coppia metafisica   60x80  acrilico su tela------------------------

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"Pensieri Al Vento" a cura di Francesco Cairone

 

Imparare  a  dipingere, imparare il mestiere dell'artista, per  chi  non ha una  predisposizione naturale, è come scalare a pieni nudi una piramide di ghiaccio, perchè i segreti che fanno di un pittore un primo attore del panorama artistico mondiale, non si studiano su alcun manuale in commercio, ma bisogna ricercarli all'interno del proprio io e del proprio mondo che ognuno gelosamente custodisce. È un’impresa ardua cercare di trasformare i colori per donagli delle forme eteree, cosa che da tutta una vita non succede al Maestro Vincenzo Conciatori; È  un  po’  di tempo   che   mi sono accorto della sua pittura, della sua espressione artistica personale, che definirei un connubio tra il metafisico per eccellenza “Giorgio De Chirico” e un caro amico dei giorni nostri, un uomo venuto da oltre oceano che ha creato qualcosa di sorprendente “Mark Kostabi” e che sarà presente presto in queste rubriche. Sono infatti dei manichini a diventare il simbolismo del nuovo "Grande dell’arte". Ominidi, preferibilmente chiamati “umanoidi” vengono inseriti in quasi tutte le creazioni, mostrando diverse sfaccettature della propria personalità. Alcuni scalano montagne faticosamente per raggiungere una vetta, altri sovrastano cieli, ma tutti sono introdotti nei paradisi fantasiosi che Conciatori crea meticolosamente. In alcune creazioni rivedo opere di grandi pittori trasformate in una maniera superba; È il mestiere costruito  in tanti  anni di duro e intenso lavoro che gli permette  di fare simili cose; di giocare con l’arte e di creare sempre qualcosa di nuovo e di terribilmente emozionante perchè ogni creazione deve lanciare un messaggio: questo dovrebbe essere il vero potere dell'arte. Spero che Vincenzo possa, in un futuro prossimo, riuscire a farsi capire da tutti gli amanti dell'arte e a conquistare un posizione alta che gli permetterà di essere ricordato e di vincere la caducità che il mondo terreno porta sfortunatamente con se.

Francesco Cairone


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